{"id":61386,"date":"2021-12-04T13:51:40","date_gmt":"2021-12-04T12:51:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=61386"},"modified":"2021-12-05T13:30:00","modified_gmt":"2021-12-05T12:30:00","slug":"rapporto-censis-la-societa-irrazionale-per-il-59-degli-italiani-circa-3-milioni-il-covid-non-esiste-per-il-109-il-vaccino-e-inutile-e-poi-il-58-e-convinto-che-la-terra-e-piatta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/rapporto-censis-la-societa-irrazionale-per-il-59-degli-italiani-circa-3-milioni-il-covid-non-esiste-per-il-109-il-vaccino-e-inutile-e-poi-il-58-e-convinto-che-la-terra-e-piatta\/","title":{"rendered":"Census report. &quot;The Irrational Society&quot;: For 5.9% of Italians (about 3 million) covid does not exist, for 10.9% the vaccine is useless. And then: the 5,8% is convinced that the earth is flat"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt; color: #000000;\">L\u2019irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il covid non <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-61390 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/CENSIS-2021.png\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/CENSIS-2021.png 538w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/CENSIS-2021-300x200.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/>esiste, per il 10,9% il vaccino \u00e8 inutile. E poi: il 5,8% \u00e8 convinto che la terra \u00e8 piatta, per il 10% l\u2019uomo non \u00e8 mai sbarcato sulla luna, per il 19,9% il 5g \u00e8 uno strumento sofisticato per controllare le persone. Perch\u00e9 sta succedendo? \u00c8 la spia di qualcosa di pi\u00f9 profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Per l\u201981% degli italiani oggi \u00e8 molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio. Il rischio di un rimbalzo nella scarsit\u00e0: ecco i fattori di freno alla ripresa economica e le incognite che pesano sul risveglio dei consumi.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.censis.it\/rapporto-annuale\/la-societ\u00e0-irrazionale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Censis &#8211; 3 dicembre 2021 &#8211; Roma<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Gli italiani e l\u2019irrazionale.<\/strong> Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia si leva un\u2019onda di irrazionalit\u00e0. \u00c8 un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realt\u00e0. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino \u00e8 inutile e inefficace. Per il 31,4% \u00e8 un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce pi\u00f9 danni che benefici. Si osserva una irragionevole disponibilit\u00e0 a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste. Dalle tecno-fobie: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone. Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% \u00e8 sicuro che la Terra sia piatta e il 10% \u00e8 convinto che l\u2019uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. La teoria cospirazionistica del \u00abgran rimpiazzamento\u00bb ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica: identit\u00e0 e cultura nazionali spariranno a causa dell\u2019arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno pi\u00f9 figli, e tutto ci\u00f2 accade per interesse e volont\u00e0 di presunte opache \u00e9lite globaliste. L\u2019irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta che quest\u2019anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive.<\/span><\/p>\n<p><strong>Nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali.