{"id":14501,"date":"2012-01-26T08:30:00","date_gmt":"2012-01-26T07:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/aziende-pharma-solo-lexport-salva-la-produzione\/"},"modified":"2012-01-26T08:30:00","modified_gmt":"2012-01-26T07:30:00","slug":"aziende-pharma-solo-lexport-salva-la-produzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/aziende-pharma-solo-lexport-salva-la-produzione\/","title":{"rendered":"Pharma companies, only exports save production"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\" class=\"MsoNormal\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">La quota di vendite destinate all&#8217;esportazione ha dato, nel 2011, un contributo tale all&#8217;industria farmaceutica italiana da permettere alla produzione di mantenere un segno positivo, anche se di poco, appena lo 0,5%, in pi&ugrave; sull&#8217;anno precedente. Con una crescita sui mercati esteri dell&#8217;8-8,5%, l&#8217;export rappresenta ormai il 60% del valore totale, mentre la produzione ha avuto una battuta d&#8217;arresto del 3,5-4%. I dati elaborati da Farmindustria, pubblicati dal Sole24Ore, fotografano una realt&agrave; che deve confrontarsi &laquo;con un mercato pubblico che stringe i cordoni e con i generici che stanno sconvolgendo il settore in tutto il mondo&raquo; e con i blockbuster che perdono i brevetti. L&#8217;export, secondo Farmindustria, su cui si fonda la crescita ormai da 10 anni, presenta &laquo;crescenti rischi di sostenibilit&agrave;&raquo; ed &egrave; destinato a rallentare, soprattutto con paesi come Brasile, Russia, India e Cina che stanno rivoluzionando i mercati e il modo di produrre. &laquo;Un&#8217;ulteriore compressione del mercato interno &#8211; &egrave; la stima di Farmindustria &#8211; determinerebbe una riduzione dell&#8217;attivit&agrave; in Italia, incidendo negativamente sul peggioramento del quadro di riferimento per la situazione occupazionale del settore, gi&agrave; difficile e segnata da un numero significativo di esuberi&raquo;. Le ricadute sull&#8217;occupazione si registrano gi&agrave; con un calo del 2,5-3%, in tutto 10mila posti persi dal 2007.<\/p>\n<p><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\" class=\"MsoNormal\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 10pt\"><font face=\"Calibri\">26 gennaio 2012 &#8211; Farmacista33<\/p>\n<p><\/font><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-autospace: ; mso-layout-grid-align: none\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-family: BookAntiqua; color: #ff9a00; font-size: 14pt; mso-bidi-font-family: BookAntiqua\"><font face=\"Calibri\">ASSOBIOTEC, SIAMO A RISCHIO<\/p>\n<p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-autospace: ; mso-layout-grid-align: none\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-family: BookAntiqua; color: #212120; mso-bidi-font-family: BookAntiqua\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">&quot;Se il decreto&quot; sulle liberalizzazioni &quot;mette a rischio l&#8217;intero valore del marchio di prodotto, a livello regionale assistiamo a sempre pi&ugrave; frequenti attacchi al brevetto stesso, essenza e anima della ricerca e sviluppo, in uno scenario in cui da un lato si limita sempre di pi&ugrave; l&#8217;accesso all&#8217;innovazione e dall&#8217;altro si pagano le aziende del farmaco con oltre 300 giorni di ritardo medi&quot;. <\/p>\n<p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-autospace: ; mso-layout-grid-align: none\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-family: BookAntiqua; color: #212120; mso-bidi-font-family: BookAntiqua\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Cos&igrave; Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec &quot;vuole aggiungere la propria voce a quella degli altri attori della filiera della salute per denunciare una situazione che diventa di giorno in giorno pi&ugrave; insostenibile per chi investe in innovazione. Il quadro complessivo che ne risulta mette seriamente a rischio non solo gli insediamenti produttivi e le organizzazioni commerciali, ma anche gli investimenti in ricerca nel nostro Paese. Paese che avrebbe al contrario bisogno di rilanciare il settore delle scienze per la vita, uno dei pochi hi-tech in cui l&#8217;Italia pu&ograve; ancora competere con le principali economie mondiali grazie alle proprie eccellenze.<\/p>\n<p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; text-autospace: ; mso-layout-grid-align: none\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-family: BookAntiqua; color: #212120; mso-bidi-font-family: BookAntiqua\"><font size=\"3\"><fon\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La quota di vendite destinate all&#8217;esportazione ha dato, nel 2011, un contributo tale all&#8217;industria farmaceutica italiana da permettere alla produzione di mantenere un segno positivo, anche se di poco, appena lo 0,5%, in pi&ugrave; sull&#8217;anno precedente. 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