{"id":58147,"date":"2021-04-29T01:53:02","date_gmt":"2021-04-28T23:53:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=58147"},"modified":"2021-04-28T20:20:55","modified_gmt":"2021-04-28T18:20:55","slug":"pandemia-e-comunicazione-i-5-errori-che-hanno-rovinato-la-reputazione-di-governi-aziende-farmaceutiche-e-oms","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/pandemia-e-comunicazione-i-5-errori-che-hanno-rovinato-la-reputazione-di-governi-aziende-farmaceutiche-e-oms\/","title":{"rendered":"Pandemic and communication: the 5 mistakes that have ruined the reputation of governments, pharmaceutical companies and WHO"},"content":{"rendered":"<p>A un anno dall\u2019inizio della pandemia da Covid -19, il mondo si trova ad affrontare due grandi sfide: la lotta al virus, con la ricorsa al maggior contenimento possibile dei contagi, e la campagna vaccinale pi\u00f9 estesa e rapida della storia recente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giornaledellepmi.it\/pandemia-e-comunicazione-i-5-errori-che-hanno-rovinato-la-reputazione-di-governi-aziende-farmaceutiche-e-oms\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Giornale delle PMI &#8211; 20 aprile 2021<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58159 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Comunicare-la-pandemia.jpg\" alt=\"\" width=\"423\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Comunicare-la-pandemia.jpg 800w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Comunicare-la-pandemia-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Comunicare-la-pandemia-768x403.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/>Esiste poi un\u2019altra sfida, strumentale alle altre due e di centrale importanza, quella per una comunicazione chiara, affidabile e autorevole dei temi riguardanti salute pubblica e pandemia. Davide Ippolito, cofondatore di Zwan, agenzia di reputation marketing, ha deciso di parlarne nel suo ultimo libro <em>Comunicare nella pandemia \u2013 Errori e piccoli disastri<\/em>. Edito da Mediolanum Editori, il saggio breve, snello e con approccio divulgativo, racconta la ricaduta negativa di errori concettuali e scelte discutibili sull\u2019autorevolezza delle principali istituzioni coinvolte. L\u2019obiettivo non \u00e8 per\u00f2 colpevolizzare o puntare il dito.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019autore approfondisce il ruolo che la Reputazione, analizzata scientificamente e gestita oculatamente, pu\u00f2 avere nel vincere la partita che si gioca ogni giorno per convincere la popolazione a non vanificare le misure per il contenimento del virus e gli sforzi per la vaccinazione di massa.<\/p>\n<p><strong>Una storia di errori e piccoli disastri<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIl problema non \u00e8 che le notizie non vengano date, n\u00e9 la giusta prudenza e cautela nel dare le informazioni, ma una comunicazione efficace richiede senso delle proporzioni, deve saper distinguere il giusto allarme dall\u2019allarmismo. Il fatto \u00e8 che una comunicazione scellerata finisce con il far perdere autorevolezza\u201d<\/em>\u00a0<strong>spiega Ippolito.<\/strong><\/p>\n<p>Ippolito, come detto, cita alcuni casi ben precisi, come le dichiarazioni, rilasciate pubblicamente tra gennaio e febbraio 2020, dal Presidente dell\u2019OMS che affermava \u201cla diffusione del virus non costituisce ancora un\u2019emergenza di sanit\u00e0 pubblica di rilevanza internazionale\u201d. Per non parlare dei numerosi capi politici di tutto il mondo che hanno messo in discussione l\u2019esistenza stessa del virus.