{"id":11862,"date":"2007-12-20T11:30:00","date_gmt":"2007-12-20T10:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/class-action-tutela-nella-salute\/"},"modified":"2007-12-20T11:30:00","modified_gmt":"2007-12-20T10:30:00","slug":"class-action-tutela-nella-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/class-action-tutela-nella-salute\/","title":{"rendered":"CLASS ACTION, HEALTH PROTECTION?"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SESSANTATRE italiani su cento non si sentono tutelati a sufficienza nei loro diritti di acquirenti\/utilizzatoli di beni e servizi. I primi tre settori nei quali ritengono di essere pi&ugrave; indifesi sono l&#8217;alimentazione (58%), l&#8217;energia (34%)<strong><font size=\"3\"> e salute e sanit&agrave; (25%).<\/font><\/strong> Il 79 per cento dei nostri connazionali sa dell&#8217;esistenza di leggi a difesa del consumatore ma il 63% di coloro che le conoscono le considera inefficaci e il 52% comunque scarse. Questi sono alcuni dei risultati dell&#8217;indagine di Astra, Ricerche Speranze e timori del consumatore, presentata nel corso del recente convegno romano dell&#8217;Unione nazionale consumatori su liberalizzazioni e Class Action. Risultati che suggeriscono che nel nostro paese c&#8217;&egrave; spazio e bisogno per l&#8217;Azione collettiva, cio&egrave; per la possibilit&agrave; per i consumatori di intraprendere azioni legali collettive (contro multinazionali, banche&#8230;.) per ottenere risarcimenti dell&#8217;eventuale danno subito. E dall&#8217;incontro, dove era ospite d&#8217;onore Ralph Nader, l&#8217;inventore della Class Action d&#8217;Oltreocerano, due volte in corsa alla Casa Bianca (&laquo;la Class Action fa bene ai consumatori e all&#8217;economia, purtroppo il mercato oggi &egrave; a favore di chi vende e non di chi compra&raquo;) &egrave; subito risultato chiaro che il problema non &egrave; se la Class Action si far&agrave; o no, ma piuttosto come si far&agrave;. Per esempio: chi sar&agrave; titolato a promuoverla? E come evitare che vengano calpestati i diritti dei consumatori ma anche quelli delle imprese? &laquo;Suggerisco un filtro preventivo per la Class Action: intasare la giustizia civile con migliaia di azioni collettive non ha senso&raquo;, ha detto Antonio Catrical&agrave;, presidente dell&#8217;Autorit&agrave; garante. &laquo;L&#8217;industria &egrave; per il libero mercato, ma non vogliamo che l&#8217;azione dei consumatori sia pretesto di ricatto&raquo;, ha sostenuto Ettore Art&igrave;oli, di Confindustria, &laquo;Ci vogliono tempi certi, non anni, e filtri adeguati&raquo;. Per Guido Alpa, presidente del Consiglio Nazionale Forense &laquo;il testo approvato al Senato non dava risposte precise, che sono necessarie. Per noi deve essere il giudice ordinario a poter decidere se &egrave; fondata o no una azione collettiva. E l&#8217;azione deve poter essere promossa non solo dalle associazioni ma anche da cittadini&raquo;. &laquo;Non esiste che in Italia non ci sia la Class Action&raquo;, ha detto Pieriuigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico. &laquo;Vogliamo snellire e rendere rapida la norma, chiarire chi potr&agrave; promuove l&#8217;azione e porre un filtro&raquo;. Correzioni awvenute alla Camera. <strong><font size=\"3\">In un&#8217;intervista <u>Sergio Domp\u00e9<\/u>, presidente Farmindustria, riconoscendo il valore per i consumatori della Class Action, ha riproposto i timori, ipotizzando la &quot;specializzazione del giudice-filtro&quot;. Le azioni legali nel campo della salute aumentano in modo vertiginoso e Domp&eacute; teme, con una legge fatta male, il blocco della sperimentazione clinica. &laquo;Sia chiaro&raquo;, ha detto, &laquo;con la mia impresa faccio ricerca negli Usa e l&igrave; non temo la Class Action, vorrei in Italia le stesse garanzie&raquo;.<\/font><\/strong>&nbsp; <br \/> La Repubblica Salute del 20\/12\/2007 , articolo di Tina Simoniello&nbsp; N. 561 DICEMBRE 2007&nbsp; p. 51&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; SESSANTATRE italiani su cento non si sentono tutelati a sufficienza nei loro diritti di acquirenti\/utilizzatoli di beni e servizi. I primi tre settori nei quali ritengono di essere pi&ugrave; indifesi sono l&#8217;alimentazione (58%), l&#8217;energia (34%) e salute e sanit&agrave; (25%). 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