\u00a0<span style=\"color: #000000;\">L\u2019irrazionale che oggi si manifesta nella nostra societ\u00e0 non \u00e8 semplicemente una distorsione legata alla pandemia, ma ha radici socio-<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32524 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/terra.piatta-1024x487.jpg\" alt=\"\" width=\"478\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/terra.piatta-1024x487.jpg 1024w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/terra.piatta-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/terra.piatta-768x365.jpg 768w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/terra.piatta.jpg 1461w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/>economiche profonde, seguendo una parabola che va dal rancore al sovranismo psichico, e che ora evolve diventando il gran rifiuto del discorso razionale, cio\u00e8 degli strumenti con cui in passato abbiamo costruito il progresso e il nostro benessere: la scienza, la medicina, i farmaci, le innovazioni tecnologiche.<\/span><\/strong> Ci\u00f2 dipende dal fatto che siamo entrati nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Questo determina un circolo vizioso: bassa crescita economica, quindi ridotti ritorni in termini di gettito fiscale, conseguentemente l\u2019innesco della spirale del debito pubblico, una diffusa insoddisfazione sociale e la ricusazione del paradigma razionale. <strong><span style=\"color: #000000;\">La fuga nell\u2019irrazionale \u00e8 l\u2019esito di aspettative soggettive insoddisfatte<\/span><\/strong>, pur essendo legittime in quanto alimentate dalle stesse promesse razionali. Infatti, l\u201981% degli italiani ritiene che oggi \u00e8 molto difficile per un giovane vedersi riconosciuto nella vita l\u2019investimento di tempo, energie e risorse profuso nello studio. Il 35,5% \u00e8 convinto che non conviene impegnarsi per laurearsi, conseguire master e specializzazioni, per poi ritrovarsi invariabilmente con guadagni minimi e rari attestati di riconoscimento. Per due terzi (il 66,2%) nel nostro Paese si viveva meglio in passato: \u00e8 il segno di una corsa percepita verso il basso. Per il 51,2%, malgrado il robusto rimbalzo del Pil di quest\u2019anno, non torneremo pi\u00f9 alla crescita economica e al benessere del passato. Il Pil dell\u2019Italia era cresciuto complessivamente del 45,2% in termini reali nel decennio degli anni \u201970, del 26,9% negli anni \u201980, del 17,3% negli anni \u201990, poi del 3,2% nel primo decennio del nuovo millennio e dello 0,9% nel decennio pre-pandemia, prima di crollare dell\u20198,9% nel 2020. <strong><span style=\"color: #000000;\">Negli ultimi trent\u2019anni di globalizzazione, tra il 1990 e oggi, l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite<\/span><\/strong>: -2,9% in termini reali rispetto al +276,3% della Lituania, il primo Paese in graduatoria, al +33,7% in Germania e al +31,1% in Francia. L\u201982,3% degli italiani pensa di meritare di pi\u00f9 nel lavoro e il 65,2% nella propria vita in generale. Il 69,6% si dichiara molto inquieto pensando al futuro, e il dato sale al 70,8% tra i giovani.<\/p>\n<p><strong>Il rischio di erosione del patrimonio delle famiglie.<\/strong> Solo il 15,2% degli italiani ritiene che dopo la pandemia la propria situazione economica sar\u00e0 migliore. Per la maggioranza (il 56,4%) rester\u00e0 uguale e per un consistente 28,4% peggiorer\u00e0. La ricchezza complessiva delle famiglie \u00e8 pari a 9.939 miliardi di euro. Il patrimonio in beni reali ammonta a 6.100 miliardi (il 61,4% del totale), depositi e strumenti finanziari valgono 4.806 miliardi (al netto delle passivit\u00e0 finanziarie, pari a 967 miliardi, corrispondono al 38,6% della ricchezza totale). Ma nell\u2019ultimo decennio (2010-2020) il conto patrimoniale degli italiani si \u00e8 ridotto del 5,3% in termini reali, come esito della caduta del valore dei beni reali (-17,0%), non compensata dalla crescita delle attivit\u00e0 finanziarie (+16,2%). Gli ultimi dieci anni segnano quindi una netta discontinuit\u00e0 rispetto al passato: si \u00e8 interrotta la corsa verso l\u2019alto delle attivit\u00e0 reali che proseguiva spedita dagli anni \u201980. La riduzione del patrimonio, esito della diminuzione del reddito lordo delle famiglie (-3,8% in termini reali nel decennio), mostra come si sia indebolita la capacit\u00e0 degli italiani di formare nuova ricchezza.