{"id":4637,"date":"2014-10-28T11:02:52","date_gmt":"2014-10-28T10:02:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=4637"},"modified":"2014-10-28T11:05:03","modified_gmt":"2014-10-28T10:05:03","slug":"sanita-si-tagliano-i-servizi-non-gli-sprechi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/sanita-si-tagliano-i-servizi-non-gli-sprechi\/","title":{"rendered":"Healthcare, services are cut and not waste (L&#039;Espresso)"},"content":{"rendered":"<h3>Quattro miliardi in meno \u2028alle Regioni. Che invece \u2028degli sperperi riducono i servizi \u2028di ospedali e Asl. Con il rischio di conseguenze serie sulla salute degli italiani. Ecco quali<\/h3>\n<p itemtype=\"http:\/\/schema.org\/Person\"><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2014\/10\/27\/news\/sanita-si-tagliano-i-servizi-e-non-gli-sprechi-1.185578\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">DI\u00a0LUCA CARRA E CRISTINA DA ROLD &#8211;\u00a027 ottobre 2014 &#8211; L&#8217;ESPRESSO<\/a><\/p>\n<p itemtype=\"http:\/\/schema.org\/Person\">Tagliare la sanit\u00e0 non si pu\u00f2. Ma Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, ha parlato chiaro: i\u00a0<strong>quattro miliardi in meno previsti dalla manovra del governo<\/strong>\u00a0si tradurranno necessariamente in sforbiciate alla sanit\u00e0, che si porta via pi\u00f9 del 70 per cento del loro budget. E se la spending review imporrebbe razionalizzazioni e costi standard (la celebre siringa che in Veneto costa 4 centesimi e in Sicilia 60) contro gli sprechi, sembra aver ragione il presidente del Veneto Luca Zaia quando dice che Renzi non ha la forza di imporli. Perch\u00e9, infatti, dopo averne a lungo parlato lascia nelle mani dei governatori la patata bollente, limitandosi a un taglio lineare che saranno loro a dover declinare.<strong>Il rischio \u00e8 allora che, come \u00e8 accaduto finora, si finisca con l\u2019erodere i servizi invece che mettere ordine nella spesa, in particolare nelle regioni dove i costi sono gi\u00e0 fuori controllo<\/strong>. Insomma, se \u00e8 vero che i prezzi pagati per le forniture (dalle protesi da impiantare alle lavanderie) sono diversissimi da Asl a Asl, \u00e8 anche vero che molti direttori generali non sono riusciti, o non hanno voluto razionalizzarli nonostante anni di reprimende pubbliche e tagli. Fare una spending review seria imponeva di usare il bisturi dove si spreca, invece la manovra d\u00e0 un colpo d\u2019accetta ai fondi statali col rischio di obbligare anche le regioni virtuose a limare servizi essenziali.Perch\u00e9, al netto di questa revisione capillare dei costi delle forniture, negli ospedali italiani \u201cgrasso che cola\u201d non ce n\u2019\u00e8 proprio pi\u00f9. Il sistema sanitario al momento tiene. Ma gi\u00e0 scricchiola. E i dati indicano che erodere ancora i budget potrebbe avere conseguenze serie sulla salute degli italiani. Cos\u00ec gli epidemiologi guidati da Giuseppe Costa dell\u2019universit\u00e0 di Torino sono al lavoro per escogitare nuove strategie anti-crisi nel\u00a0<strong>Libro Bianco sulle disuguaglianze di salute in Italia<\/strong>\u00a0(che sar\u00e0 reso noto nei primi giorni di dicembre). Strategie, non altri tagli perch\u00e9 le mille manovre dei governi Berlusconi, Monti e Letta gi\u00e0 mostrano i loro effetti e l\u2019<strong>Istat<\/strong>, confrontando malattie e percezioni soggettive dello stato di salute degli italiani nel 2005 e nel 2013, cio\u00e8 prima e durante la crisi,\u00a0<strong>ha scoperto che il nostro paese comincia a stare assai peggio che in passato<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 vero per\u00f2 che altre nazioni (Grecia in testa) se la passano peggio, come mostra un ultimo studio della rivista \u201c<strong>The Lancet<\/strong>\u201d. Noi abbiamo certamente goduto dello scudo del Ssn che copre gratuitamente l\u2019intera popolazione. Ma fino a quando potr\u00e0 farlo? Se gi\u00e0 oggi vediamo che non ci sono soldi per la prevenzione; che anche il ceto medio non riesce a pagare il ticket e rinuncia alle cure; che le madri disertano i pediatri e si taglia la salute delle generazioni future.