{"id":11772,"date":"2007-12-03T12:50:00","date_gmt":"2007-12-03T11:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/menarini-pronta-al-salto-in-usa\/"},"modified":"2007-12-03T12:50:00","modified_gmt":"2007-12-03T11:50:00","slug":"menarini-pronta-al-salto-in-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/menarini-pronta-al-salto-in-usa\/","title":{"rendered":"MENARINI READY TO JUMP TO THE USA"},"content":{"rendered":"<p> Antitumorali di terza generazione per il mercato americano<\/p>\n<p> Il mercato americano, il pi&ugrave; grande e ricco del mondo in campo farmaceutico, non &egrave; pi&ugrave; un miraggio. Menarini, leader italiano di settore e 19esimo gruppo in ambito europeo, 2,5 miliardi di ricavi e quasi 13mila dipendenti, si prepara a varcare l&#8217;Atlantico e a sfidare le grandi multinazionali del farmaco proprio negli Stati Uniti, grazie ai risultati della ricerca interna e ai nuovi medicinali di terza generazione, adesso in fase avanzata di sperimentazione.<br \/> &laquo;Nel giro di due-tre anni affronteremo questo passaggio indispensabile per la nostra crescita&raquo;, dice Alberto Aleotti, presidente di Menarini. L&#8217;industriale fiorentino, che nei giorni scorsi ha ricevuto il premio Ernst &amp; Young &quot;L&#8217;imprenditore dell&#8217;anno&quot; per la sezione global (&laquo;Un&#8217;esperienza molto bella, che mi ha fatto conoscere altri 15 colleghi, pi&ugrave; giovani di me e di altissimo livello&raquo;, racconta l&#8217;83enne Aleotti), &egrave; convinto che proprio lo sbarco in America gli consentir&agrave; di realizzare il definitivo salto dimensionale.<br \/> Menarini prevede di mettere a segno quest&#8217;anno una crescita del 5% a quota 2.544 milioni di ricavi complessivi, per effetto di un incremento dell&#8217;11% sui mercati esteri (che rappresentano circa il 60% del fatturato) e di una flessione del 3% nel nostro Paese. &laquo;In Italia siamo penalizzati dai continui tagli alla spesa farmaceutica e negli ultimi sei anni siamo sostanzialmente cresciuti per restare fermi &#8211; spiega Aleotti -. Ma per fortuna il gruppo &egrave; sempre pi&ugrave; internazionale e la quota di ricavi proveniente dall&#8217;estero salir&agrave; presto al 70% per poi raggiungere il 90% nel giro di una quindicina d&#8217;anni&raquo;.<br \/> La testa in Italia e il fatturato nel mondo &egrave; l&#8217;obiettivo di Menarini, che ha aziende e impianti produttivi in Spagna, Germania, Turchia e Guatemala. &laquo;Abbiamo un ottimo posizionamento sul mercato tedesco &#8211; racconta -. Dopo Berlin Chemie stiamo rilanciando la ex Awd di Dresda, oggi Menarini-Von Heyden, passata in poco tempo da 400 tonnellate di compresse e capsule alle 1.300 previste nel 2008 quando entreranno in funzione i nuovi impianti. In questo caso, siamo noi italiani a portare produttivit&agrave; in Germania &#8211; aggiunge &#8211; e proprio grazie al nostro modello basato sulla ricerca e sull&#8217;efficienza adesso guardiamo agli Stati Uniti&raquo;.<br \/> I farmaci dell&#8217;avventura americana sono essenzialmente due antitumorali: la Sabarubicina per il trattamento dei tumori solidi e l&#8217;Abagovomab, vaccino biotecnologico per combattere nelle donne la recidiva del cancro all&#8217;ovaio. Due speranze per la lotta ai tumori uscite dai laboratori della Menarini, dove lavorano 750 addetti alla ricerca e allo sviluppo con un budget annuale di oltre 200 milioni.<br \/> &laquo;Dal mercato statunitense ci aspettiamo volumi e margini in grado di farci fare un autentico salto dimensionale in totale autofinanziamento&raquo;, puntualizza Aleotti. &laquo;Se per&ograve;, rispetto ai costi, i risultati fossero inferiori alle attese &#8211; dice ancora &#8211; allora valuteremo l&#8217;ipotesi di approdare in Borsa, come strumento per dare all&#8217;azienda i mezzi indispensabili a sostenere lo sviluppo. Purch&eacute; la quotazione non mi faccia perdere pi&ugrave; di 15 minuti al giorno&raquo;, aggiunge scherzando. Ma si capisce che, nella mente di Aleotti, &egrave; un&#8217;eventualit&agrave; remota.&nbsp; Cesare Peruzzi Il Sole 24 Ore del 01\/12\/2007&nbsp; ECONOMIA E IMPRESE&nbsp; p. 21&nbsp;&nbsp;<br \/> &nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antitumorali di terza generazione per il mercato americano Il mercato americano, il pi&ugrave; grande e ricco del mondo in campo farmaceutico, non &egrave; pi&ugrave; un miraggio. 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