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42876 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT-1024x741.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT-1024x741.jpg 1024w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT-768x556.jpg 768w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT-1536x1112.jpg 1536w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/grafico_calo-ISTAT.jpg 1772w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/>Il rimbalzo nella scarsit\u00e0.<\/strong> Ci sono fattori di freno che congiurano contro la ripresa economica. Tutti i rischi di natura socio-economica che avevamo paventato durante la pandemia (il crollo dei consumi, la chiusura delle imprese, i fallimenti, i licenziamenti, la povert\u00e0 diffusa) vengono oggi rimpiazzati dalla paura di non essere in grado di alimentare la ripresa, di inciampare in vecchi ostacoli mai rimossi o in altri che si parano innanzi all\u2019improvviso, tanto pi\u00f9 insidiosi quanto pi\u00f9 la nostra rincorsa si dimostrer\u00e0 veloce. A cominciare dal rischio di una fiammata inflazionistica. A ottobre 2021 il rialzo dei prezzi alla produzione nell\u2019industria \u00e8 stato consistente: +20,4% su base annua. Si registra un +80,5% per l\u2019energia, +13,3% per la chimica, +10,1% per la manifattura nel complesso, +4,5% per le costruzioni.<\/p>\n<p><strong>Le incognite che pesano sul risveglio dei consumi dopo la depressione della domanda interna.<\/strong> Il forte recupero dei consumi delle famiglie (+14,4% tra il secondo trimestre del 2020 e il secondo del 2021) \u00e8 figlio dell\u2019allentamento delle misure di contenimento del contagio. Si prevede una crescita dei consumi del 5,2% su base annua, inferiore alla crescita del Pil e inadeguata a ricollocare il Paese sui livelli di spesa delle famiglie del 2019. In Italia il tasso medio annuo di crescita reale dei consumi si \u00e8 progressivamente ridotto nel tempo, passando dal +3,9% degli anni \u201970 al +2,5% degli anni \u201980, al +1,7% degli anni \u201990. Nel primo decennio del nuovo millennio si \u00e8 attestato su un +0,2% e poi l\u2019anno della pandemia ha trascinato in negativo la media decennale: -1,2%.<\/p>\n<p><strong>Complotto contro il lavoro: il gioco al ribasso della domanda e dell\u2019offerta. <\/strong>Quasi un terzo degli occupati possiede al massimo la licenza media. Sono 6,5 milioni nella classe di et\u00e0 15-64 anni, di cui 500.000 non hanno titoli di studio o al massimo hanno conseguito la licenza elementare. Anche tra i poco meno di 5 milioni di occupati di 15-34 anni quasi un milione ha conseguito al massimo la licenza media (il 19,2% del totale), 2.659.000 hanno un diploma (54,2%) e 1.304.000 sono laureati (26,6%). Considerando gli occupati con una et\u00e0 di 15-64 anni, la quota dei diplomati scende al 46,7% e quella dei laureati al 24,0%. Un\u2019occupazione povera di capitale umano, una disoccupazione che coinvolge anche un numero rilevante di laureati e offerte di lavoro non orientate a inserire persone con livelli di istruzione elevati indeboliscono la motivazione a fare investimenti nel capitale umano. L\u201983,8% degli italiani ritiene che l\u2019impegno e i risultati conseguiti negli studi non mettono pi\u00f9 al riparo i giovani dal rischio di dover restare disoccupati a lungo. L\u201980,8% degli italiani (soprattutto i giovani: l\u201987,4%) non riconoscono una correlazione diretta tra l\u2019impegno nella formazione e la garanzia di avere un lavoro stabile e adeguatamente remunerato.<\/p>\n<p><strong>Il sottoutilizzo del capitale umano e la dissipazione delle competenze.