{"id":12802,"date":"2009-08-12T10:30:00","date_gmt":"2009-08-12T08:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/informazione-medica-scadentela-colpa-e-tutta-dei-media\/"},"modified":"2009-08-12T10:30:00","modified_gmt":"2009-08-12T08:30:00","slug":"informazione-medica-scadentela-colpa-e-tutta-dei-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/informazione-medica-scadentela-colpa-e-tutta-dei-media\/","title":{"rendered":"POOR MEDICAL INFORMATION: IS THE GUILTY ALL OF THE MEDIA?"},"content":{"rendered":"<div><strong>L&rsquo;informazione medica riportata sui quotidiani o su internet affronta talvolta temi di intrattenimento per un lettore ozioso, piuttosto che argomenti di rilievo per la medicina e in grado di promuovere una qualsiasi forma di dibattito<\/strong>.<strong> Ma &egrave; possibile tentare di migliorare questo trend<\/strong>? E in che modo? A porsi questi importanti interrogativi &egrave; il medico e giornalista inglese Christopher Martyn in un commento apparso sulla rivista <em>British Medical Journal<\/em>.<\/p>\n<p> La sfida a una nuova e pi&ugrave; autorevole informazione medica deve passare, secondo Martin, attraverso le mani degli editori che dovrebbero finanziare articoli di dibattito e temi di politica sanitaria, piuttosto che concentrare la loro attenzione sulle malattie dei divi di Hollywood o sul fatto che dar da mangiare pesce ai figli aiuta a renderli pi&ugrave; intelligenti. Perch&eacute; non discutere delle disparit&agrave; nell&rsquo;assistenza sanitaria o affrontare con coerenza e in modo qualificato la spinosa questione dei trattamenti di fine vita? Si chiede Martin.<br \/> Molte notizie di medicina e benessere risentono inoltre di una <strong>forte tendenza al sensazionalismo<\/strong> o all&rsquo;&rdquo;esasperazione&rdquo; dei risultati delle ricerche. Ma &egrave; realmente da attribuire ai media la responsabilit&agrave; di questo atteggiamento? Secondo Martin, i media vengono costantemente &ldquo;corteggiati&rdquo; da medici e ricercatori che, giustamente, vorrebbero veder pubblicate le loro ricerche sui quotidiani o sulle riviste nazionali. I giornalisti si trovano cos&igrave; talvolta sommersi di comunicati stampa che, per mancanza di tempo o di competenza scientifica, vengono resi fruibili al vasto pubblico senza la minima valutazione critica da parte dei giornalisti. Una recente analisi compiuta in Inghilterra, continua&nbsp; Martin, ha messo in evidenza che <strong>gli stessi comunicati stampa redatti in ambito accademico tendono a &ldquo;ingigantire&rdquo; i risultati delle ricerche, ponendo in secondo piano la reale rilevanza clinica della ricerca<\/strong>. &ldquo;Se crediate che sia utile alzare il livello dell&rsquo;informazione medica&rdquo;, conclude Christopher Martyn nel suo commento, &ldquo;pubblicare meno comunicati stampa e in modo pi&ugrave; accurato potrebbe essere un valido punto di partenza&rdquo;.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><strong>Source<\/strong>: Martyn C. Don&rsquo;t just blame the media. BMJ 2009; 339:b2865.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><em>stefano massarelli<\/em><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;informazione medica riportata sui quotidiani o su internet affronta talvolta temi di intrattenimento per un lettore ozioso, piuttosto che argomenti di rilievo per la medicina e in grado di promuovere una qualsiasi forma di dibattito. Ma &egrave; possibile tentare di migliorare questo trend? E in che modo? 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