<\/p>\n<p><strong>PREVENIRE COSTA<\/strong><\/p>\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" alt=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.185582.1414408197!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_480\/image.jpg\" width=\"480\" height=\"553\" \/><\/figure>\n<p>Il dato nudo e crudo da cui partire \u00e8 che con un 7 per cento del Pil all\u2019anno l\u2019Italia investe relativamente poco in salute; ma soprattutto spende proporzionalmente sempre meno rispetto agli altri. Se la media dei paesi Ocse infatti ha rallentato la crescita degli investimenti in sanit\u00e0, l\u2019Italia \u00e8 andata sotto zero sia nel 2008 sia nel 2012 e nel 2013.<\/p>\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" alt=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.185580.1414408123!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_480\/image.jpg\" width=\"480\" height=\"740\" \/><\/figure>\n<p>E quel che \u00e8 peggio \u00e8 che\u00a0<strong>i fondi per la prevenzione sono scandalosamente bassi<\/strong>, pur essendo secondo molti osservatori proprio la prevenzione la prima leva per ridurre le disuguaglianze di salute e contrastare al meglio gli effetti della recessione.<\/p>\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" alt=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.185581.1414408167!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_480\/image.jpg\" width=\"480\" height=\"492\" \/><\/figure>\n<p>Perci\u00f2 preoccupa anche il fatto che\u00a0<strong>le vaccinazioni coprono una fetta alta ma decrescente di popolazione<\/strong>. E in questi anni anche salvavita come l\u2019antipolio mostrano tassi di copertura sempre pi\u00f9 bassi: nel 2013, scesa addirittura sotto la soglia storica del 95 per cento. Brutto segno.<\/p>\n<p>Come un pessimo segno \u00e8 che c\u2019\u00e8 una\u00a0<strong>battuta d\u2019arresto anche per gli screening oncologici<\/strong>\u00a0&#8211; pap-test, colon retto e mammografia &#8211; offerti gratuitamente negli ultimi dieci anni. In molte zone del Sud oggi chi decide di fare gli accertamenti anticancro se li paga. E in Campania come in Basilicata gli inviti alle donne per pap-test e mammografia non partono proprio, per la contrazione dei budget delle Asl e il blocco del turn-over del personale sanitario, che lascia questi e altri servizi sguarniti.<\/p>\n<p>Effetto della crisi, com\u2019\u00e8 noto, \u00e8 la considerevole riduzione di potere d\u2019acquisto dei pi\u00f9 indigenti ma anche del ceto medio, che comincia a risparmiare pure sulla salute. Lo mostrano i dati dell\u2019Istat sulle visite specialistiche.\u00a0<strong>Andiamo s\u00ec dal medico, ma siamo meno disposti a spendere in visite private<\/strong>.<\/p>\n<p>Tuttavia\u00a0<strong>l\u2019offerta del Ssn si contrae per effetto dei tagli e della mancanza di personale<\/strong>; quindi \u00e8 sempre l\u2019Istat a indicare che nel 2013 \u00e8 stato pi\u00f9 difficile anche farsi controllare gratuitamente di quanto non lo fosse nel 2005, mentre aumentano i ticket.<\/p>\n<p>Cos\u00ec accade che gli italiani si mettano in coda all\u2019ambulatorio pubblico dell\u2019Istituto nazionale migrazioni e povert\u00e0, situato nella struttura del San Gallicano in Trastevere a Roma. Uno si aspetta che qui visitino pi\u00f9 immigrati. E in effetti ne arrivano tanti, senza barriere e con un\u2019ottima assistenza. Ma se nel 2008 solo il 6 per cento dei pazienti che si facevano vedere a Trastevere erano italiani, nel 2013 lo sono il 40, e fra di loro si contano molti diplomati e laureati.<\/p>\n<p><strong>NO, IL DENTISTA NO<\/strong><br \/>\nIn anni magri si taglia il non necessario. La prima a risentirne \u00e8 quindi la salute dei denti per la quale l\u2019offerta pubblica \u00e8 davvero inesistente: cos\u00ec\u00a0<strong>dal 2005 a oggi le cure odontoiatriche sono diminuite di un terzo<\/strong>, e calano le visite specialistiche pi\u00f9 care, con parcella superiore ai 200 euro. Colpisce poi che ne facciano le spese anche i bambini: gi\u00e0 l\u2019anno scorso sono stati molti meno i piccoli che sono andati dal dentista per la prima volta e molti genitori rinunciano a mettergli l\u2019apparecchio salvasorriso (il calo registrato \u00e8 del 40 per cento).