{"id":11799,"date":"2007-12-08T06:30:00","date_gmt":"2007-12-08T05:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/focus-big-pharma-e-malata\/"},"modified":"2007-12-08T06:30:00","modified_gmt":"2007-12-08T05:30:00","slug":"focus-big-pharma-e-malata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/focus-big-pharma-e-malata\/","title":{"rendered":"FOCUS: BIG PHARMA IS SICK"},"content":{"rendered":"<p> E&#8217; una navigazione ben tempestosa quella che aspetta i capitani di Big Pharma in questi giorni. Da un lato la nota crisi dei <strong>blockbusters <\/strong>che sta asciugando le pipeline e, man mano che scadono i brevetti, anche i profitti. Dall&#8217;altra i governi: <strong>in Europa stringono la cinghia e impongono prezzi pi&ugrave; bassi<\/strong> del previsto, <strong>mentre negli Usa impongono procedure di registrazione esasperanti<\/strong> per rispondere a una domanda crescente di sicurezza dei consumatori. Poi, le prime rogne anche sui mercati emergenti dell&#8217;Asia e del blocco ex sovietico, fino a qualche anno fa immaginati come un nuovo Eldorado di milioni di malati e oggi, invece, competitor pi&ugrave; che aggressivi sul fronte della produzione di materie prime. Risultato: una rivoluzione del mercato che impone un cambio radicale di strategie. Quale? Lo abbiamo chiesto a <strong>Fred Hassan,<\/strong> il manager che, in meno di quattro anni, ha riportato la disastrata ScheringPlough a crescere stabilmente di oltre il 10 percento a trimestre; e che &egrave; presidente, oltre che Sp, della <strong>farmindustria mondiale,<\/strong> there <strong>Ifpma<\/strong> (International Federation of Pharmaceutical Manufacturers &amp;c Associations). La globalizzazione di un mercato cos&igrave; particolare come quello farmaceutico impone un cambio di agenda alle grandi multinazionali? &laquo;Certamente s&igrave;. Sono in questo business da trent&#8217;anni. E per trent&#8217;anni ho saputo che il mercato farmaceutico era il mercato americano ed europeo, della Vecchia Europa, intendo. Perch&eacute; da quei sette paesi veniva quasi tutto il nostro fatturato. Oggi non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave;. Anzi, e con un trend in discesa, ormai tutta l&#8217;Europa e gli Usa contribuiscono a poco pi&ugrave; del 70 per cento del mercato. &Egrave; un cambio di paradigma epocale. E ci chiede di adeguare la nostra mentalit&agrave;. Per operare su mercati che non esistevano, quelli dell&#8217;Europa orientale e i paesi arabi, ad esempio. Oltre che, com&#8217;&egrave; pi&ugrave; ovvio, quelli asiatici, e quelli latinoamericani: Brasile e Argentina stanno crescendo pi&ugrave; di ogni altro paese su scala globale&raquo;. Come adeguate le vostre strategie? &laquo;Per aggredire mercati nuovi dobbiamo prima di tutto iniziare a fare ricerca nei paesi emergenti. Fino a quindici anni fa gli unici studi credibili erano quelli fatti negli Usa, nel Regno Unito e in Scandinavia. Oggi, la gran parte dei nostri dati arriva da centri clinici dei paesi emergenti&raquo;. Vuoi dire che a decidere se un farmaco fa bene o no non sono pi&ugrave; americani e europei, ma clinici cinesi, russi o rumeni? Dobbiamo fidarci? &laquo; Molti paesi hanno imparato a fare studi clinici e costruito network credibili. E, comunque, le multinazionali hanno standard di qualit&agrave; che ogni trial deve rispettare. Non solo: quando sottoponiamo una procedura di registrazione dalla Fda dobbiamo rendere noto all&#8217;autorit&agrave; da dove vengono i dati. Certo, loro non rifiutano i dati perch&eacute; vengono da un paese e non da un altro&raquo;. Significa che ci&ograve; che conta per l&#8217;Fda e per l&#8217;Etnea, l&#8217;ente regolatorio europeo, &egrave; la credibilit&agrave; dell&#8217;azienda? Che loro non controllano nulla? &laquo; Loro non controllano i singoli trial, ma controllano se il sistema dell&#8217;azienda &egrave; efficace e rigoroso. E in alcuni casi fanno ispezioni locali, se ravvisano delle cadute di credibilit&agrave; del nostro sistema&raquo;. Molti non saranno rassicurati da queste notizie. L&#8217;idea diffusa &egrave; che almeno la scienza si faccia nelle cattedrali occidentali del sapere medico-scientifico. &laquo;Quelle cattedrali sono troppo costose. Un paziente in trial negli Usa costa circa 15 mila dollari l&#8217;anno. In Polonia, 8 mila. E in India 3 mila&raquo;. Rimangono le preoccupazioni per la sicurezza dei consumatori. &laquo;Il consumatore non sapr&agrave; mai se il farmaco che gli viene prescritto &egrave; stato sperimentato<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; una navigazione ben tempestosa quella che aspetta i capitani di Big Pharma in questi giorni. 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