Cosa sono gli scandali della Sanità in Lombardia

Cosa sono gli scandali della Sanità in Lombardia

Cifre e Riflessioni sul fenomeno che sembra non aver fine.

ItaliaPost – di Tiziano Calati – 1o/04/2018

L’ennesimo scandalo della sanità lombarda, 5 arresti tra i nosocomi del Gaelazzi e del Pini di Milano è solo l’ultimo episodio di una serie infinità che parte dai tempi di Tangentopoli con  Duilio Poggiolini, presidente della Commissione per i farmaci dell’allora Comunità economica europea e iscritto alla P2.

Il PM del caso era Antonio Di Pietro che fece arrestare anche la moglie Pierr di Maria, che aveva la mansione di ricevere le mazzette. Duili Il 20 settembre 1993 Poggiolini venne catturato latitante sotto falso nome in una clinica di Losanna, gli inquirenti trovarono su un conto svizzero intestato alla consorte 15 miliardi di vecchie lire.
Nulla in confronto al cosiddetto ‘tesoro Poggiolini’: lingotti d’oro, gioielli, quadri, monete antiche, rubli e banconote nascoste perfino nei puff e nei materassi della sua abitazione all’Eur.

Scandali Sanità Lombardia, arresto Longostrevi

Altro caos nel 1997 con l’arresto di Giuseppe Poggi Longostrevi, medico proprietario di diverse strutture sanitarie in lombardia. L’accusa era vide nei guai anche un centinai di medici di famiglia che prescrivevano scintigrafie presso le strutture convenzionate di proprietà di Longostrevi dietro compenso (dalle 50 alle 100 mila lire) più il 15% del valore degli esami di laboratorio e regali da parte del manager, esami mai effettuati ma rimborsati da Regione Lombardia. Inoltre Poggi Longostrevi pagò una tangente di 72 milioni di lire a Giancarlo Abelli, allora presidente della Commissione Sanità in Regione Lombardia

Scandalo Fondazione San Raffaele

Nel  2011 fu la volta della Fondazione san Raffaele ad essere nel mirino della magistratura, danno da 10 milioni di euro, con Pierangelo Daccò, uomo vicino a Comunione e liberazione, accusato di sottrarre milioni dall’ospedale: avrebbe ricevuto denaro in contante dal vice di don Verzé, Mario Cal.
Tra l’altro fu lui a gestire l’acquisto del nuovo aereo privato del prete-manager, intascandosi una consulenza da un milione di euro.

Daccò qualche anno dopo fu protagonista anche dello scandalo Maugeri infatti avrebbe sottratto 70 milioni di euro sotto forma di consulenze e finti appalti.

Nel 2015 Mario Mantovani, allora ex assessore alla sanità finì in carcere con l’accusa di corruzione e concussione per appalti nella sanità, compresa una gara sul trasporto dei dializzati.

L’anno successivo vide Fabio Rizzi finire agli arresti con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa d’asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia.

Governatori della Lombardia che si sono succeduti in questo periodo hanno sempre sostenuto con ragione che la Sanità lombarda è un fiore all’occhiello della regione ed è una delle prime tre d’Europa, e hanno sempre ribadito che la qualità è migliorabile. Guardando tutti questi casi di corruzione, mazzette, ecc., ci sarebbe da chiedersi a che livello potrebbe essere ora qualitativamente investendo tutto quel denaro di queste malefatte.

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Ai domiciliari Calori, luminare del pubblico, e Romanò, big del privato

Milano, 11 aprile 2018 – C’è il luminare dell’ospedale pubblico, Giorgio Maria Calori [nella foto].direttore della divisione di Chirurgia ortopedica riparativa (Cor) all’Asst Gaetano Pini-Cto, specializzato in chirurgia della mano e microchirurgia negli Usa, fondatore della società europea Estrot, un sito internet dove si presenta con tanto di video e annuncia che c’è speranza per «fratture che non guariscono, risoluzione di infezioni gravi, recupero della mobilità anche in casi che non trovano risposte da anni». E c’è il big dell’ospedale privato accreditato: Carlo Luca Romanò, 54 anni, direttore del Centro di chirurgia delle infezioni osteo-articolari al Galeazzi, considerato un mago della guerra ai batteri che minacciano le protesi ortopediche in coppia con Lorenzo Drago, 55 anni, direttore del dipartimento di Microbiologia e professore alla Statale.

