{"id":14896,"date":"2012-05-24T18:20:00","date_gmt":"2012-05-24T16:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/big-pharma-e-il-rischio-dell%c2%92imperialismo-sanitario-dal-volume-eurispes-rapporto-italia-2012\/"},"modified":"2012-05-24T18:20:00","modified_gmt":"2012-05-24T16:20:00","slug":"big-pharma-e-il-rischio-dell%c2%92imperialismo-sanitario-dal-volume-eurispes-rapporto-italia-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/big-pharma-e-il-rischio-dell%c2%92imperialismo-sanitario-dal-volume-eurispes-rapporto-italia-2012\/","title":{"rendered":"Big Pharma e il rischio dell\u0092imperialismo sanitario [dal volume Eurispes: &#8220;Rapporto Italia 2012&#8221;]"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><font size=\"4\">Il Volume &egrave; composto da 60 schede; la numero 38 ha come titolo:<\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u><font size=\"4\"><strong>&nbsp;Big Pharma e il rischio dell&rsquo;imperialismo sanitario<\/strong><\/font><\/u><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"3\"><em><strong>L&rsquo;invenzione delle malattie.<\/strong> Se &egrave; difficile fornire  una definizione di &ldquo;malattia&rdquo;, le difficolt&agrave; aumentano con quella di  &ldquo;non-malattia&rdquo;, a partire dal fatto che il suo nome consiste in una  litote. Il concetto diventa pi&ugrave; chiaro quando si scorre la lista di  alcune non-malattie individuate dal British Medical Journal: la  solitudine, l&rsquo;infelicit&agrave;, la vecchiaia, la gravidanza. &Egrave; normale che  ogni societ&agrave; definisca il proprio malessere (e cerchi le modalit&agrave; con  cui curarlo o sublimarlo), ma etichettare come &ldquo;malattie&rdquo; quelle che  sono condizioni di vita decisamente &ldquo;normali&rdquo; comporta esiti  prevedibili: determinati malesseri corrono il rischio di essere  &ldquo;strumentalizzati&rdquo;. Alla pari di ogni altra industria che opera nel  mercato globale, la sanit&agrave; necessita sempre di nuovi sbocchi e di  allargare l&rsquo;universo dei potenziali clienti e per fare questo si dota  anche di un imponente marketing. Parlando di ricerca medica, &egrave;  presumibile pensare che il bilancio delle aziende farmaceutiche sia  dedicato in buona parte allo sviluppo e ai laboratori. Risulta  apparentemente anomalo, quindi, che la voce pi&ugrave; consistente, a livello  di budget, fosse destinata nell&rsquo;anno 2000 al non ben specificato  &ldquo;marketing e amministrazione&rdquo;, peraltro ben differenziato, al proprio  interno, poich&eacute; il 35% dei dipendenti delle case farmaceutiche era  impegnato nel reparto marketing e il 12% in quello amministrativo,  secondo i dati di PhRMA. Perch&eacute; le aziende farmaceutiche hanno bisogno  di un cos&igrave; imponente ufficio marketing? La risposta &egrave; semplice: per  vendere i farmaci. L&rsquo;elenco degli 8 farmaci pi&ugrave; venduti negli Stati  Uniti tra il 1998 e il 1999, messi a confronto con le rispettive quote  pubblicitarie, mettono in evidenza come, ad esempio, per un antiulcera  si siano spesi in promozione 79,4 milioni di<\/em> <em>dollari con un ritorno di  vendite di circa 3.649 milioni di euro.<\/em><\/font><\/p>\n<p align=\"left\"><em> <\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"3\"><em><strong>Le malattie dimenticate. <\/strong>Il mancato accesso ai  farmaci, anche a quelli essenziali, &egrave; spesso dovuto a una motivazione  cos&igrave; semplice che non si riesce a estirpare: la povert&agrave;. Quest&rsquo;ultima,  come &egrave; intuibile, &egrave; legata a filo doppio con la malattia: i poveri si  ammalano di pi&ugrave;, sia perch&eacute; impossibilitati a curarsi, sia perch&eacute;  solitamente vivono in condizioni socio-ambientali che facilitano la  proliferazione di morbi e virus. Per quanto sia inaccettabile continuare  a ritenere inevitabile l&rsquo;associazione povert&agrave; e malattia, quasi che il  povero sia tale &ldquo;naturalmente&rdquo;, se non addirittura per una sua qualche  colpa (come se fosse inevitabile un quantum di povert&agrave; in ogni societ&agrave;),  ci troviamo di fronte, in questo senso, a un problema strutturale,  profondamente innervato nelle regole dell&rsquo;economia di mercato. Diverso,  invece, &egrave; il caso del mancato accesso alle cure o alle prestazioni  sanitarie perch&eacute; queste sono inesistenti. Le malattie &ldquo;neglette&rdquo; hanno  la sfortuna di essere state ormai debellate nelle aree pi&ugrave; ricche del  mondo globale e di concentrarsi quasi esclusivamente nelle aree  sottosviluppate, in quei paesi dotati di scarsa influenza politica ed  economica, nelle zone prive di copertura mediatica: sono malattie  &ldquo;dimenticate&rdquo; perch&eacute; non fanno notizia nell&rsquo;Occidente e non godono<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Volume &egrave; composto da 60 schede; la numero 38 ha come titolo: &nbsp;Big Pharma e il rischio dell&rsquo;imperialismo sanitario L&rsquo;invenzione delle malattie. Se &egrave; difficile fornire una definizione di &ldquo;malattia&rdquo;, le difficolt&agrave; aumentano con quella di &ldquo;non-malattia&rdquo;, a partire dal fatto che il suo nome consiste in una litote. 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