{"id":15982,"date":"2012-12-16T10:30:00","date_gmt":"2012-12-16T09:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/flop-spending-review-secondo-unindagine-fiaso-manca-allappello-un-miliardo-di-risparmi\/"},"modified":"2012-12-16T10:30:00","modified_gmt":"2012-12-16T09:30:00","slug":"flop-spending-review-secondo-unindagine-fiaso-manca-allappello-un-miliardo-di-risparmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/flop-spending-review-secondo-unindagine-fiaso-manca-allappello-un-miliardo-di-risparmi\/","title":{"rendered":"Flop spending review: according to a Fiaso survey, one billion savings are missing"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><span style=\"font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;\"><font size=\"3\">Spending review: nonostante il documentato impegno profuso dalla aziende sanitarie, nell&#8217;anno in corso i fornitori, in media, hanno concesso sconti solo del 2%, mentre la riduzione attesa per il 2013 cresce appena al 2,6% contro il 10% programmato dalla legge di stabilit&agrave;. E dato ancora pi&ugrave; clamoroso sono proprio le Regioni pi&ugrave; virtuose, quelle che non sono in piano di rientro dai deficit sanitari ad essere pi&ugrave; in difficolt&agrave;, con sconti che toccano appena quota 1,8% nel 2012 e 1,9% nel 2013. Segno che i tagli lineari finiscono per penalizzare chi &egrave; stato fino ad oggi pi&ugrave; efficiente e non quindi nella condizione di ottenere altre riduzioni di prezzo da contratti gi&agrave; ridotti all&#8217;osso. Risultato: un miliardo in meno di risparmi.<\/p>\n<p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><span style=\"font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;\"><font size=\"3\">A scattare la fotografia sui risultati ottenuti dalle aziende sanitarie e ospedaliere nella ricontrattazione dei contratti di fornitura di beni e servizi &egrave; l&#8217;indagine condotta dalla Fiaso su un ampio e rappresentativo campione di 45 tra Asl e ospedali il 20% del totale.<\/p>\n<p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><span style=\"font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;\"><font size=\"3\">Punto di partenza la spending review della scorsa estate che imponeva alle aziende di tagliare del 5% i contratti di fornitura che vanno dai servizi di lavanderia e mensa a dispositivi medici di alto valore tecnologico come stent, protesi o risonanze magnetiche. Un taglio che la legge di stabilit&agrave; in via di approvazione in Parlamento ha poi raddoppiato portandolo al 10% nel 2013. Obiettivi quantomeno ottimistici: i risultati ottenuti fanno comunque evaporare come un miraggio l&#8217;obiettivo di 2,7 miliardi nel biennio, che sono per&ograve; stati nel frattempo detratti dal fondo sanitario nazionale. Tanto pi&ugrave; che accogliendo una serie di ricorsi il Tar Lazio ha congelato i prezzi di riferimento di 163 dispositivi medici e sanitari definiti a suo tempo dall&#8217;Authority dei contratti pubblici. Prezzi molto bassi ai quali Asl e ospedali avrebbero dovuto chiedere ai fornitori di allinearsi.<br \/> Ma anche prima della sospensiva decisa dai giudici amministrativi le cose non sono andate meglio. E non certo per mancanza di impegno delle aziende, che hanno tutte attivato procedure di rinegoziazione e su un numero rilevante di fornitori. Il campione delle 45 aziende dell&#8217;indagine ha in media contattato 212 ditte. Con esiti negativi nel 44% dei casi, mentre le negoziazioni conclusesi positivamente sono solo il 28%. Dato percentuale identico a quello delle contrattazioni attualmente in corso. <br \/> Il 13% delle aziende ha tentato la scorciatoia della imposizione unilaterale della riduzione dei prezzi d&#8217;acquisto, che &egrave; stata per&ograve; subita solo dal 3,8% dei fornitori. In tutti gli altri casi si &egrave; dovuti tornare alla pratica negoziale. E inoltre nel 60% dei casi questo ha comportato una riduzione dei volumi o dei contenuti delle prestazioni.<\/p>\n<p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><font size=\"3\"><span id=\"U2712140695827ZLH\"><span style=\"font-family: &quot;Arial Black&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-family: Arial\">Dove si &egrave; tagliato di pi&ugrave; e dove meno<\/span><\/span><span style=\"font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;\">. Per tutte le voci di spesa l&#8217;obiettivo del 5% di riduzione dei prezzi per il 2012 e del 10% per il 2013 si &egrave; rilevato irraggiungibile. Ma con alcune differenze. Ad essere state maggiormente &quot;aggredite&quot; dalla rinegoziazione dei contratti sono state quelle funzioni accessorie, quali la manutenzione di impianti, tecnologie e beni non sanitari, dove gli &quot;sconti&quot; sono stati in media de<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spending review: nonostante il documentato impegno profuso dalla aziende sanitarie, nell&#8217;anno in corso i fornitori, in media, hanno concesso sconti solo del 2%, mentre la riduzione attesa per il 2013 cresce appena al 2,6% contro il 10% programmato dalla legge di stabilit&agrave;. 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