In coppia, ieri, sono finiti ai domiciliari, insieme al terzetto del Gaetano Pini-Cto: Calori, Carmine Cucciniello, 61 anni, che dirige l’Ortopedia correttiva, e Paola Navone, che li dirige entrambi, perché è il direttore sanitario dell’Asst ortopedica. Cinquantanove anni, carriera iniziata negli anni ’80 al San Raffaele ancora di don Verzè, poi in Asl dov’è stata anche a capo del Noc, nucleo operativo di controllo; al Gaetano Pini da dieci anni. In quota Forza Italia, partito nel quale s’è candidata alle comunali nel 2016, prendendo 29 preferenze. I pm Letizia Mannella ed Eugenio Fusco li accusano di aver costituito, in società occulta l’imprenditore monzese Tommaso Brenicci, 53 anni, un meccanismo di scatole cinesi che permettesse loro di “spingere” nei rispettivi ospedali dispositivi sui quali erano in grave conflitto d’interessi, su tutti il «detector» d’infezioni osteo-articolari MicroDTTec.

L’inchiesta «Domino» è un seguito di «Special One» che, poco più d’un anno fa, travolgeva un altro mediaticissimo ortopedico del Pini, Norberto Confalonieri da lì in poi ribattezzato «spaccaossa». E la ds Navone, che quattro giorni dopo il suo arresto a Porta a porta assicurava che «il piano anticorruzione al Pini verrà attuato al più presto», secondo i magistrati, appena saputo dell’esposto che portò a Confalonieri, invece «si è immediatamente adoperata per occultare le sue pregresse condotte illecite».

«Domino», come le tessere del gioco che vengono giù una dopo l’altra: gli inquirenti hanno rubato la metafora proprio a Calori e Navone, che avevano battezzato così il progetto di una «rete sociosanitaria per la gestione di pazienti con infortuni sul lavoro di tipo ortopedico con complicanze settiche o con probabilità di evoluzione in infezioni osteoarticolari» tra l’associazione Anio, l’Inail, l’Asst Pini e la Regione; secondo gli inquirenti, lo scopo era drenare malati sul reparto di Calori e moltiplicare così l’utilizzo dei dispositivo riconducibile a Brenicci e soci (occulti). «È la mia vita e quella di Giorgio», dice Navone, intercettata l’antivigilia di Natale del 2016. Da ottobre i due s’arrovellano sul perché la Regione non dia il via libera al progetto, cercano di arrivare all’assessore Giulio Gallera e al direttore del Welfare Johnny Daverio con il «concreto appoggio», secondo i pm che l’hanno indagato, del magistrato in pensione Gustavo Adolfo Cioppa, sottosegretario alla presidenza della Regione nominato da Maroni dopo un altro scandalo di sanità.

Il progetto «Domino» viene approvato in Giunta regionale il 13 marzo 2017; Gallera, riconfermato al Welfare dal neogovernatore Attilio Fontana, annuncia «approfondimenti» ma sottolinea: «Era un progetto su un tema importante, con l’Inail e un’associazione di pazienti, che rientra perfettamente nella nostra linea di rafforzare l’Asst Pini-Cto come punto di riferimento per l’ortopedia. Né Cioppa né la Navone me l’hanno sponsorizzato: a sottopormelo, dopo il regolare iter, sono stati i dirigenti del Welfare». Non va in porto, invece, un piano “addentellato”, addebitato dai magistrati a Drago e Romanò sempre allo scopo di “spingere” gli acquisti del dispositivo MicroDTTec, di centralizzare le analisi di laboratorio collegate a «Domino» al Galeazzi. L’Irccs del Gruppo San Donato «dichiara la propria estraneità alla vicenda ed esprime piena fiducia nella magistratura».

Il Giorno – 11 aprile 2018 di ANNA GIORGI e GIULIA BONEZZI

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