<\/p>\n<p><em>\u201cCi\u00f2 che sorprende \u2013\u00a0<\/em><strong>scrive Ippolito<\/strong><em>\u00a0\u2013 non \u00e8 la rilevanza degli errori di previsione (che possono essere compresi), ma la consapevolezza che una cosa che ha sempre funzionato in passato a un certo punto smetta di funzionare inaspettatamente e tutto quello che si \u00e8 appreso risulta nel migliore dei casi irrilevante e falso, nel peggiore pericoloso e ingannevole. Questo procedimento mina fortemente la reputazione e l\u2019autorevolezza delle istituzioni preposte a governare una crisi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La chiave di lettura risiede dunque nella reputazione. In questo senso, la pandemia sembra aver distrutto a poco a poco l\u2019immagine autorevole che avevano i Governi e le Istituzioni sanitarie preposte. Tuttavia, spiega Davide Ippolito, ideatore del Reputation Rating, un algoritmo che pesa e misura le dimensioni della reputazione \u201cIl driver fondamentale che garantisce l\u2019efficacia delle scelte politiche \u00e8 la reputazione, per questo una ripartenza non pu\u00f2 non prescindere dal recuperare autorevolezza\u201d.<\/p>\n<p>Le strategie comunicative messe in atto nell\u2019ultimo anno da quelle figure che avrebbero dovuto rappresentare un punto fermo per comprendere cosa stesse accadendo hanno spesso creato confusione. Confusione che ha portato ad allarmismo, scetticismo e, nei casi pi\u00f9 estremi, negazionismo. La reputazione di organi e autorit\u00e0 ne \u00e8 uscita malconcia, e oggi le istituzioni appaiono meno autorevoli e meno trasparenti.<\/p>\n<p><strong>Nel libro l\u2019autore analizza con lucidit\u00e0 i 5 errori principali nel comunicare la Pandemia:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>La decisione di porre linee guida\u00a0fisse che portavano inevitabilmente a un falso senso di precisione e di tutela dal contagio.<\/li>\n<li>La ricerca del colpevole, dell\u2019untore<\/li>\n<li>Dare la parola e la visibilit\u00e0 ai cosiddetti \u201cesperti\u201d<\/li>\n<li>La spasmodica presentazione dei bollettini quotidiani che offrivano una comunicazione massiva di numeri e statistiche senza contestualizzare, creando ancora pi\u00f9 confusione<\/li>\n<li>Paragonare la pandemia a una guerra<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>\u201cNon si \u00e8 tenuto conto delle principali regole logiche applicate alla comunicazione e alla psicologia del comportamento. Cosa che avrebbe potuto salvare vite umane \u2013\u00a0<\/em><strong>prosegue Ippolito<\/strong><em>\u00a0\u2013 Ci\u00f2 che appare chiaro \u00e8 che anche situazioni cos\u00ec complesse dovrebbero e potrebbero essere affrontate con una scienza applicata alla comunicazione e alla gestione della reputazione delle autorit\u00e0 competenti\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ippolito, inoltre, dimostrando una buona dimestichezza con la psicologia collettiva, guida il lettore attraverso quegli errori cognitivi che dovrebbero sempre essere tenuti in considerazione quando si comunica un problema complesso: l\u2019errore di conferma, cio\u00e8 la tendenza naturale a cercare solo conferme; la fallacia narrativa, che riflette la nostra incapacit\u00e0 di osservare una sequenza di fatti senza aggiungervi una spiegazione oppure senza imporre un collegamento logico; le prove silenziose, quei ragionamenti apparentemente corretti ma viziati da errori logici.<\/p>\n<p><em>\u201cIl punto critico da raggiungere oggi \u00e8 quello della vaccinazione di massa, non del terrorismo mediatico o delle imposizioni, bisogna guadagnare con autorevolezza la fiducia di tutti per uscire rapidamente da questa crisi e tornare a una vita normale nel pi\u00f9 breve tempo possibile\u201d \u2013\u00a0<\/em>conclude Ippolito che, con questo libro consegna spunti e suggerimenti di vitale importanza a chi, nei prossimi mesi, sar\u00e0 ancora impegnato nella sfida inedita di comunicare una pandemia in un mondo dominato da media e reti sociali interconnesse.<\/p>\n<p>Related news:\u00a0<a href=\"https:\/\/aulascienze.scuola.zanichelli.it\/come-te-lo-spiego\/2020\/10\/05\/la-psicologia-del-rifiuto-dei-vaccini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La psicologia del rifiuto dei vaccini<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pharmastar.it\/news\/business\/la-reputazione-del-settore-farmaceutico-durante-la-pandemia-di-covid-cosa-ne-pensano-i-pazienti-35276\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La reputazione del settore farmaceutico durante la pandemia di Covid: cosa ne pensano i pazienti?