{"id":31973,"date":"2017-06-28T19:55:20","date_gmt":"2017-06-28T17:55:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=31973"},"modified":"2017-06-28T19:55:20","modified_gmt":"2017-06-28T17:55:20","slug":"aifa-diecimila-molecole-solo-quella-riesce-completare-ciclo-sviluppo-ad-ottenere-lapprovazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/aifa-diecimila-molecole-solo-quella-riesce-completare-ciclo-sviluppo-ad-ottenere-lapprovazione\/","title":{"rendered":"AIFA. Out of ten thousand molecules, only one is the one that manages to complete the development cycle until obtaining approval"},"content":{"rendered":"<h1 id=\"page-title\">Nuove collaborazioni per nuove terapie: le promesse della venture philanthropy<\/h1>\n<p>La \u201cvalle della morte\u201d: cos\u00ec viene chiamata la fase preclinica della ricerca traslazionale, dove restano senza ulteriore possibilit\u00e0 di sviluppo la maggior parte dei nuovi (o potenziali tali) trattamenti farmacologici. Nonostante il progresso degli ultimi 30 anni di ricerca biomedica, che ha reso possibile una migliore conoscenza della biologia umana e quindi l\u2019individuazione di terapie pi\u00f9 efficaci anche per patologie ritenute impossibili da eradicare o contenere, il tasso di successo dei programmi di sviluppo di nuovi trattamenti resta purtroppo incredibilmente basso. Su diecimila disegni clinici, solo uno \u00e8 quello che riesce a completare il ciclo di sviluppo fino ad ottenere l\u2019approvazione del trattamento (secondo le stime statunitensi) con rischi e costi molto ingenti, pari a circa un miliardo di dollari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/slideplayer.it\/571493\/1\/images\/10\/RICERCA+PRECLINICA+E+FARMACI+BIOTEC.jpg\" alt=\"Risultati immagini per ricerca preclinica farmaci\" width=\"508\" height=\"381\" \/>Sono le motivazioni che ben conosciamo che scoraggiano, ad esempio, la ricerca profit e gli investimenti dell\u2019industria nel campo delle malattie rare. E che dunque impongono il ripensamento dei meccanismi di finanziamento della ricerca, abbracciando nuove partnership pubblico-privato in sinergia con il terzo settore e il volontariato, in quello che \u00e8 l\u2019approccio della \u201c<em>venture philanthropy<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Parliamo di una modalit\u00e0 anglosassone di investimento \u201cmisto\u201d, il cui obiettivo \u00e8 una finalit\u00e0 sociale, recentemente introdotta anche in Italia per l\u2019erogazione di servizi assistenziali e che noi orgogliosamente ricordiamo soprattutto per l\u2019iter di approvazione del farmaco Strimvelis, prima terapia genica per una grave malattia rara (ADA-SCID, deficit di adenosina deaminasi). A ben pensare la venture philanthropy ricalca in qualche modo il modello della medicina traslazionale, l\u2019ambito biomedico in cui l\u2019interconnessione multi-disciplinare \u00e8 la chiave per arrivare a risposte di salute concrete: dal laboratorio, al letto del paziente, al dialogo con la comunit\u00e0 (\u201c<em>from bench to bedside<\/em>\u201d). Entrambe hanno lo stesso identico obiettivo: ottenere ritorni in termini \u201cumani\u201d anzich\u00e9 di profitto.<\/p>\n<p>Il caso Strimvelis racconta tutto questo e getta le basi per un modello di collaborazione profit\/non-profit da consolidare e applicare, soprattutto nell\u2019ambito dello sviluppo di nuove terapie orfane. Un successo tutto italiano, dovuto alla stretta collaborazione tra una fondazione filantropica no profit, un istituto di ricerca e cura a carattere scientifico, l\u2019agenzia regolatoria e una azienda\u00a0 farmaceutica, che si sono integrate in una alleanza strategica per velocizzare il percorso di sperimentazione e tradurre i risultati della ricerca nella pratica clinica, a totale beneficio dei pazienti.