{"id":88714,"date":"2026-07-12T06:25:19","date_gmt":"2026-07-12T04:25:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/?p=88714"},"modified":"2026-07-11T20:26:06","modified_gmt":"2026-07-11T18:26:06","slug":"3-rapporto-fnomceo-censis-le-motivazioni-soggettive-dei-medici-nellesercizio-della-propria-professione-ma-il-ssn-e-gia-mezzo-privato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fedaiisf.it\/en\/3-rapporto-fnomceo-censis-le-motivazioni-soggettive-dei-medici-nellesercizio-della-propria-professione-ma-il-ssn-e-gia-mezzo-privato\/","title":{"rendered":"3\u00b0 Rapporto FNOMCeO-Censis: \u00abLe motivazioni soggettive dei medici nell\u2019esercizio della propria professione\u00bb, Ma Il SSN \u00e8 gi\u00e0 mezzo privato?"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.censis.it\/vita-da-medico-la-rifarei-malgrado-sacrifici-e-difficolta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Roma, 9 luglio 2026 \u2013 CENSIS <\/strong><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sacrifici e difficolt\u00e0 per tutti, di pi\u00f9 per le donne<\/strong>. Per il 67,7% dei medici la carriera gli ha imposto tante rinunce e tanti sacrifici nella vita privata. A pensarlo il 72,1% dei medici di et\u00e0 fino a 49 anni, il 68,1% tra 50 e 59 anni e il 65,0% con almeno 60 anni. Per\u00f2, il 74,2% delle donne \u00e8 convinta che nella professione ci sono molti pi\u00f9 ostacoli per loro rispetto agli uomini, ed \u00e8 il 33,1% dei medici maschi a condividere tale <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-70955 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/medico-donna.jpeg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/medico-donna.jpeg 1000w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/medico-donna-300x164.jpeg 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/medico-donna-768x420.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/>affermazione. Inoltre, secondo il 73,1% delle dottoresse, per riuscire nella professione, le donne devono impegnarsi molto di pi\u00f9 degli uomini, mentre \u00e8 il 32,3% dei dottori a pensarlo. \u00c8 quanto emerge dal 3\u00b0 Rapporto Fnomceo-Censis dal titolo \u00abLe motivazioni soggettive dei medici nell\u2019esercizio della propria professione<a>\u00bb<\/a> realizzato dal Censis su un campione di 530 medici.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il lavoro conta, ma la priorit\u00e0 va a famiglia e vita privata. <\/strong>Riguardo alla priorit\u00e0 della propria vita, il 62,7% dei medici intervistati indica famiglia e vita privata, il 27,5% la professione medica e il 9,8% il tempo per s\u00e9 stessi e per i propri interessi, passioni, hobby. In sintesi, per il 72,5% dei medici, vita privata e tempo per s\u00e9 stessi prevalgono sull\u2019esercizio della professione medica. Importanti le differenze per et\u00e0: famiglia e vita privata sono priorit\u00e0 per il 70,8% dei medici che hanno fino a 49 anni, per il 66,4% di quanti hanno un\u2019et\u00e0 compresa tra 50 e 59 anni e per il 56,0% dei pi\u00f9 anziani con almeno 60 anni. Danno priorit\u00e0 alla professione il 16,2% dei medici fino a 49 anni, il 25,2% tra 50 e 59 anni e il 35,4% che hanno almeno 60 anni. Il tempo per s\u00e9 stessi e per i propri hobby sono priorit\u00e0 per il 13,0% di quanti hanno fino a 49 anni, per l\u20198,4% tra 50 e 59 anni e per l\u20198,6% con almeno 60 anni. Rispetto al genere, famiglia e vita privata sono prioritari per il 59,0% degli uomini e il 69,4% delle donne, la professione per il 29,9% degli uomini e il 23,1% delle donne, il tempo per s\u00e9 stessi, hobby, ecc. per l\u201911,0% degli uomini e il 7,5% delle donne. Il lavoro \u00e8 al centro della vita per molti medici con et\u00e0 pi\u00f9 alta e per i maschi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si diventa medico per vocazione e passione. <\/strong>Riguardo alle ragioni che hanno spinto i medici nella professione, il 57,0% indica la vocazione e la passione; il 49,1% il valore etico, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di fare del bene agli altri; il 39,2% il proprio interesse per la scienza; il 25,1% la possibilit\u00e0 di avere relazioni significative con le persone; il 17,7% l\u2019influenza familiare o di persone conosciute; il 15,3% esperienze di vita vissute o di cui ha preso conoscenza, con persone amate colpite da patologie o storie di malati ascoltate o lette. Le ragioni di natura economica, di prestigio o carriera sono indicate da quote