<\/strong> L\u2019Italia affronta la grande sfida della ripresa post-pandemia con una grave debolezza: la scarsit\u00e0 di risorse umane su cui fare leva. Il primo fattore critico \u00e8 l\u2019inverno demografico. Tra il 2015 e il 2020 si \u00e8 verificata una contrazione del 16,8% delle nascite. Nel 2020 il numero di nati ogni 1.000 abitanti \u00e8 sceso per la prima volta sotto la soglia dei 7 (6,8), il valore pi\u00f9 basso di tutti i Paesi dell\u2019Unione europea (media Ue: 9,1). La popolazione complessiva diminuisce anno dopo anno: 906.146 persone in meno tra il 2015 e il 2020. Secondo gli scenari di previsione, la popolazione attiva (15-64 anni), pari oggi al 63,8% del totale, scender\u00e0 al 60,9% nel 2030 e al 54,1% nel 2050. Secondo un\u2019indagine del Censis, poco prima della pandemia il 33,1% dei capifamiglia con meno di 45 anni aveva l\u2019intenzione di sposarsi o di convivere e il 29,8% aveva l\u2019intenzione di fare un figlio. Ma soltanto il 26,5% ha continuato a progettare o ha effettivamente intrapreso un matrimonio o una convivenza stabile. In un caso su dieci il progetto originale \u00e8 stato annullato. La grande maggioranza delle famiglie che stavano pensando di avere un figlio ha deciso di rinviare (55,3%) o di rinunciare definitivamente al progetto genitoriale (11,1%).<\/p>\n<p><strong>Ricchezza privata, povert\u00e0 pubblica: la carenza di capitale sociale.\u00a0<\/strong>Uno degli ambiti in cui le misure <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-61391 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ISTAT-fatturato-industrie-1024x484.png\" alt=\"\" width=\"516\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ISTAT-fatturato-industrie-1024x484.png 1024w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ISTAT-fatturato-industrie-300x142.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ISTAT-fatturato-industrie-768x363.png 768w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ISTAT-fatturato-industrie.png 1072w\" sizes=\"auto, (max-width: 516px) 100vw, 516px\" \/>espansive si sono concretizzate in modo pi\u00f9 evidente \u00e8 l\u2019edilizia privata. Al 30 settembre 2021 gli interventi edilizi in corso o conclusi incentivati con il super-bonus 110% sono stati pi\u00f9 di 46.000, per un ammontare di investimenti ammessi a detrazione pari a quasi 7,5 miliardi di euro (di cui il 68,2% per lavori conclusi), con un onere per lo Stato di 8,2 miliardi. Il boom degli ultimi mesi \u00e8 legato alla crescita della quota relativa ai condomini, che oggi \u00e8 pari solo al 13,9% degli interventi (la percentuale era del 7,3% a febbraio), ma rappresenta poco meno della met\u00e0 dell\u2019ammontare complessivo (il 47,7%), dato che l\u2019importo medio dei lavori nei condomini si attesta intorno ai 560.000 euro, contro i circa 100.000 euro degli interventi su singole unit\u00e0 immobiliari. Il rischio \u00e8 che una parte dello stock di abitazioni private sia oggetto di un generoso intervento di riqualificazione energetica (nonch\u00e9 di valorizzazione economica) a carico della collettivit\u00e0, mentre molti asset pubblici (dalle scuole agli ospedali) permangano in uno stato di cattiva manutenzione.<\/p>\n<p><strong>Magazzino Italia: la logistica necessaria per la ripartenza. <\/strong>Nei primi sei mesi del 2020 il traffico veicolare leggero sulla rete autostradale \u00e8 crollato del 43,6% rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. La contrazione \u00e8 comunque elevata (-32,1%) anche considerando tutto il 2020 rispetto al 2019. La ripresa nel 2021 del traffico merci riflette l\u2019andamento economico del Paese. Con il rilancio delle esportazioni sono cresciute le merci trasportate via mare (+5,3% nei primi sette mesi dell\u2019anno rispetto allo stesso periodo del 2020) e via ferro (+7,8%), recuperano le merci spostate su gomma (-1,4%), mentre il traffico aereo di merci registra ancora un dato fortemente negativo (-64,1%).<\/p>\n<p><strong>I giovani alla prova della pandemia<\/strong><strong>.