<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.centrointerapia.it\/i-meccanismi-psicologici-che-ci-fanno-dire-no-al-vaccino-anti-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I meccanismi psicologici che ci fanno dire no al vaccino anti COVID-19<\/a><\/p>\n<p class=\"entry-title\"><a href=\"https:\/\/www.brainfactor.it\/spiegare-il-vaccino-agli-indecisi-cosa-dice-la-psicologia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Spiegare il vaccino agli indecisi? Cosa dice la psicologia<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\">La Psicologia del rifiuto dei vaccini<\/span> (sintesi)<\/p>\n<p>La nostra mente \u00e8 soggetta a una serie di bias cognitivi, cio\u00e8 a distorsioni sistematiche nel nostro modo di interpretare il mondo e di prendere decisioni. Si tratta di distorsioni delle quali non siamo consapevoli, e che a volte ci portano a prendere decisioni irrazionali anche quando siamo convinti di aver ben ponderato la questione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58160 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sordi.cronavirus_.jpg\" alt=\"\" width=\"418\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sordi.cronavirus_.jpg 500w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/sordi.cronavirus_-300x175.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/>Oggi gli psicologi riconoscono l\u2019esistenza di decine di bias cognitivi diversi che si sono sviluppati nella mente dei nostri antenati perch\u00e9 li hanno aiutati a sopravvivere, a collaborare e a competere con i loro simili. Nella vita di tutti i giorni si rivelano spesso ancora utili, ma in una societ\u00e0 tecnologica complessa come quella in cui viviamo oggi ci possono indurre a commettere errori anche molto gravi. E sono entrati in gioco anche nella grande controversia sui vaccini.<\/p>\n<p>Per quasi tutto il Novecento, quando molte gravi malattie infettive erano ancora una minaccia anche nei paesi pi\u00f9 ricchi e avanzati, i vaccini sono stati visti quasi come dei miracoli. Il 12 aprile 1955, quando fu annunciata la messa a punto di un vaccino contro la poliomielite, una malattia devastante che paralizza i muscoli, le campane di tutte le chiese d\u2019America suonarono a stormo. Per decenni, quindi, quasi a nessuno venne in mente di rifiutare un vaccino. Era cos\u00ec perch\u00e9 tutti avevano perfettamente compreso gli studi sull\u2019efficacia e la sicurezza dei vaccini? No, naturalmente, ma era ancora vivo il ricordo di quelle terribili malattie, e la percezione del rischio che si corre non vaccinandosi era accresciuta dal\u00a0<strong><em>bias della disponibilit\u00e0<\/em><\/strong>, che ci fa temere soprattutto i rischi che sono tenuti ben presenti per via dei ricordi, o semplicemente del fatto che se ne parla molto. Non solo. Siccome tutti facevano vaccinare i propri figli, questa sembrava a tutti la cosa giusta da fare. Il motivo? Il\u00a0<strong><em>bias della riprova sociale<\/em><\/strong>: nel dubbio, tendiamo a comportarci come fanno le persone intorno a noi.<\/p>\n<p>Con il passare degli anni, per\u00f2, il ricordo delle epidemie del passato svaniva, soprattutto con l\u2019arrivo di nuove generazioni che non le avevano mai conosciute. E un giorno accadde un fatto nuovo. Il 28 febbraio 1998, nel corso di una conferenza stampa in cui presentava un suo lavoro pubblicato dalla rivista scientifica Lancet, il\u00a0<a href=\"https:\/\/aulascienze.scuola.zanichelli.it\/biologia-e-dintorni\/2010\/02\/03\/vaccini-e-autismo-finalmente-la-sentenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">medico inglese Andrew Wakefield<\/a>\u00a0avanz\u00f2 l\u2019ipotesi che la vaccinazione trivalente potesse causare l\u2019insorgenza di autismo. Rilevatasi poi una truffa per ottenere indennizzi dalle aziende farmaceutiche.