{"id":28991,"date":"2016-12-03T13:05:10","date_gmt":"2016-12-03T12:05:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=28991"},"modified":"2016-12-11T12:51:12","modified_gmt":"2016-12-11T11:51:12","slug":"censis-sistema-welfare-del-50-rapporto-censis-sulla-situazione-sociale-del-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/censis-sistema-welfare-del-50-rapporto-censis-sulla-situazione-sociale-del-paese\/","title":{"rendered":"census. \u00abThe welfare system\u00bb of the 50th Censis Report on the country&#039;s social situation"},"content":{"rendered":"<p><em>Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che nel 2016 hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche.<\/em><\/p>\n<p class=\"xTitolo\"><a href=\"http:\/\/www.censis.it\/7?shadow_comunicato_stampa=121090\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Il capitolo \u00abIl sistema di welfare\u00bb del 50\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2016 &#8211; \u00a092\/12\/2016<\/span><\/a><\/p>\n<p>R<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.censis.it\/application\/xmanager\/projects\/censis\/attachments\/shadow_evento\/immagines\/000\/121\/138\/NEW50rapporto_pic.jpg\" alt=\"Risultati immagini per rapporto censis 2016\" width=\"194\" height=\"129\" \/>oma, 2 dicembre 2016 &#8211; <strong>La scure non guarir\u00e0 la sanit\u00e0 italiana.<\/strong> Il progressivo restringimento del welfare legato agli obiettivi di finanza pubblica appare evidente nella dinamica recente della spesa sanitaria. Dal 2009 al 2015 si registra solo una lieve riduzione in termini reali della spesa pubblica. Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria privata, dopo una fase di crescita significativa, si riduce a partire dal 2012, per riprendere ad aumentare negli ultimi due anni (+2,4% dal 2014 al 2015), fino a raggiungere nel 2015 i 34,8 miliardi di euro, cio\u00e8 poco meno del 24% della spesa sanitaria totale. Aumenta poi la compartecipazione dei cittadini alla spesa: +32,4% in termini reali dal 2009 al 2015 (con un incremento pi\u00f9 consistente della compartecipazione alla spesa farmaceutica: 2,9 miliardi, +74,4%). Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che nel 2016 hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche. Anche l&#8217;offerta ospedaliera mostra una progressiva riduzione dei posti letto (3,3 per 1.000 abitanti in Italia nel 2013 secondo i dati Eurostat, contro i 5,2 in media dei 28 Paesi Ue, gli 8,2 della Germania e i 6,3 della Francia).<\/p>\n<p><strong>La salute e i limiti della disintermediazione.<\/strong> L&#8217;accesso diretto all&#8217;informazione sanitaria, certamente enfatizzato dalle potenzialit\u00e0 praticamente infinite della rete, ha avuto un impatto <img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/nrEgc1QHkmI\/mqdefault.jpg\" alt=\"Risultati immagini per rapporto censis 2016\" \/>dirompente anche sulla trasformazione della relazione medico-paziente. Il modello a cui si riferisce la quota maggiore degli italiani (50,9%) \u00e8 quello della scelta terapeutica condivisa: una relazione basata sul dialogo, nella quale il medico e il paziente collaborano per prendere decisioni riguardanti la salute di quest&#8217;ultimo. Anche il paziente utente informato del web ribadisce il ruolo strategico del medico come fonte principale di informazione sanitaria (il 73,3% degli italiani cita il medico di medicina generale), mentre circa un italiano su 5 ammette la funzione strategica di televisione e internet. La quota di chi ritiene che troppe informazioni reperite sul web possano confondere chi non \u00e8 esperto e che su questioni riguardanti la salute a decidere debbano essere i medici \u00e8 cresciuta nel tempo, passando dal 46,6% del 2006 al 54,5% del 2014. Nel 2016 quasi la met\u00e0 degli italiani attribuisce al medico di medicina generale la responsabilit\u00e0 di dare informazioni circostanziate ai pazienti e di guidarli verso le strutture pi\u00f9 adatte, a fronte del 12,1% che attribuisce a internet un ruolo strategico nella selezione delle strutture e dei professionisti attraverso la disponibilit\u00e0 di informazioni sicure e certificate sui servizi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia non \u00e8 un Paese per genitori.