<\/p>\n<p>Esempi simili sono per fortuna rintracciabili anche in altre aree terapeutiche e un\u2019interessante <a class=\"ext\" href=\"http:\/\/www.nejm.org\/doi\/full\/10.1056\/NEJMra1612575#t=article\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">revision<\/a> pubblicata il mese scorso sul New England Journal of Medicine<a href=\"http:\/\/www.agenziafarmaco.gov.it\/content\/nuove-collaborazioni-nuove-terapie-le-promesse-della-venture-philanthropy#academic\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><sup>1<\/sup><\/a> passa in rassegna alcuni importanti traguardi raggiunti oltreoceano.<\/p>\n<p>Il primo grande risultato \u00e8 quello ottenuto con il disegno e lo sviluppo di ivacaftor (Kalydeco), farmaco a designazione orfana per il trattamento della fibrosi cistica, disponibile gi\u00e0 da alcuni anni anche in Italia e frutto della stretta sinergia fra le differenti anime della ricerca su indicate, ma anche di specifici programmi di assistenza ai pazienti che ne hanno permesso l\u2019accesso, visti gli ingenti costi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/image.slidesharecdn.com\/gddistedtorphy-141130184446-conversion-gate01\/95\/the-changing-pharma-rd-model-gddis-leaders-summit-ted-torphy-cso-head-external-innovation-research-excellence-advance-technologies-janssen-rd-21-638.jpg?cb=1417374337\" alt=\"Risultati immagini per venture philanthropy pharma\" width=\"597\" height=\"448\" \/>La revisione analizza poi il caso delle terapie per il mieloma multiplo che grazie alla collaborazione fra ricercatori, aziende, agenzie regolatorie e gli stessi pazienti ha portato all\u2019approvazione di ben nove nuove molecole in quindici anni.<\/p>\n<p>In ultimo, per il diabete mellito di tipo 1, questo approccio multidisciplinare e a \u201cpi\u00f9 mani\u201d ha favorito la disponibilit\u00e0 dei farmaci da parte delle aziende per le sperimentazioni sui pazienti e soprattutto la condivisione dei dati e dei risultati anche in presenza di fallimenti, che solo grazie alla rete instauratasi sono stati proficuamente ritarati con esito positivo e tempi pi\u00f9 ristretti, a vantaggio non solo dei malati ma di tutta la comunit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p>Questi esempi di applicazione della <em>venture philanthropy<\/em> hanno in comune un preciso meccanismo dove ogni elemento dell\u2019ingranaggio riveste un ruolo univoco e fondamentale per far muovere la macchina della ricerca e colmare cos\u00ec il gap tra fase preclinica e trials avanzati. E\u2019 l\u2019auspicato superamento della logica a silos che penalizza il progresso se ogni attore persegue i propri obiettivi in modo autonomo e individuale.<\/p>\n<p>E\u2019 interessante leggere con occhio critico la tabella a corredo dell\u2019articolo del NEJM che racconta visivamente come ogni componente di questo grande insieme abbia al centro una sola variabile sempre in comune: il paziente. Protagonista del suo percorso di salute nonch\u00e9 fruitore finale, coinvolto dal principio ed educato responsabilmente come attore consapevole del programma di sviluppo delle terapie per lui pensate, risorsa attiva e preziosa di una medicina della persona per la persona.<\/p>\n<p>1) Academic, Foundation, and Industry Collaboration in Finding New Therapies Bonnie W. Ramsey, M.D., Gerald T. Nepom, M.D., Ph.D., and Sagar Lonial, M.D. N Engl J Med 2017; 376:1762-1769May 4, 2017<\/p>\n<p><em>Mario Melazzini<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.agenziafarmaco.gov.it\/content\/nuove-collaborazioni-nuove-terapie-le-promesse-della-venture-philanthropy\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span style=\"color: #0000ff;\">AIFA Editorial &#8211;\u00a027\/06\/2017<\/span><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuove collaborazioni per nuove terapie: le promesse della venture philanthropy La \u201cvalle della morte\u201d: cos\u00ec viene chiamata la fase preclinica della ricerca traslazionale, dove restano senza ulteriore possibilit\u00e0 di sviluppo la maggior parte dei nuovi (o potenziali tali) trattamenti farmacologici. 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