{"id":3974,"date":"2014-10-07T11:30:31","date_gmt":"2014-10-07T09:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=3974"},"modified":"2015-09-02T18:18:14","modified_gmt":"2015-09-02T16:18:14","slug":"lobby-aziende-influenzano-decisioni-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/lobby-aziende-influenzano-decisioni-europee\/","title":{"rendered":"Lobby: here are the companies that influence European decisions"},"content":{"rendered":"<h4>di Gabriella Meroni<\/h4>\n<h2>Philip Morris, Microsoft, Bayer ma anche la cinese Huawei: ecco le multinazionali che spendono milioni di euro per cercare di determinare le decisioni del Parlamento europeo (ovviamente a loro favore). E visto che le industrie del tabacco dovrebbero sottostare a regole pi\u00f9 rigide, l&#8217;ombudsman europeo ha avviato un&#8217;indagine su Barroso<\/h2>\n<figure><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"stop sign\" src=\"http:\/\/www.vita.it\/static\/upload\/sto\/stop-sign.jpg\" alt=\"stop sign\" \/><\/figure>\n<div>\n<p><strong>E&#8217; il gigante del tabacco Philip Morris il re dei lobbisti in Europa, delle aziende cio\u00e8 che ogni anno mettono a budget milioni di dollari per influenzare le decisioni prese dalle istituzioni dell&#8217;Unione,<\/strong>\u00a0Parlamento in testa. La classifica dei top spenders \u00e8 stata redatta da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lobbyfacts.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LobbyFacts<\/a>, un progetto congiunto di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.foeeurope.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Amici della Terra Europa<\/a>, \u00a0<a href=\"http:\/\/corporateeurope.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Corporate Europe Observatory<\/a>\u00a0e la tedesca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lobbycontrol.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LobbyControl<\/a>.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;osservatorio, Philip Morris ha speso l&#8217;anno scorso oltre 5 milioni di dollari, seguita al secondo posto dalla societ\u00e0 petrolifera\u00a0<strong>ExxonMobil\u00a0<\/strong>con 5 milioni tondi. Una terza multinazionale americana, la\u00a0<strong>Microsoft<\/strong>, ha speso 4.750.000 di euro per attivit\u00e0 di lobbying, cos\u00ec come hanno fatto\u00a0<strong>Shell\u00a0<\/strong>And\u00a0<strong>Gdf Suez<\/strong>, entrambe sopra i 4 milioni. In classifica, dopo l&#8217;americana\u00a0<strong>General Electric<\/strong>, troviamo anche un&#8217;azienda cinese, la\u00a0<strong>Huawei Technologies<\/strong>\u00a0and the pharmaceutical multinational\u00a0<strong>Bayer<\/strong>, la cui sede centrale \u00e8 in Germania.<\/p>\n<p><strong>\u201cNon c&#8217;\u00e8 da stupirsi che un&#8217;organizzazione come la nostra si attivi per difendere il proprio punto di vita quando vengono discusse questioni politiche rilevanti\u201d,\u00a0<\/strong>ha dichiarato il responsabile della comunicazione di Philip Morris, Iro Antoniadou, \u201criportando questa attivit\u00e0 con precisione nel\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/transparencyregister\/info\/homePage.do\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Transparency Register<\/a>. Vorremmo anzi che questa fosse una pratica comune a tutte le altre organizzazioni che hanno contribuito con le loro opinioni al processo decisionale della Ue\u201d.<\/p>\n<p>Philip Morris \u00e8 schizzata in testa alla classifica delle aziende lobbiste nel 2013, aumentando la spesa da 1,25 milioni a 5,25, perch\u00e9 l&#8217;anno scorso \u00e8 stato cruciale per il settore del tabacco:\u00a0<strong>\u00e8 stata infatti approvata la\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/health\/tobacco\/docs\/dir_201440_it.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Direttiva sui prodotti del tabacco (2014\/40\/UE)<\/a>, che ha fissato nuove norme relative alla lavorazione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco<\/strong>\u00a0e dei prodotti correlati. In particolare, la direttiva vieta le sigarette e il tabacco da arrotolare contenenti aromi, impone all&#8217;industria del tabacco di trasmettere relazioni dettagliate agli Stati membri sugli ingredienti utilizzati nei prodotti del tabacco, e prevede che sui pacchetti figurino avvertenze relative alla salute che coprano il 65% della superficie esterna del fronte e del retro della confezione di sigarette o di tabacco.<\/p>\n<p>Le ingenti spese della Philip Morris hanno allarmato molti gruppi della societ\u00e0 civile europea che contestano alla Commissione di\u00a0<strong>non rispettare i protocolli dell&#8217;Organizzazione mondiale della Sanit\u00e0 in materia di lobbying condotta dalle aziende produttrici di tabacco<\/strong>; in particolare l&#8217;Oms impone alle istituzioni pubbliche di rendere noti gli incontri e i contatti tra politici e rappresentanti di questo settore, e addirittura la durata delle riunioni.<\/p>\n<p>A questo riguardo,<strong>\u00a0l&#8217;Ombudsman europeo Emily O&#8217;Reilly \u00a0<a href=\"http:\/\/static.euractiv.com\/files\/opinion_request_201400852_20062014_130100_2.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha avviato a giugno un&#8217;indagine\u00a0<\/a>per scoprire la verit\u00e0 circa presunti \u201cincontri segreti\u201d<\/strong>\u00a0tra politici europei e industrie del tabacco, e si \u00e8 detta \u201cinsoddisfatta\u201d della risposta fornita verbalmente da Manuel Barroso, nella quale si sottolinea il rispetto della Commissione per le regole dell&#8217;Oms. Barroso aveva tempo fino al 30 settembre per replicare con una memoria scritta, ma finora nessun documento \u00e8 arrivato sulla scrivania della signora O&#8217;Reilly.<\/p>\n<p><strong>I TOP SPENDERS DELLE LOBBY presso l&#8217;Unione Europea\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>1 &#8211; Philip Morris: 5,25<\/p>\n<p>2 &#8211; Exxon Mobile: 5<\/p>\n<p>3 &#8211; Microsoft: 4,75<\/p>\n<p>4 &#8211; Shell: 4,5<\/p>\n<p>5 &#8211; Siemens AG: 4,35<\/p>\n<p>6 &#8211; Gdf Suez: 4<\/p>\n<p>7 &#8211; General Electric: 3,5<\/p>\n<p>8 &#8211; Huawei: 3<\/p>\n<p>9 &#8211; Bayer: 2,76<\/p>\n<p>10 &#8211; Telekom Austria: 2,75<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(dati in milioni di euro)<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gabriella Meroni Philip Morris, Microsoft, Bayer ma anche la cinese Huawei: ecco le multinazionali che spendono milioni di euro per cercare di determinare le decisioni del Parlamento europeo (ovviamente a loro favore). 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