<\/strong> Che in Italia si facciano pochi figli e sempre pi\u00f9 avanti negli anni \u00e8 una consapevolezza ormai diffusa nell&#8217;immaginario collettivo. Secondo una indagine del Censis, l&#8217;87,7% degli italiani pensa che il nostro Paese sia afflitto dalla scarsa natalit\u00e0. Per l&#8217;83,3% la crisi economica ha avuto un impatto sulla propensione alla natalit\u00e0 rendendo pi\u00f9 difficile la scelta di avere figli anche per chi li vorrebbe. Il 60,7% \u00e8 tuttavia convinto che, se migliorassero gli interventi pubblici su vari fronti (sussidi, asili nido, sgravi fiscali, orari di lavoro pi\u00f9 flessibili, permessi per le esigenze dei figli), la scelta di avere un figlio sarebbe pi\u00f9 facile. Pesa per\u00f2 anche la presa di coscienza tardiva circa la presenza di eventuali problemi di infertilit\u00e0, che allunga inevitabilmente i tempi di accesso alle cure e quindi la loro efficacia. Le coppie che si sottopongono alle tecniche di Pma (procreazione medicalmente assistita) sperimentano un percorso articolato, con modalit\u00e0 di accesso e opportunit\u00e0 molto differenziate tra le diverse regioni: il 76% delle coppie in trattamento pensa che chi ha problemi di questo genere in Italia sia svantaggiato rispetto a chi vive in altri Paesi europei, il 79,5% pensa che non in tutte le regioni sia assicurato lo stesso livello di qualit\u00e0 nei trattamenti, cos\u00ec come la gratuit\u00e0 dell&#8217;accesso alle cure (74,3%).<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/media02.radiovaticana.va\/photo\/2016\/12\/02\/RV21648_Articolo.jpg\" alt=\"Risultati immagini per rapporto censis 2016\" width=\"581\" height=\"411\" \/>Disegualmente poveri: la geografia dei nuovi disagi.<\/strong> Il mercato del lavoro oggi genera sempre meno opportunit\u00e0 occupazionali lasciando senza redditi da lavoro quote crescenti di famiglie. Tuttavia, la povert\u00e0 economica \u00e8 solo uno degli aspetti del disagio sociale. La deprivazione coinvolge anche famiglie che sono al di sopra della soglia di povert\u00e0. Sono in condizioni di deprivazione materiale grave 6,9 milioni di persone nel 2014 (+2,6 milioni rispetto al 2010) e uno zoccolo duro di 4,4 milioni deprivati di lungo corso, cio\u00e8 almeno dal 2010. Le famiglie in deprivazione abitativa sono 7,1 milioni nel 2014 (+1,7% rispetto al 2004). Quelle in severa deprivazione abitativa sono 826.000 (+0,4% rispetto al 2004). Circa il 20% ha problemi di umidit\u00e0 in casa, il 16,5% di sovraffollamento e il 13,2% di danni fisici all&#8217;abitazione. Le famiglie in deprivazione di beni durevoli sono 2,5 milioni nel 2014, di queste 775.000 sono in gravi condizioni di deprivazione. Le famiglie in povert\u00e0 alimentare sono oltre 2 milioni nel 2014 (pari all&#8217;8% del totale). E i minori in povert\u00e0 relativa nel 2015 sono oltre 2 milioni (il 20,2% del totale). La crisi e la stentata ripresa hanno creato un gorgo che pu\u00f2 attirare in s\u00e9 anche chi tradizionalmente \u00e8 rimasto lontano dal disagio: questo genera una incertezza diffusa e spinge a pensare che solo pochi sono fuori dal rischio di cadere in condizioni di disagio.<\/p>\n<p><strong>I popoli delle pensioni.<\/strong> I nuovi pensionati sono pi\u00f9 anziani rispetto al passato e hanno anche redditi pensionistici mediamente migliori, come effetto di carriere contributive pi\u00f9 lunghe e continuative nel tempo, e occupazioni in settori e con inquadramenti professionali migliori. Tra il 2004 e il 2013 l&#8217;incidenza dei nuovi pensionati di vecchiaia che hanno versato contributi per non pi\u00f9 di 35 anni scende dal 54,9% al 37,5%, quella di chi ha versato contributi per un periodo compreso tra i 36 e i 40 anni dal 37,6% al 33,7%, mentre per chi ha percorsi contributivi superiori ai 40 anni l&#8217;incidenza si quadruplica, passando dal 7,6% al 28,8%. In generale, si registra un miglioramento della condizione socio-economica dei pensionati: negli anni 2008-2014 il reddito medio del totale delle pensioni \u00e8 passato da 14.721 a 17.040 euro (+5,3%). Per 3,3 milioni di famiglie con pensionati le prestazioni pensionistiche sono l&#8217;unico reddito familiare e per 7,8 milioni i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile. Cos\u00ec, si stimano in 1,7 milioni i pensionati che hanno ricevuto un aiuto economico da parenti e amici. Ma i pensionati non possono essere considerati solo come recettori passivi di risorse e servizi di welfare, perch\u00e9 sono anche protagonisti di una redistribuzione orizzontale di risorse economiche: sono 4,1 milioni quelli che hanno prestato ad altri un aiuto economico.<\/p>\n<p>Related news:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.censis.it\/7?shadow_comunicato_stampa=121085\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Gli italiani e la salute: una trasformazione antropologica attraverso il racconto dei 50 Rapporti Censis<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2016\/12\/02\/news\/censis_l_italia_bloccata_che_non_investe_piu_torna_a_tuffarsi_nel_sommerso-153253818\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Censis, l&#8217;Italia bloccata non investe pi\u00f9. Giovani pi\u00f9 poveri dei loro nonni<\/span><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che nel 2016 hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche. 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