{"id":23398,"date":"2015-12-13T14:15:04","date_gmt":"2015-12-13T13:15:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=23398"},"modified":"2015-12-13T14:18:16","modified_gmt":"2015-12-13T13:18:16","slug":"istat-la-manifattura-italiana-durante-la-crisi-2010-2013-vincitori-e-vinti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/istat-la-manifattura-italiana-durante-la-crisi-2010-2013-vincitori-e-vinti\/","title":{"rendered":"ISTAT. La manifattura italiana durante la crisi 2010-2013: vincitori e vinti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft\" src=\"http:\/\/www.focusjunior.it\/media\/cache\/image_centered\/cms\/library\/immagini\/imparo\/crisi-economica.jpg\" alt=\"\" width=\"327\" height=\"218\" \/>La competitivit\u00e0 dei settori e delle imprese appare un fattore cruciale per la fase di ripresa; ne deriva la necessit\u00e0 di avere a disposizione indicatori in grado di misurarne la complessit\u00e0 attraverso una sintesi dei diversi aspetti che la caratterizzano.<\/p>\n<p>Seguendo approcci consolidati, anche per questa edizione del rapporto si \u00e8 provveduto calcolare per ciascun settore manifatturiero italiano, basandosi sui dati delle statistiche strutturali sulle imprese e del commercio estero riferiti al 2011, un \u201cIndicatore sintetico di competitivit\u00e0\u201d (Isco)<\/p>\n<p>1 che permetta di definire una graduatoria dei 23 settori manifatturieri considerati.<\/p>\n<p>2 Le dimensioni prese in considerazione sono quattro: competitivit\u00e0 di costo, redditivit\u00e0, performance sui mercati esteri e innovazione.<\/p>\n<p>3 L\u2019indicatore, che per il complesso dei settori assume valore pari a 100, ha un campo di variazione piuttosto ampio, da un minimo di 48,1 per il settore della riparazione e manutenzione di macchine e apparecchiature a un <strong>massimo di 156,5 per l\u2019industria farmaceutica<\/strong>.<\/p>\n<p>In maggior dettaglio, \u00e8 possibile identificare un <strong>gruppo di settori pi\u00f9 performanti<\/strong> (la <strong>farmaceutica<\/strong>, le bevande, la chimica e la meccanica) che spiegano nel 2011 circa un quarto del valore aggiunto manifatturiero (24,8 per cento); all\u2019estremo opposto i settori delle riparazioni, della stampa, del legno e dei mobili, che rappresentano circa il 10 per cento del valore aggiunto del 2011.<\/p>\n<p>Per il fatturato totale, la quota di imprese in crescita nel periodo considerato varia tra un massimo del 71 per cento per il settore alimentare ad un minimo del 24 per cento per quello dei mobili; nel caso del fatturato interno, la quota passa dal 62 per cento nel settore alimentare al 19 per cento in quello dei mobili; <strong>sui mercati esteri<\/strong>, invece, <strong>l\u2019incremento del fatturato<\/strong> riguarda una quota di imprese compresa tra il 43 (abbigliamento) e <strong>il 73 per cento (farmaceutica)<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" alignright\" src=\"http:\/\/cdn-2.lavoroefinanza.it\/o\/j\/come-investire-in-fondi-monetari-comuni_d7bcd570c7719bdb5c6bd5af34949cc8.jpg\" alt=\"\" \/>Variazioni positive o negative del fatturato totale hanno sotteso dinamiche divergenti sui mercati di destinazione. In alcuni settori, infatti, la performance sui mercati esteri \u00e8 risultata particolarmente brillante, in misura tale da pi\u00f9 che compensare il calo sul mercato interno e determinare una variazione positiva del fatturato totale. \u00c8 il caso dei macchinari (che hanno registrato un incremento del 21,8 per cento all\u2019estero a fronte di un decremento del 15,5 per cento del fatturato sul mercato nazionale), della <strong>farmaceutica<\/strong> (con variazioni rispettivamente +22,9 per cento e -5,6 per cento) e della metallurgia (+14,2 e -4,7 per cento).<\/p>\n<p>Alla fine dello scorso anno, met\u00e0 delle imprese manifatturiere doveva alle vendite sui mercati esteri oltre il 28 per cento dei propri ricavi complessivi (questa incidenza era pari al 22,7% nel 2010). La tendenza \u00e8 comune alla gran parte dei settori, in particolare <strong>farmaceutica<\/strong>, macchinari e pelli.<\/p>\n<p>Anche avere <strong>delocalizzato<\/strong> prima del 2011 ha contribuito in diversi settori a limitare la probabilit\u00e0 di registrare una performance negativa sui mercati interni ed esteri: \u00e8 il caso dei <strong>comparti della farmaceutica<\/strong>, dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, della stampa e delle altre industrie manifatturiere.<\/p>\n<p>Tra le imprese che hanno dichiarato di avere riorganizzato la filiera produttiva in direzione di una maggiore frammentazione attraverso l\u2019<strong>esternalizzazione<\/strong> di fasi o attivit\u00e0 gi\u00e0 svolte all\u2019interno vi sono principalmente gli altri mezzi di trasporto (pi\u00f9 del 50 per cento) seguiti dalla<strong> farmaceutica (32,7 per cento)<\/strong>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2014\/02\/capitolo-2.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ISTAT. La manifattura italiana durante la crisi 2010-2013: vincitori e vinti<\/a>\u00a0 <span style=\"color: #000000;\">[<em>estratto<\/em>]<\/span><\/span><\/p>\n<p>Notizia correlata:<span style=\"color: #0000ff;\"> <a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.fedaiisf.it\/persi-13400-posti-di-lavoro-in-sette-anni-il-sindacato-tra-incudine-e-martello\/\" target=\"_blank\">Persi 13400 posti di lavoro in sette anni. Il sindacato tra incudine e martello<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La competitivit\u00e0 dei settori e delle imprese appare un fattore cruciale per la fase di ripresa; ne deriva la necessit\u00e0 di avere a disposizione indicatori in grado di misurarne la complessit\u00e0 attraverso una sintesi dei diversi aspetti che la caratterizzano. 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