Lettera aperta di un lettore. ISF false partite IVA. N.d.R.

Lettera aperta di un lettore. ISF false partite IVA. N.d.R.

Egr. Presidente, mi rivolgo a Lei quale rappresentante della categoria degli informatori scientifici, ma il mio auspicio è che possa riportare all’intero Consiglio Nazionale e, quindi, all’intera categoria, investendo gli organi politici e sindacali, nella eventuale correzione del Jobsact, affinché attenzionino tutte le categorie che si trovino nella identica situazione, per quanto mi appresto ad osservare.

Svolgo l’attività di Commercialista ed ho avuto modo di approfondire alcune tematiche per clienti ISf .
Leggo in più articoli la diatriba che sorge circa la codicistica Ateco, nella attivazione della partita IVA, da adottare per questa categoria, ovvero, se rappresentanti (cod. 46.18.31) o professionisti non altrove classificabili (cod. 74.90.99), senza ombra di dubbio (se la situazione dovesse perdurare così com’è) è la seconda, in quanto, le industrie farmaceutiche richiedono un’alta professionalità, pretendendo le seguenti Lauree: Farmacia, Chimica farmaceutica, Medicina e Biologia (almeno le Multinazionali), mentre per la prima basta la scuola dell’obbligo e dovendo scegliere, consiglierei di rappresentare l’industria delle caramelle o dei biscotti, perché più commerciabili e senza responsabilità alcuna.

Posso capire che il mondo del lavoro non è facile e che le aziende cointeressate ne approfittano per acquistare la Ferrari al prezzo di una Cinquecento e scaricare i maggiori costi sul soggetto, ma ciò non è sempre possibile, in quanto, l’iscrizione con partita IVA, come agenti o altro, è una diminutio che non incentiva alla crescita della persona e della azienda che rappresentano, in aggiunta va detto che la Legge 219/2006, avvalorata da sentenze giudiziarie e leggi Regionali, non include questa figura tra gli Agenti di Commercio.

Al di la di ogni considerazione, il tutto è superato dalla legge Fornero e dal Jobsact che nessuno osa citare e che prevede la obbligatorietà dell’inquadramento come dipendenti, nel caso di specie, con l’inquadramento del contratto dei chimici, come alcuni Gruppi di aziende applicano, riconoscendo l’alta professionalità.

E’ vero che siamo in un paese dove tutto è basato sul “ do ut des” e la politica guarda il bacino dei voti da catturare e non se una legge rende il paese più civile, senza pensare che seppure esiguo, quello degli Informatori è ampio nell’indotto della categoria dei Medici.

La legge Fornero considera la posizione di cui parliamo di FALSE PARTITE IVA, infatti è prevista una sanatoria, ma come sappiamo, molte leggi non vengono applicate, né alcuno si fa carico di un attento controllo e sanzionare gli inadempienti.

La Fornero prevede che i contratti monomandatari al di sopra degli 8 mesi, devono obbligatoriamente considerarsi contratti di lavoro subornato, qualcuno potrebbe obiettare che le aziende si attrezzerebbero per un mandato al di sotto degli otto mesi, ma chi accetterebbe un mandato così breve?

Altra soluzione sarebbe di eliminare dal codice (incivile) il contratto di monomandatario. Sicuramente questo mio scritto non vi appassionerà, ma credo che se vi attivaste a diffondere queste idee per raggiungere certi risultati, la categoria sarà più unita e apprezzerà il vostro lavoro.

Cordialmente

dr. Vincenzo Pratticò


Egr. Dott. Vincenzo, la ringraziamo infinitamente della sua lettera aperta.

Il Codice Professionale ISTAT è 2.1.1.2.2 informatore scientifico del farmaco. L’ISTAT precisa che “è da utilizzare per comunicare, diffondere e scambiare dati statistici e amministrativi sulle professioni, comparabili a livello internazionale; tale strumento non deve invece essere inteso come uno strumento di regolamentazione delle professioni. Il codice Ateco di un’attività economica non ha valore legale ma semplicemente statistico; può essere utilizzato nelle operazioni di denuncia o di registrazione della propria attività.

Detto questo, le siamo infinitamente grati perché, pur non essendo ISF ma in qualche modo estraneo a questo settore, ha correttamente inquadrato il problema.

La nostra Associazione, prima come AIISF e ora come Fedaiisf, è da più di 50 anni che cerca di far capire, quanto da lei correttamente denunciato, a politici, sindacati e istituzioni. Il problema nasce dalla natura “ambigua” in cui è stato colpevolmente posto l’ISF.

Il D.lgs. 219/06, che regolamenta la nostra attività, chiaramente esclude gli ISF da qualsiasi attività commerciale, dicendo che “devono riferire al servizio scientifico di cui all’articolo 126, dal quale essi dipendono“, e “Il Servizio scientifico deve essere indipendente dal Servizio marketing dell’impresa farmaceutica.” Così dice la legge, indicando nell’ISF e nella sua informazione scientifica l’unico modo per far conoscere i farmaci dell’azienda, da cui dipende, agli operatori autorizzati a prescriverli o a dispensarli, escludendo propaganda o reclam.

L’ambiguità nasce dalla non corretta interpretazione da parte delle aziende farmaceutiche di considerare l’ISF un venditore e di conseguenza trattano gli ISF come tali, assumendoli con contratti a provvigione sulle vendite o, se a CCNL, con premi sul raggiungimento degli obiettivi vendita.

Colpevoli sono stati anche i sindacati che nel CCNL hanno accettato di inserire gli ISF nell’area funzionale del marketing, con un capo area alle dirette dipendenze dello stesso marketing. I politici sono un muro di gomma nel senso che ci ascoltano, ma non fanno alcunché, evidentemente le nostre capacità di convinzione sono ben diverse da quelle di Farmindustria. Infine l’AIFA che ha l’obbligo istituzionale di controllare il mondo dei farmaci, sugli ISF si limita a farsi inviare l’elenco degli ISF dipendenti. Per il resto nessun controllo se le disposizioni di legge sono rispettate realmente e non solo formalmente. Nessun altro controlla! Men che meno gli ISF a partita IVA.

Oggi il sindacato sembra più sensibile a questo stato di cose, certo sarà un’impresa immane far rispettare una legge mai applicata e intaccare le incrostazioni sedimentate in tanti anni di impunità, senza con ciò danneggiare i lavoratori “atipici” ora occupati. Nonostante tutto, cerchiamo di essere ottimisti.

La Redazione Fedaiisf

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