{"id":4628,"date":"2014-10-28T10:41:14","date_gmt":"2014-10-28T09:41:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=4628"},"modified":"2014-10-29T18:29:39","modified_gmt":"2014-10-29T17:29:39","slug":"sanita-italiani-sempre-informati-rassegnati-fai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/sanita-italiani-sempre-informati-rassegnati-fai\/","title":{"rendered":"census. Healthcare: Italians increasingly informed, but resigned to &quot;do it yourself&quot;"},"content":{"rendered":"<p><i>Uso farmaci: secondo indicazioni del medico solo se malattia \u00e8 grave.<\/i><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.censis.it\/7?shadow_comunicato_stampa=120983\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Comunicato stampa Censis \u2013 27\/10\/2014<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.italiaglobale.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/CENSIS.jpg\" width=\"283\" height=\"118\" \/>Il 70% si ritiene informato, ma il 55% teme la confusione. Il 49% giudica inadeguati i servizi sanitari della propria regione e la percentuale sale al 72% al Sud. Colpa delle liste d&#8217;attesa, per il 64%. Per il 45% il ticket \u00e8 una tassa iniqua e per il 35% i farmaci garantiti dal Ssn sono insufficienti<\/p>\n<p>Roma, 27 ottobre 2014 &#8211;\u00a0<b>Peggioramento del Servizio sanitario nazionale e Paese spaccato.<\/b>\u00a0\u00c8 molto diffusa la percezione che la qualit\u00e0 dell&#8217;assistenza sanitaria pubblica si vada riducendo, con punte di grave malcontento nelle regioni meridionali. Il 49% degli italiani giudica inadeguati i servizi sanitari offerti dalla propria regione, ma la percentuale si riduce significativamente al Nord-Est (27,5%) e aumenta nettamente al Sud (72%). Seppure la maggioranza degli italiani ritiene che il Servizio sanitario della propria regione sia rimasto uguale negli ultimi due anni, in particolare al Nord-Est (70%), il 38,5% rileva un peggioramento, e ad avere questa opinione sono soprattutto i residenti del Mezzogiorno (46%). \u00c8 quanto emerge dal Monitor Biomedico 2014, l&#8217;indagine condotta periodicamente dal Censis nell&#8217;ambito del Forum per la Ricerca Biomedica che fa il punto sulle questioni chiave della sanit\u00e0 italiana. L&#8217;aspetto che pesa pi\u00f9 negativamente nel rapporto con le strutture sanitarie pubbliche \u00e8 la lunghezza delle liste d&#8217;attesa: \u00e8 l&#8217;opinione del 64% degli italiani. Negativo \u00e8 anche il giudizio sulla chiusura dei piccoli ospedali: il 67% si dichiara contrario, perch\u00e9 costituiscono un presidio importante (44%). Cresce la quota di coloro che reputano negativa l&#8217;attribuzione di maggiori responsabilit\u00e0 alle regioni (il 36% di oggi contro il 30,5% del 2012).<\/p>\n<p><b>L&#8217;impatto della crisi e l&#8217;aumento del \u00abfai da te\u00bb.<\/b>\u00a0A causa della crisi, nell&#8217;ultimo anno il 53% degli italiani si \u00e8 rassegnato a sopportare tempi di attesa pi\u00f9 lunghi per effettuare analisi, visite e cure mediche nelle strutture pubbliche. Ed \u00e8 aumentato il \u00abfai da te\u00bb: il 48% si \u00e8 rivolto direttamente al privato per effettuare analisi, visite e cure a causa delle liste d&#8217;attesa, il 35% si \u00e8 rivolto al privato per ricevere prestazioni di migliore qualit\u00e0, e due terzi degli italiani hanno sostenuto spese di tasca propria, in particolare per il ticket sui farmaci (66%) e sulle visite specialistiche (45,5%), o per le prestazioni odontoiatriche private (45,5%).<\/p>\n<p><b>Le malattie che fanno paura e l&#8217;importanza della prevenzione.<\/b>\u00a0Le malattie che fanno pi\u00f9 paura sono i tumori (63%), seguiti dalle patologie che provocano la non autosufficienza (31%), quelle cardiovascolari (28%) e quelle neurologiche (26%). Anche a questo proposito aumentano le forme di autoregolazione: per mantenersi in buona salute, il 44% della popolazione dichiara di seguire una dieta sana e il 19,5% vorrebbe farlo, ma non ci riesce. La prevenzione coinvolge una parte consistente di italiani: il 43% effettua controlli medici una o due volte all&#8217;anno, mentre il 14% li effettua ancora pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn2.