<\/p>\n<p>I media privilegiano sistematicamente le notizie cattive rispetto a quelle buone, e in quel momento la cattiva notizia era il legame fra il vaccino e l\u2019autismo, una condizione di cui ancora non si conosce con certezza la causa. Cos\u00ec, sempre per via del bias della disponibilit\u00e0, che questa volta agiva in senso inverso, l\u2019allarme divenne ancora pi\u00f9 forte. Vaccinare o non vaccinare i propri figli? Nel dubbio, molti genitori scelsero di non farlo, spinti dal\u00a0<strong><em>bias di omissione<\/em><\/strong>, quello che in caso di incertezza ci spinge a non agire piuttosto che ad agire. Quando un allarme riguarda bambini molto piccoli, nella nostra mente si attiva un meccanismo di difesa, sotto forma di una fortissima indignazione morale, che ci spinge a comportamenti di protezione senza metterci l\u00ec a ragionare. Una questione scientifica si era trasformata in una questione di giustizia, con delle vittime ma anche dei carnefici.<\/p>\n<p>Spesso l\u2019insorgenza dell\u2019autismo veniva notata nello stesso periodo in cui veniva fatta la vaccinazione, e questo port\u00f2 le persone a vedere un nesso di causalit\u00e0 fra le due cose: se l\u2019autismo si manifesta poco dopo la vaccinazione, allora il vaccino deve esserne stato la causa. In realt\u00e0, si tratta di due eventi indipendenti che avvengono intorno ai due anni di et\u00e0, ma il\u00a0<strong><em>bias narrativo<\/em><\/strong>\u00a0(conosciuto anche come<strong>\u00a0<em>illusione di causalit\u00e0<\/em><\/strong>) fece sembrare questo legame molto plausibile.<\/p>\n<p>Molti continuarono ad ascoltare Wakefield, e soprattutto associazioni di genitori e personalit\u00e0 varie che continuavano a sostenere che il vaccino fosse la causa dell\u2019autismo. Perch\u00e9? Il motivo \u00e8 uno dei bias pi\u00f9 potenti di cui siamo tutti vittime: il\u00a0<strong><em>bias di conferma<\/em><\/strong>. Si tratta dell\u2019istinto a cercare, a credere e a ricordare informazioni che confermano una nostra convinzione, e a rifiutare, non credere o dimenticare quelle che la possono smentire. Gli algoritmi che selezionano per noi le informazioni sui social media rinforzano ulteriormente il bias di conferma, e rinchiudono moltissimi genitori in una \u201cbolla\u201d in cui trovano soltanto post di persone o organizzazioni contrarie alle vaccinazioni. Tutte convinte di saperne di pi\u00f9 degli scienziati, anche perch\u00e9 vittime dell\u2019<strong><em>effect\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Effetto_Dunning-Kruger\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dunning-Krueger<\/a><\/em><\/strong>, un bias cognitivo che ci porta a sovrastimare le nostre competenze in un ambito, anche se queste sono in realt\u00e0 scarse.<\/p>\n<p>Da allora hanno continuato a non far vaccinare i figli. Perch\u00e9? Per via della\u00a0<strong><em>dissonanza cognitiva<\/em><\/strong>. Quando una nostra forte convinzione viene messa in dubbio, spesso prendiamo questo fatto come un attacco verso di noi, e la nostra mente si mette alla ricerca di elementi, anche palesemente assurdi, che possano difenderci. Con questi elementi quindi costruiamo una spiegazione verosimile che giustifichi la nostra convinzione, anche se \u00e8 un\u2019idea in realt\u00e0 insostenibile. In molti casi, svelare la bufala si rivela addirittura controproducente per via dell\u2019<strong><em>effetto backfire<\/em><\/strong>, che ci spinge a rafforzare le nostre convinzioni sbagliate, quando le sentiamo minacciate. Cos\u00ec, negli anni, le accuse che inizialmente erano solo al vaccino trivalente si sono poi estese a tutti i vaccini, diventando sempre pi\u00f9 forti e meno probabili, fino a immaginare l\u2019esistenza di fantomatici complotti fra case farmaceutiche, scienziati, medici e autorit\u00e0 sanitarie di tutto il mondo.