
La possibile fusione darebbe vita a un gruppo dal valore di mercato vicino ai 400 miliardi di dollari
Una maxi-operazione destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria farmaceutica globale. AstraZeneca e Bristol Myers Squibb (Bms) hanno avviato colloqui per una possibile fusione che darebbe vita a un gruppo dal valore di mercato vicino ai 400 miliardi di dollari, destinato a diventare il quarto produttore
farmaceutico al mondo per capitalizzazione. Lo ha rivelato il Financial Times, citando fonti vicine al dossier.
Secondo quanto emerge, le discussioni sono in corso da alcuni mesi e potrebbero sfociare in un accordo nel prossimo futuro, anche se non è escluso che il negoziato possa rallentare o interrompersi. Al momento né AstraZeneca né Bristol Myers Squibb hanno confermato ufficialmente l’operazione: il gruppo britannico ha rifiutato di commentare, mentre la società americana non ha risposto alle richieste della stampa. (Fonte: Milano Finanza)
Qualsiasi combinazione sarebbe sottoposta a un duro controllo antitrust, dato che entrambi hanno grandi divisioni sul cancro. Evan Seigerman, analista di BMO Capital Markets, ha dichiarato in una nota di domenica che la “significativa sovrapposizione di affari” tra i portafogli di farmaci antitumorali dei gruppi farmaceutici “potrebbe ridurre le probabilità di una fusione di successo”.
Opdivo di Bristol e Imfinzi di AstraZeneca sono concorrenti diretti come trattamenti per il cancro del polmone non a piccole cellule, ha osservato Seigerman. Tuttavia, arriva mentre l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha mostrato un’apertura alla conclusione di accordi che ha contribuito a spingere i volumi di fusione e acquisizione negli Stati Uniti a livelli quasi record. Le azioni BMS sono aumentate del 21% dall’inizio dell’anno, mentre AstraZeneca è scesa dell’8% nello stesso periodo. (Fonte: Financial times)
Un’operazione che cambierebbe la geografia del settore
AstraZeneca capitalizza circa 264 miliardi di dollari (196 miliardi di sterline), mentre Bristol Myers Squibb vale circa 133 miliardi. L’eventuale integrazione darebbe vita a un gruppo da quasi 400 miliardi di
dollari, collocandolo alle spalle dei maggiori colossi mondiali del comparto.
La notizia è stata accolta con prudenza dai mercati: il titolo AstraZeneca ha perso oltre il 7% nelle prime contrattazioni a Londra, segnale delle perplessità degli investitori sul costo e sulla complessità di una simile operazione.
L’eventuale accordo rappresenterebbe anche una svolta strategica per l’amministratore delegato Pascal Soriot, protagonista negli ultimi dodici anni della trasformazione di AstraZeneca in uno dei leader mondiali dell’oncologia. Sarebbe inoltre un deciso rafforzamento della presenza del gruppo nel mercato statunitense, che già oggi genera quasi metà dei ricavi della società britannica.
Dall’assalto di Pfizer alla nuova sfida americana
L’ipotesi assume un significato particolare alla luce della storia recente del gruppo. Nel 2014 fu proprio Soriot a respingere la maxi-offerta di Pfizer, che allora valutava AstraZeneca circa 70 miliardi di sterline. Da allora la società ha moltiplicato il proprio valore grazie allo sviluppo di nuovi farmaci, soprattutto nel comparto oncologico, fino a diventare la seconda società quotata più capitalizzata del Regno Unito.
Qualsiasi accordo transfrontaliero potrebbe essere controverso. È probabile che si faccia un controllo politico su entrambe le sponde dell’Atlantico, specialmente nel Regno Unito sulla possibilità che AstraZeneca utilizzi l’accordo per ri-domicilare negli Stati Uniti. (Fonte: financial time )
AstraZeneca si è posta l’ambizioso obiettivo di raggiungere un fatturato di 80 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 58,7 miliardi di dollari generati lo scorso anno. Tale crescita dipenderebbe in larga misura dal mercato statunitense, dove l’azienda realizza già quasi la metà del suo fatturato. Il CEO Pascal Soriot ha
dichiarato la scorsa settimana, parlando con i giornalisti, che AstraZeneca non ha bisogno di M&A per raggiungere l’obiettivo di fatturato previsto per il 2030.
Nota: AstraZeneca, colosso britannico della farmaceutica, è il peggior titoli del FTSE 100 nella giornata odierna, dopo che nel weekend il Financial Times ha scritto di colloqui per una fusione con la rivale statunitense Bristol Myers Squibb, un’operazione che darebbe vita a uno dei più grandi gruppi farmaceutici al mondo, con una capitalizzazione di mercato di quasi 400 miliardi di dollari. Alla chiusura di venerdì, AstraZeneca aveva una capitalizzazione di 264 miliardi di dollari, mentre Bristol Myers di 133 miliardi di dollari.
AstraZeneca mostra prezzi allineati a 118,4 sterline, per una discesa del 6,27%. Le maggiori attese vedono un’estensione del ribasso verso l’area di supporto stimata a 115,6 e successiva a quota 112,9. Resistenza a 122. (Fonte Teneborsa)