<\/strong> La percezione che i gangli del potere decisionale siano in mano alle fasce anziane della popolazione \u00e8 molto forte tra i giovani: \u00e8 quanto emerge da un\u2019indagine del Censis. Il 74,1% dei giovani di 18-34 anni ritiene che ci siano troppi anziani a occupare posizioni di potere nell\u2019economia, nella societ\u00e0 e nei media, enfatizzando una opinione comunque ampiamente condivisa da tutta la popolazione (65,8%). Il 54,3% dei 18-34enni (a fronte del 32,8% della popolazione complessiva) ritiene che si spendano troppe risorse pubbliche per gli anziani, anzich\u00e9 per i giovani. <strong><span style=\"color: #000000;\">La precariet\u00e0 lavorativa sperimentata nei percorsi di vita individuali influenza il clima di fiducia verso lo Stato e le istituzioni<\/span><\/strong>. <span style=\"color: #000000;\">Il 58% della popolazione italiana tende a non fidarsi del governo, ma tra i giovani adulti la percentuale sale al 66%.<\/span> I Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, costituiscono una eclatante fragilit\u00e0 sociale del nostro Paese. Tra tutti gli Stati europei, l\u2019Italia presenta il dato pi\u00f9 elevato, che negli anni continua a aumentare. Nel 2020 erano 2,7 milioni, pari al 29,3% del totale della classe di et\u00e0 20-34 anni: +5,1% rispetto all\u2019anno precedente. Nel Mezzogiorno sono il 42,5%, quasi il doppio dei coetanei che vivono nelle regioni del Centro (24,9%) o nel Nord (19,9%).<\/p>\n<p><strong>Le donne alla prova della pandemia.<\/strong> A giugno 2021, nonostante il rimbalzo dell\u2019economia del primo semestre, le donne occupate hanno continuato a diminuire: sono 9.448.000, alla fine del 2020 erano 9.516.000, nel 2019 erano 9.869.000. Durante la pandemia 421.000 donne hanno perso o non hanno trovato lavoro. Il tasso di attivit\u00e0 femminile (la percentuale di donne in et\u00e0 lavorativa disponibili a lavorare) a met\u00e0 anno \u00e8 al 54,6%, si \u00e8 ridotto di circa 2 punti percentuali durante la pandemia e rimane lontanissimo da quello degli uomini, pari al 72,9%. Da questo punto di vista, l\u2019Italia si colloca all\u2019ultimo posto tra i Paesi europei, guidati dalla Svezia, dove il tasso di attivit\u00e0 femminile \u00e8 pari all\u201980,3%, e siamo distanti anche da Grecia e Romania, che con il 59,3% ci precedono immediatamente nella graduatoria. La pandemia ha comportato un surplus inedito di difficolt\u00e0 rispetto a quelle abituali per le donne che si sono trovate a dover gestire in casa il doppio carico figli-lavoro. Il 52,9% delle donne occupate dichiara che durante l\u2019emergenza sanitaria si \u00e8 dovuto sobbarcare un carico aggiuntivo di stress, fatica e impegno nel lavoro e nella vita familiare, per il 39,1% la<br \/>\nsituazione \u00e8 rimasta la stessa del periodo pre-Covid e solo per l\u20198,1% \u00e8 migliorata. Tra gli occupati uomini, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1181 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like-1024x774.jpg\" alt=\"\" width=\"247\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like-1024x774.jpg 1024w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like-768x580.jpg 768w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like-1536x1161.jpg 1536w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/facebook-like.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/>invece, nel 39,3% dei casi stress e fatica sono peggiorati, nel 44,9% sono rimasti gli stessi e nel 15,9% sono migliorati.<\/p>\n<p><strong>Il bello e il brutto di internet<\/strong><strong>.<\/strong> La battaglia individuale contro la pandemia \u00e8 stata combattuta con le armi della disintermediazione digitale. Durante l\u2019emergenza, a pi\u00f9 di un italiano su due le tecnologie digitali hanno consentito di provvedere alle proprie necessit\u00e0 (58,6%), di mantenere le relazioni sociali (55,3%) e di continuare a lavorare o studiare (55,2%). Ma il livello di istruzione rappresenta ancora un fattore di filtro. Ad esempio, gli utenti di internet in possesso di un basso titolo di studio (fino alla licenza media) sono pi\u00f9 restii a utilizzare online il proprio conto corrente: lo fa il 30,3% a fronte del 60,1% di diplomati e laureati.