<\/p>\n<p>La pandemia da Covid-19 produrr\u00e0 probabilmente un\u2019impressione cos\u00ec forte da tornare a convincere tutti della necessit\u00e0 di vaccinare i propri figli o se stessi: ecco il bias della disponibilit\u00e0 di nuovo in azione. Mai come in questo frangente, la disponibilit\u00e0 di un vaccino efficace rappresenta una miracolosa ancora di salvezza. Ma non dovremo per questo dimenticarci dei bias cognitivi che possono accecare il nostro senso critico. Solo una profonda consapevolezza della loro esistenza ci potr\u00e0 proteggere dal prossimo abbaglio. Il pericolo infatti \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo. Anzi, dentro la nostra mente.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Note:<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\">Correlazioni spurie<\/span><\/p>\n<p>In statistica, una correlazione spuria \u00e8 definita tale<strong> quando due fenomeni risultano statisticamente correlati tra loro ma non sono necessariamente legati da un rapporto causa-effetto.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58157 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Correlazione-Cage-morti-in-piscina.png\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Correlazione-Cage-morti-in-piscina.png 822w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Correlazione-Cage-morti-in-piscina-300x117.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Correlazione-Cage-morti-in-piscina-768x300.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px\" \/>Avreste mai immaginato che i soldi investiti nella ricerca scientifica, spaziale e nella tecnologia hanno avuto, per ben dieci anni (1999-2009), lo stesso trend dei suicidi commessi con impiccagione, strangolamento o soffocamento?\u00a0Oppure, avreste mai immaginato una correlazione spuria tra il numero di persone annegate in una piscina e il numero di film in cui \u00e8 comparso Nicolas Cage? Sembra assurdo, e invece anche questo trend si \u00e8 mantenuto per ben dieci anni!<\/p>\n<p>Rilevando anno dopo anno il numero di matrimoni e il numero di rondini in cielo, si pu\u00f2 osservare ad esempio una forte correlazione tra i due fenomeni, il che non \u00e8 dovuto al fatto che uno dei due influenza l&#8217;altro, ma semplicemente al fatto che in certi paesi le rondini compaiono durante le loro migrazioni in primavera ed autunno che sono pure i periodi preferiti dalle coppie nello scegliere il giorno delle nozze.<\/p>\n<p>In altri termini se due fenomeni risultano statisticamente correlati tra loro, non vuol dire necessariamente che tra di essi sussista un legame diretto di causa-effetto, potendo essere tale correlazione del tutto casuale (cio\u00e8 <i>spuria<\/i>) ovvero dipendente da una terza variabile in comune, in assenza di meccanismo logico-causale plausibile che li metta in relazione tra loro.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile rimediare a questo ordine di problemi mediante la misura e la comparazione della diversa strettezza delle correlazioni, se esistono sufficienti basi statistiche.<\/p>\n<p>Gli statistici per evitare queste trappole della mente usano\u00a0numerosi metodi, tra cui: Garantire un campione rappresentativo adeguato. Ottenere una dimensione adeguata del campione. Diffidare degli endpoint arbitrari. Controllo per quante pi\u00f9 variabili esterne possibile. Utilizzo di un\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ipotesi_nulla\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ipotesi nulla<\/a> e verifica di un <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Valore_p\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">valore p<\/a> forte.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un anno dall\u2019inizio della pandemia da Covid -19, il mondo si trova ad affrontare due grandi sfide: la lotta al virus, con la ricorsa al maggior contenimento possibile dei contagi, e la campagna vaccinale pi\u00f9 estesa e rapida della storia recente. 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