inferiori di medici: il 12,3% indica il fatto che \u00e8 una professione autonoma, la libera professione; il 10,6% la possibilit\u00e0 di guadagnare bene; l\u20198,1% il rispetto sociale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si continua a farlo bene per i risultati ottenuti. <\/strong>Rispetto alle motivazioniattuali indicate dai medici, quelle che ne incentivano ancora oggi il buon esercizio della professione, il 48,5% degli intervistati indica i risultati <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84063 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/medico-paziente.png\" alt=\"\" width=\"409\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/medico-paziente.png 509w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/medico-paziente-300x166.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/medico-paziente-18x10.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 409px) 100vw, 409px\" \/>che ottiene, vale a dire le persone che cura, le sfide cliniche che affronta ecc.; il 35,3% la passione e la vocazione; il 33,0% la qualit\u00e0 delle relazioni con i pazienti; il 30,4% il senso di realizzazione personale; il 27,7% l\u2019eticit\u00e0, poich\u00e9 pu\u00f2 fare del bene a persone che soffrono; il 18,1% la variet\u00e0 di sfide che affronta, il lavoro mai monotono. Inoltre, il 55,1% dei medici dice che c\u2019\u00e8 una certa coincidenza tra le motivazioni iniziali e quelle attuali, il 36,6% che c\u2019\u00e8 molta differenza, l\u20198,3% non ha idee precise.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Soddisfatti del percorso professionale fatto. <\/strong>Malgrado le carenze nella sanit\u00e0 e gratificazioni economiche e immateriali inadeguate, l\u201980,2% dei medici intervistati \u00e8 soddisfatto del proprio lavoro, e lo \u00e8 il 74,0% di quanti hanno fino a 49 anni, il 77,3% di chi \u00e8 in et\u00e0 compresa tra 50 e 59 anni e l\u201985,2% di chi ha almeno 60 anni. Infatti, per l\u201983,0% dei medici la professione \u00e8 stata ed \u00e8 un modo per realizzarsi nella vita. E cos\u00ec \u00e8 stato per il 79,9% di chi ha fino a 49 anni, per il 79,0% di et\u00e0 compresa tra 50 e 59 anni e per l\u201986,8% di chi ha almeno 60 anni. Inoltre, il 58,1% dei medici intervistati consiglierebbe ad un giovane di oggi di intraprendere il percorso per diventare medico. Lo farebbe il 49,4% dei medici fino a 49 anni, il 57,1% tra 50 e 59 anni e il 63,8% con almeno 60 anni.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Centralit\u00e0 della persona e dignit\u00e0 umana: vero baricentro della cultura professionale. <\/strong>Il 92,6% dei medici ritiene che curare le persone senza discriminazioni \u00e8 un modo per costruire una cultura di pace. Il 91,7% pensa che promuovere la tutela della salute per tutti crea una buona convivenza e rafforza la democrazia. Inoltre, il 46,0% dei medici intervistati reputa importante fare volontariato in aree del mondo investite da crisi umanitarie per guerre, catastrofi naturali, povert\u00e0. Poi, il 94,3% dei medici ritiene che una sanit\u00e0 migliore richieda l\u2019umanizzazione nella sanit\u00e0, con pi\u00f9 tempo e maggiori attenzioni nel rapporto con i pazienti. E, guida decisiva nell\u2019attivit\u00e0 medica sono, per il 93,0% dei medici intervistati, i valori del giuramento professionale e del codice deontologico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sfida Intelligenza Artificiale<\/strong>. Il 56,0% dei medici intervistati ha gi\u00e0 utilizzato strumenti di IA nella sua attivit\u00e0 clinica quotidiana. Benefici potenziali dell\u2019IA sono, per il 44,9% dei medici, che pu\u00f2 dare un notevole contributo alla riduzione dei tempi dedicati ad attivit\u00e0 amministrative e burocratiche. Il 78,3% ritiene importante avere una formazione specifica sull\u2019IA con riferimento ad aspetti etici e alle modalit\u00e0 di utilizzo. Effetti collaterali sono per il 34,9% dei medici il rischio che pazienti e familiari tendono a pensare di poter dialogare alla pari con i medici. Solo potendo dedicare pi\u00f9 tempo alla relazione, secondo i medici, si potrebbe fronteggiare questa deriva negativa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Meglio il lavoro autonomo.