<\/p>\n<p><strong>I risvolti sociali positivi: la riscoperta della solidariet\u00e0.<\/strong> Un terzo degli italiani ha partecipato a iniziative di solidariet\u00e0 legate all\u2019emergenza sanitaria, aderendo alle raccolte di fondi per associazioni non profit, per la Protezione civile o a favore degli ospedali. Quasi un terzo di coloro che si sono attivati ha svolto in prima persona attivit\u00e0 gratuita in associazioni di volontariato impegnate nella lotta al Covid. Il 20,7% degli italiani ritiene che la gestione dell\u2019emergenza da parte delle istituzioni abbia prodotto buoni risultati, per il 56,3% \u00e8 stata abbastanza adeguata, per il 23,0% inadeguata.<\/p>\n<p>Video. <a href=\"https:\/\/youtu.be\/NuCem5ggAl0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Presentazione del rapporto annuale CENSIS sulla situazione sociale del Paese<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header class=\"entry-title pls prs\">\n<h1 class=\"font-weight-light color-by-taxonomy\"><span style=\"color: #ff0000;\">Il capitolo \u00abIl sistema di welfare\u00bb del 55\u00b0 Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese\/2021<\/span><\/h1>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content pls prs\">\n<p>Roma, 3 dicembre 2021 \u2013 <span style=\"color: #000000;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Tracce di nuova sanit\u00e0<\/span>. <\/strong>Il 77,0% degli italiani valuta adeguato l\u2019operato del Servizio <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-52306 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/medico_ricetta.jpg\" alt=\"\" width=\"309\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/medico_ricetta.jpg 990w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/medico_ricetta-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/medico_ricetta-768x430.jpg 768w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/medico_ricetta-390x220.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 309px) 100vw, 309px\" \/>sanitario da quando \u00e8 iniziata l\u2019emergenza sanitaria. Accanto al riconoscimento dell\u2019eccezionale sforzo compiuto, stanno maturando le aspettative dei cittadini sulla sanit\u00e0 post-Covid. Il 94,0% della popolazione ritiene indispensabile avere sul territorio strutture sanitarie di prossimit\u00e0, con medici di medicina generale, specialisti e infermieri cui potersi rivolgere sempre. In caso di bisogno Il 93,2% chiede un incremento stabile dei finanziamenti pubblici. Per il 70,3% \u00e8 prioritario un pi\u00f9 ampio ricorso al digitale e alla telemedicina per effettuare controlli, diagnosi e cure a distanza.<\/span><\/p>\n<p><strong>L\u2019autoregolazione responsabile della salute contro le pulsioni antiscientifiche. <\/strong>Il 67,0% degli italiani ha difficolt\u00e0 a pensare di poter tornare alla vita precedente (il dato arriva addirittura all\u201982,7% dei giovani). Il rapporto con la salute \u00e8 uno degli epicentri del cambiamento che il Covid-19 ha innescato nelle nostre vite. Uno degli ambiti in cui ci\u00f2 \u00e8 evidente \u00e8 la gestione autonomia dei piccoli disturbi (mal di schiena, mal di testa, mal di stomaco, ecc.): nell\u2019ultimo anno sono 46 milioni gli italiani che ne hanno sofferto. Come hanno reagito? Il 65,4% (il 77,8% tra i giovani, il 72,8% tra i laureati) ha fatto ricorso almeno una volta a farmaci senza obbligo di ricetta, basandosi nella maggioranza dei casi su esperienze analoghe in cui erano ricorsi al supporto di un medico o di un farmacista. La valorizzazione della responsabilizzazione individuale si lega a una corretta informazione ed educazione sanitaria che nella sanit\u00e0 del futuro dovr\u00e0 essere accessibile, diffusa e continuativa, secondo le aspettative dell\u201983,6% dei cittadini. La maturit\u00e0 degli italiani nel rapporto con l\u2019informazione sulla salute emerge anche dalla richiesta di pene severe per chi diffonde deliberatamente false notizie (56,2%) e di introdurre l\u2019obbligo per le piattaforme di rimuovere le fake news (52,2%).