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcT2vuVVdX8b0Qu0gKVvPz_vZ5BaWwcl-UU1-o8QmtBaSna2YxHf\" width=\"275\" height=\"183\" \/>L&#8217;informazione sulla salute corre sul web.<\/b>\u00a0Pi\u00f9 del 70% degli italiani si ritiene molto o abbastanza informato sulla salute, ma cresce la quota di coloro che temono il rischio della confusione causata dalle troppe informazioni (il 54,5% contro il 41% del 2012). Il medico di base rimane la fonte di informazione pi\u00f9 consultata dagli italiani (73%), seguito dallo specialista (27%). Ma cresce il ruolo dei media. La percentuale di italiani che almeno qualche volta traducono in comportamenti le informazioni sulla salute acquisite da tv, radio, giornali, internet \u00e8 passata dal 30% del 2012 al 48% del 2014. Si tratta pi\u00f9 frequentemente dell&#8217;acquisto di integratori e vitamine (35%) o farmaci (25%), ma anche di modifiche al proprio stile di vita (26%). A utilizzare internet come fonte di informazione sanitaria \u00e8 ormai il 42% degli italiani. Di questi, il 78% usa il web per informarsi su patologie specifiche, il 29% per trovare informazioni su medici e strutture a cui rivolgersi, il 25% per prenotare visite, esami o comunicare tramite e-mail con il proprio medico.<\/p>\n<p><b>Il rapporto medico-paziente tra obbedienza e empowerment.<\/b>\u00a0Gli italiani hanno fiducia nei medici, ma l&#8217;aderenza alle prescrizioni da parte dei pazienti varia a seconda della gravit\u00e0 della patologia. Nel caso di malattie gravi, nel 90% dei casi le prescrizioni del medico vengono seguite scrupolosamente nelle dosi e nella durata. Se la malattia \u00e8 meno grave, invece, aumentano l&#8217;empowerment, le decisioni soggettive e l&#8217;autogestione: la percentuale di coloro che rispettano alla lettera le indicazioni del medico scende al 57%.<\/p>\n<p><b>Il rapporto con i farmaci: grande fiducia, ma critiche al ticket e alla copertura pubblica.<\/b>\u00a0Gli italiani attribuiscono ai farmaci un ruolo importante sia nella lotta alle malattie (per il 37% la finalit\u00e0 principale delle medicine \u00e8 proprio quella di guarire dalle patologie), sia rispetto alla gestione delle cronicit\u00e0, visto che il 21% ritiene che i farmaci abbiano un ruolo importante nel miglioramento della qualit\u00e0 della vita dei pazienti e nel garantire la possibilit\u00e0 di convivere a lungo con le malattie croniche. Per il 15,5% i farmaci devono svolgere una funzione di prevenzione delle malattie e per il 7% devono sconfiggere per sempre le patologie mortali. Il giudizio sul livello di copertura farmaceutica garantito dal Servizio sanitario nazionale \u00e8 in prevalenza positivo, ma aumentano coloro che reputano insufficienti i farmaci garantiti dal Ssn: il 35% oggi contro il 31% del 2012. Il ticket \u00e8 una tassa iniqua per il 45% degli italiani, uno strumento inutile per il 22% e solo il 33% ritiene che sia uno strumento utile per limitare l&#8217;acquisto di farmaci. Il 42% degli italiani ha comprato pi\u00f9 frequentemente i farmaci generici rispetto a quelli con marchio commerciale nell&#8217;ultimo anno, ma il 45% dichiara di preferire il farmaco di marca (contro il 35% del 2012).<\/p>\n<p><i>Questi sono i principali risultati del Monitor Biomedico 2014, realizzato dal Censis nell&#8217;ambito delle attivit\u00e0 del Forum per la Ricerca Biomedica, presentati oggi a Roma da Ketty Vaccaro, Responsabile del settore Welfare del Censis, e discussi da Carla Collicelli, Vicedirettore del Censis, Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, e Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria.<\/i><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uso farmaci: secondo indicazioni del medico solo se malattia \u00e8 grave. Comunicato stampa Censis \u2013 27\/10\/2014 Il 70% si ritiene informato, ma il 55% teme la confusione. Il 49% giudica inadeguati i servizi sanitari della propria regione e la percentuale sale al 72% al Sud. 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