{"id":12361,"date":"2008-06-25T00:30:00","date_gmt":"2008-06-24T22:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/le-riviste-italiane-indipendenti-di-informazione-sui-farmaci-sono-ancora-poco-lette-dal-medico-perche\/"},"modified":"2008-06-25T00:30:00","modified_gmt":"2008-06-24T22:30:00","slug":"le-riviste-italiane-indipendenti-di-informazione-sui-farmaci-sono-ancora-poco-lette-dal-medico-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/le-riviste-italiane-indipendenti-di-informazione-sui-farmaci-sono-ancora-poco-lette-dal-medico-perche\/","title":{"rendered":"THE ITALIAN INDEPENDENT JOURNALS OF INFORMATION ON DRUGS ARE STILL LITTLE READ BY DOCTORS: WHY?"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/> <strong><font size=\"5\">Non basta informare &quot;contro&quot;<\/font><\/strong> <br \/> &nbsp; <br \/> <strong>Nicola Magrini, medico e farmacologo clinico, direttore del Centro per la valutazione dell&#8217;efficacia della assistenza sanitaria (CEVEAS).<br \/> Pubblicato su Va&#8217; Pensiero n&deg; 353<\/strong> <br \/> <strong><font face=\"Courier New\" size=\"5\">&nbsp; <br \/> Le riviste italiane indipendenti di informazione sui farmaci sono ancora poco lette dal medico: perch&eacute;?<\/font><\/strong><\/p>\n<p>Le ragioni sono essenzialmente di due ordini. Per ragioni storiche, in Italia le riviste indipendenti sono nate come riviste di nicchia, di controinformazione e sono entrate poco nel sistema della formazione del Servizio sanitario nazionale. Sono riviste poco leggibili, da consultazione direi, sia in quanto monotematiche sia perch&eacute; un po&rsquo; ripetitive, con una cadenza di produzione non settimanale che mi sembra la cadenza ideale per essere letti e riconosciuti. <br \/> Sarebbero forse da ripensare e ricostruire come strumenti di formazione (come in parte noi abbiamo fatto coi nostri &quot;Pacchetti Informativi&quot;); da un lato quindi come supporto alla lettura critica degli studi clinici e dello stato delle conoscenze, dall&rsquo;altro come revisioni sistematiche da utilizzare da parte di gruppi che fanno linee-guida sui farmaci o per chi lavora nei prontuari ospedalieri. La grande diffusione e il grande successo, anche in Italia, di The Medical Letter resta un esempio isolato, forse legato alla sua sintesi ed essenzialit&agrave;, che andrebbe maggiormente studiato.<\/p>\n<p><strong><font size=\"4\">Quindi, poco lette proprio per il modo in cui sono fatte?<\/font><\/strong><\/p>\n<p>S&igrave;, ma non solo. Credo ci sia anche un&rsquo;altra ragione, pi&ugrave; &quot;di sistema&quot;: sono riviste prodotte al di fuori dei circuiti istituzionali e la loro diffusione avviene esternamente alla tradizionale rete di distribuzione e di lettura. Chi legge oggi, legge online le principali riviste mediche, all&rsquo;interno del modello &quot;paga la biblioteca&quot;. Per questo, con i nostri &quot;Pacchetti informativi&quot; abbiamo scelto la strada dell&rsquo;approfondimento tematico: li abbiamo pensati come supporto di un programma di formazione e li abbiamo, quindi, inseriti come strumento cardine di un programma di informazione, audit e feed-back come quello del farmacista facilitatore.<br \/> Come CEVEAS, stiamo da tempo pensando a un prodotto che non sia pi&ugrave; solo quello della rivista di segnalazione delle novit&agrave;, a met&agrave; strada tra quanto pubblica il New York Times e, pi&ugrave; classicamente, gli articoli da non perdere pubblicati sulle principali riviste scientifiche; a un prodotto che inoltre deve essere collocato come strumento di rafforzamento dell&rsquo;identit&agrave; della categoria medica e non di informazione &quot;contro&quot;.<\/p>\n<p><strong><font size=\"4\">Il direttore del BMJ ha il sospetto che per avvicinare i lettori occorra lasciare spazio a Editors pi&ugrave; giovani e dinamici: che ne pensa?<\/font><\/strong><\/p>\n<p>Ritengo che sia una utile provocazione degli amici del BMJ per farsi venire nuove idee su come raggiungere meglio i lettori, ma credo che non abbia molto senso. Ero, invece, d&rsquo;accordo su una convinzione simile, sempre del BMJ, sul fatto che i referees dovessero avere meno di 40 anni. Hanno pi&ugrave; tempo, pi&ugrave; motivazione, meno logiche di potere e di mutui aiuti, anche se il parere delle persone pi&ugrave; sagge &egrave; bello ed &egrave; utile riceverlo. Sono dell&#8217;idea che le grandi riviste dovrebbero interrogarsi di pi&ugrave; su che cosa abbia senso pubblicare, sia come lavori scientifici sia come news o articoli di analisi e discussione. In altre parole, pensare a come svolgere un ruolo propositivo e di supporto alla ricerca. Nei miei quattro anni al BMJ ho assistito e in parte partecipato a interessanti discussioni &ndash; alcune al limite dell&#038;rsqu<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non basta informare &quot;contro&quot; &nbsp; Nicola Magrini, medico e farmacologo clinico, direttore del Centro per la valutazione dell&#8217;efficacia della assistenza sanitaria (CEVEAS). 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