<\/p>\n<p><strong>Buona protezione cercasi. <\/strong>La pandemia ha accentuato il senso di vulnerabilit\u00e0. Il 40,3% degli italiani si sente insicuro pensando alla propria salute e alla futura necessit\u00e0 di dover ricorrere a prestazioni sanitarie. Il 33,9% non si sente sicuro rispetto a un\u2019eventuale condizione di non autosufficienza. Il 27,4% teme la disoccupazione e le relative difficolt\u00e0 reddituali. Il 27,4% \u00e8 preoccupato dal tenore di vita che potr\u00e0 permettersi nella vecchiaia. In prospettiva, la protezione per la maggioranza degli italiani \u00e8 l\u2019esito di una pluralit\u00e0 di fonti di finanziamento e di soggetti cui rivolgersi. Per il 61,8% dei cittadini lo Stato garantir\u00e0 un pacchetto definito e ristretto di bisogni essenziali, e i cittadini dovranno pagarsi da soli le prestazioni in pi\u00f9 che vorranno. Secondo il 30,7% il welfare statale non coprir\u00e0 l\u2019essenziale, tanto che le persone dovranno pagarsi tutto da soli, inclusi i servizi a copertura dei bisogni essenziali. Solo per il 7,5% garantir\u00e0 la copertura di tutti i bisogni, anche al di l\u00e0 di quelli essenziali.<\/p>\n<p><strong>Il boom della povert\u00e0.<\/strong> Nel 2020 2 milioni di famiglie italiane vivono in povert\u00e0 assoluta, con un aumento rilevante rispetto al 2010, quando erano 980.000: +104,8%. L\u2019aumento \u00e8 sostenuto soprattutto al Nord (+131,4%), rispetto alle aree del Centro (+67,6%) e del Sud (+93,8%). Tra le famiglie cadute in povert\u00e0 assoluta durante il primo anno di pandemia, il 65% risiede al Nord, il 21% nel Mezzogiorno, il 14% al Centro. Il disagio sociale ha assunto forme inedite, materializzandosi nel rapporto non sempre facile con il digitale sperimentato da quote significative della popolazione. Lo affermano il 35,2% degli studenti degli ultimi anni delle superiori e dell\u2019universit\u00e0, che hanno avuto difficolt\u00e0 nella formazione a distanza, e l\u201911% degli occupati alle prese con le proprie attivit\u00e0 lavorative in versione digitale. Per il 60,7% degli italiani, in assenza di interventi adeguati, il digitale aumenter\u00e0 le disuguaglianze tra le persone. L\u201986,3% ritiene la connettivit\u00e0 a internet un diritto fondamentale, al pari della tutela della salute, della pensione per la vecchiaia o delle tutele sul lavoro.<\/p>\n<p><strong>Il \u00absilver welfare\u00bb \u00e8 ancora importante.<\/strong> Nel 2020 le famiglie con almeno un pensionato da lavoro sono 8,7 milioni (pari al 33,4% del totale), con un aumento del 2,1% rispetto al 2019, ovvero 177.000 nuclei familiari in pi\u00f9. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto al decennio antecedente al Covid-19 (2010-2019), quando la stessa tipologia di famiglie era diminuita di 249.000 unit\u00e0 (-2,8%). Sempre nel periodo 2019-2020 le coppie di pensionati con figli sono aumentate del 2,7% e sono diventate complessivamente 1,2 milioni, mentre nel periodo 2010-2019 si era registrata una variazione negativa, pari a -26,7%. Tra il 2019 e il 2020 si contano 443.000 nuclei monogenitoriali con almeno un pensionato, aumentati in dodici mesi di 18.000 unit\u00e0 (+4,1%), a fronte di un calo nel periodo 2010-2019 di 36.000 unit\u00e0 (-7,8%). La crescita delle tipologie familiari in cui coesistono genitori pensionati con figli rilancia con forza il tema della rilevanza sociale delle pensioni. Il 69,7% degli italiani pensa infatti che gli anziani siano il bancomat di figli e nipoti. Nel tempo andr\u00e0 valutato l\u2019impatto economico delle misure di anticipo del pensionamento introdotte in questi anni: nel 2020 si registrano 291.479 pensioni anticipate contro le 269.528 pensioni di vecchiaia, mentre nel 2019 le prime erano state 299.416 e quelle di vecchiaia 155.625.