<\/p>\n<p><strong>Ma le famiglie non chiudono la porta solo al dentista. Smettono pure di portare i bambini dal pediatra<\/strong>. Secondo l\u2019associazione che li raccoglie, persino le visite gratuite, ma con ticket, sono calate del 20-40 per cento. I pediatri sono poi preoccupati anche perch\u00e9, spiega il presidente della Societ\u00e0 italiana di pediatria\u00a0<strong>Giovanni Corsallo<\/strong>: \u00abSempre di pi\u00f9 i bimbi vengono alimentati con prodotti non adatti a loro, e comunque non per l\u2019infanzia, a partire dall\u2019uso del latte vaccino sin dai primi mesi di vita proprio perch\u00e9 costa meno\u00bb. In alcune regioni si registrano trend in crescita delle malattie infettive che colpiscono i bambini. E\u00a0<strong>stanno peggiorando gli ausili a chi soffre di malattie croniche e rare<\/strong>: colpa dei tagli all\u2019assistenza domiciliare in alcune regioni, cos\u00ec come del costo elevato di alcuni farmaci o alimenti speciali, come quelli per celiaci.<\/p>\n<p><strong>COSA FA LA DIFFERENZA<\/strong><br \/>\nIl risultato \u00e8 che gli italiani non si sentono per niente bene. L\u2019Istat rileva che in media l\u20198 per cento di coloro che hanno passato i 25 anni dichiara di sentirsi \u201cmolto male\u201d, ma tra i laureati questa percentuale scende al 3,3 per cento mentre sfiora addirittura il 20, uno su cinque, tra chi ha un titolo di studio basso. Reddito, occupazione ed educazione sono infatti fattori decisivi per la salute delle persone, dentro e fuori la recessione economica. E tutti gli studi mostrano che allo status viene a sovrapporsi la geografia.<\/p>\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" alt=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.185579.1414408102!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_480\/image.jpg\" width=\"480\" height=\"516\" \/><\/figure>\n<p><strong>A parit\u00e0 di reddito e livello scolastico, in sostanza, vivere al Nord o al Sud fa la differenza<\/strong>. Come conferma una ricerca del Cnr che ha confrontato diabete, obesit\u00e0 e colesterolo in eccesso prima e durante la crisi, distinguendo per livello di istruzione. E dimostrato che si sono ammalate molto di pi\u00f9 le persone con minor scolarizzazione. Non potr\u00e0 andare meglio nei prossimi anni visto che le famiglie stanno progressivamente rinunciando al cibo sano e all\u2019attivit\u00e0 fisica, entrambi costosi: fra i consumi in diminuzione ci sono proprio frutta e verdura, scese nel 2013 sotto la soglia delle ottomila tonnellate.<\/p>\n<p>Insomma, sia secondo l\u2019Istat, sia secondo l\u2019Oms, soprattuto in tempi di crisi, ogni svantaggio sociale, geografico e occupazionale toglie vita e salute agli italiani, facendoli fumare di pi\u00f9, mangiare peggio, fare meno moto, incubare pi\u00f9 stress e vivere in ambienti pi\u00f9 degradati. E quel che pesa \u00e8 anche un<strong>servizio sanitario che non \u00e8 omogeneo sul territorio<\/strong>. Che perde colpi soprattutto dove \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 fragile. Le conclusioni dei numeri messi in fila dagli epidemiologi sono lapidarie: se con una bacchetta magica si potessero eliminare le differenze di reddito, occupazione e istruzione, in Italia la mortalit\u00e0 maschile si ridurrebbe del 30 per cento e quella femminile del 15.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quattro miliardi in meno \u2028alle Regioni. Che invece \u2028degli sperperi riducono i servizi \u2028di ospedali e Asl. Con il rischio di conseguenze serie sulla salute degli italiani. Ecco quali DI\u00a0LUCA CARRA E CRISTINA DA ROLD &#8211;\u00a027 ottobre 2014 &#8211; L&#8217;ESPRESSO Tagliare la sanit\u00e0 non si pu\u00f2. 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