{"id":10515,"date":"2006-12-17T00:50:30","date_gmt":"2006-12-16T23:50:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/medici-di-famiglia-progetto-qualita\/"},"modified":"2006-12-17T00:50:30","modified_gmt":"2006-12-16T23:50:30","slug":"medici-di-famiglia-progetto-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/medici-di-famiglia-progetto-qualita\/","title":{"rendered":"Family doctors, project-quality."},"content":{"rendered":"<p><class=style_3 align=\"justify\"><span class=\"Style_3\">Medici di famiglia nell&rsquo;occhio del ciclone. Da un lato la comunit&agrave; medico-scientifica che &ldquo;chiede&rdquo; sempre maggior preparazione secondo i canoni della specialistica tradizionale. Dall&rsquo;altro lato la politica, che riconosce al medico di base il ruolo di perno del territorio stesso e chiede per&ograve; sempre pi&ugrave; disponibilit&agrave;. E infine i cittadini: da chi considera il proprio medico un amico di famiglia a chi si lamenta continuamente che gli studi non sono sufficientemente aperti o negli orari giusti, che i medici non visitano o lo fanno troppo velocemente. Ma loro, i &ldquo;dottori&rdquo;, come si sentono? Hanno accettato di raccontarsi rispondendo ai circa 40 questionari distribuiti a medici di base iscritti alla Fimmg, tra i 40 e i 60 anni, divisi equamente tra nord centro e sud. Sul tema cruciale degli orari e dell&rsquo;apertura degli ambulatori il 50 per cento si &egrave; dichiarato disposto a dedicare pi&ugrave; tempo all&rsquo;attivit&agrave; in studio, nell&rsquo;ambito di un&rsquo;attivit&agrave; di gruppo, per raggiungere una reale copertura dei bisogni dei cittadini &ldquo;H12&rdquo; (&ldquo;H24&Prime; con copertura di guardia medica notturna). Il no non viene quasi mai motivato fatta eccezione per chi afferma di lavorare in piccole realt&agrave; e di effettuare da sempre l&rsquo;H12 con una reperibilit&agrave; telefonica reale. L&rsquo;attuale durata giornaliera di apertura dello studio dichiarata va dalle 4-5 anche 6 ore con 2-3-4 ore di attivit&agrave; domiciliare.&lt;br&gt;I due terzi dei medici di base si sono anche dichiarati disposti, come indicato recentemente dal ministro della Salute, Livia Turco, a operare in una rete effettiva fatta di medici di base (guardia medica), specialisti e diagnostica, in modo tale da divenire una effettiva alternativa, l&igrave; dove possibile, all&rsquo;iter ospedaliero. Tuttavia il 45 per cento degli intervistati dichiara di svolgere, oltre a quella di base, un&rsquo;altra attivit&agrave; medica. Meno disponibili (60 per cento di no) a spostarsi per operare insieme ai colleghi in un unico studio di zona in comune semplificando l&rsquo;accesso ai pazienti che si recherebbero sempre nello stesso posto.&lt;br&gt;Infine la quasi totalit&agrave; degli intervistati vorrebbe essere pi&ugrave; aiutata a meglio espletare l&rsquo;attivit&agrave;. In pole position la richiesta di strumentazioni e macchinari (50 per cento). Proposti incentivi per chi si adopera in questo senso contribuendo ad abbattere le liste d&rsquo;attesa. Segue al secondo posto l'&rdquo;help&rdquo; per i collaboratori non medici, per le strutture e la necessit&agrave; e l&rsquo;auspicio di maggior prestigio, di maggior riconoscimento del proprio ruolo. Da &ldquo;repubblica.it&rdquo; supplemento salute.<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Medici di famiglia nell&#8217;occhio del ciclone. 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