<\/p>\n<\/div>\n<p>Related news:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tgcom24.mediaset.it\/cronaca\/piemonte\/e--un-odontoiatra-no-vaxdi-biella-l-uomo-beccato-col-braccio-in-silicone-all-hub-vaccinale_42575040-202102k.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">E&#8217; un odontoiatra no vax di Biella l&#8217;uomo beccato col braccio in silicone all&#8217;hub vaccinale<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #000000;\">Nota Terra Piatta<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-61413 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Eratostene-misure-della-terra.gif\" alt=\"\" width=\"490\" height=\"273\" \/>La concezione di una Terra sferica nacque per la prima volta in Grecia durante l&#8217;antichit\u00e0 classica. Il primo a proporre la sfericit\u00e0 della Terra sembra sia stato Pitagora (VI secolo a.C.), che si era recato per motivi di studio sia a Babilonia sia in Egitto. La sfericit\u00e0 della Terra \u00e8 considerata una nozione acquisita, sia da Platone sia da Aristotele. Aristotele \u00e8 il primo che fornisce nel De coelo le prove osservative della sfericit\u00e0 della Terra.<\/p>\n<p>Nel III secolo a.C. Eratostene (276-194 a.c.) non solo us\u00f2 coordinate sferiche per rappresentare i punti della superficie terrestre, ma misur\u00f2 anche con ottima approssimazione la circonferenza della Terra. Egli sapeva che a Siene (oggi Assuan) in Egitto, nel giorno del solstizio d&#8217;estate il Sole era allo zenit ed i raggi risultavano verticali, mentre ad Alessandria formavano un angolo di 1\/50 di giro (ancora i gradi sessagesimali non erano stati ufficialmente introdotti), corrispondente a 7,2 gradi sessagesimali. Un grado corrispondeva a 700 stadi risultando cos\u00ec una circonferenza di 252.000 stadi\u00a0pari a 40.500 km circa: un valore sorprendentemente vicino al vero (40.009 km).<\/p>\n<p>Eratostene utilizz\u00f2 stime rozze e numeri arrotondati ma la sua misura differisce da quella attualmente conosciuta di un margine tra il 2% e il 20%. Ovviamente in questa misura si deve assumere che il sole sia abbastanza lontano dalla terra in modo da poter considerare i suoi raggi paralleli. Nella tarda antichit\u00e0, il periodo in cui si form\u00f2 la teologia cristiana, la conoscenza della sfericit\u00e0 della terra era ormai assodata: solo una piccola minoranza continuava il dibattito sulla piattezza della Terra.<\/p>\n<p>Gli Arabi riprovarono a misurare un meridiano nel sec. VII d. C e calcolarono un valore pari a poco pi\u00f9 di 43.000 km.<\/p>\n<p>La convinzione che la Terra sia piatta fu &#8221;riscoperta&#8221; e propagandata vigorosamente da Samuel Rowbotham (1816-1884), un inglese autodidatta che scriveva con lo pseudonimo di &#8220;Parallax&#8221;. A partire dal 1849 egli pubblic\u00f2 risultati di alcuni suoi esperimenti di misura della curvatura della superficie di diversi laghi per dimostrare che non fosse curva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il covid non esiste, per il 10,9% il vaccino \u00e8 inutile. E poi: il 5,8% \u00e8 convinto che la terra \u00e8 piatta, per il 10% l\u2019uomo non \u00e8 mai sbarcato sulla luna, per il 19,9% il 5g \u00e8 uno strumento sofisticato &hellip;<\/p>","protected":false},"author":4,"featured_media":61393,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[39],"class_list":["post-61386","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie","tag-vaccini"],"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61386","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61386"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61386\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61393"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61386"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61386"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61386"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}