<\/strong> Per l\u201981,5% dei medici intervistati il lavoro dipendente crea un eccesso di impegni burocratici, finendo per togliere tempo al rapporto con i pazienti. Ne \u00e8 convinta una quota nettamente maggioritaria di medici trasversalmente all\u2019et\u00e0, all\u2019anzianit\u00e0 di servizio e anche al genere. Inoltre, il 54,0% dei medici ritiene che con il lavoro dipendente ci sia il rischio di ridurre l\u2019autonomia decisionale dei medici: anche questa opinione \u00e8 condivisa da quote prevalenti in modo trasversale a et\u00e0, anzianit\u00e0 di servizio e genere. L\u2019ipotesi del lavoro dipendente non trova consenso tra i medici, e il rigetto \u00e8 ancor pi\u00f9 forte tra quelli impegnati sul territorio.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38109 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Anelli-Fnomceo.png\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Anelli-Fnomceo.png 777w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Anelli-Fnomceo-300x168.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Anelli-Fnomceo-768x430.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/>\u00abQuesti dati fotografano la professione medica: una professione che continua a garantire diritti, prossimit\u00e0 e cura, spesso pagando un costo personale molto alto\u00bb ha detto Filippo Anelli, Presidente della Fnomceo. \u00abIl dato sulle donne, che ormai costituiscono la maggioranza dei medici attivi, ci richiama a una responsabilit\u00e0 ulteriore: una sanit\u00e0 \u2013 ma anche una societ\u00e0 \u2013 giusta deve saper riconoscere e rimuovere le diseguaglianze che attraversano il lavoro professionale. Valorizzare pienamente le colleghe significa rendere pi\u00f9 forte, pi\u00f9 equa, pi\u00f9 umana, ma anche pi\u00f9 efficace ed efficiente, tutta la sanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questi sono i principali risultati del 3\u00b0 <\/em><em>Rapporto Fnomceo-Censis <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Le motivazioni soggettive dei medici nell\u2019esercizio della propria professione<\/em><em>\u00bb che \u00e8 stato presentato oggi pomeriggio presso l\u2019Accademia di San Luca a Roma, <\/em><em>nell\u2019ambito del Convegno Fnomceo \u00abIl lavoro dei medici nell\u2019Italia custodita dalla cura\u00bb, <\/em><em>da Sara Lena<\/em>, <em>Ricercatrice Area Consumi, mercati e welfare Censis e Francesco Maietta, Responsabile Area Consumi, mercati e welfare Censis e discusso tra gli altri da Orazio Schillaci, Ministro della Salute, Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, Marcello Gemmato,<\/em> <em>Sottosegretario alla Salute, Francesco Zaffini, Presidente X Commissione Affari sociali Senato della Repubblica, Ugo Cappellacci,<\/em> <em>Presidente XII Commissione Affari sociali Camera dei Deputati, Francesco Rocca,<\/em> <em>Presidente Regione Lazio, Filippo Anelli<\/em>, <em>Presidente Fnomceo, Andrea Senna, Presidente Cao nazionale, Alberto Oliveti,<\/em> <em>Presidente Enpam, e Gerardo D\u2019Amico, Giornalista Rai<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/storagehub.homnya.net\/cmsimage\/2026\/07\/rapporto-fnomceo-censis-2026-9-luglio-2026.docx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Rapporto<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________________________________<\/p>\n<p><em>Il Servizio sanitario nazionale nasce dalla promessa di non lasciare nessuno solo davanti alla malattia, e quella promessa continua a vivere nel lavoro quotidiano dei medici. Filippo Anelli, presidente della Fnomceo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88728 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ausl-asl.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ausl-asl.png 739w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ausl-asl-300x212.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ausl-asl-18x12.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/h3>\n<h3 class=\"titolo_articolo titolo\">Il SSN \u00e8 gi\u00e0 mezzo privato. Ma facciamo finta di non saperlo<\/h3>\n<p class=\"sottotitolo_articolo sottotitolo\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Il SSN \u00e8 gi\u00e0 ibrido: dal medico di famiglia alle RSA il privato \u00e8 ovunque \u2014 serve governarlo con regole, dati e trasparenza prima che l&#8217;universalismo svanisca.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/politica\/100995\/il-ssn-e-gia-mezzo-privato-ma-facciamo-finta-di-non-saperlo.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mondo sanit\u00e0 &#8211; 9 luglio 2026 di Claudio Zanon<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00c8 presente ovunque<\/strong>: negli ambulatori, negli ospedali e nelle cliniche; nelle RSA, nei centri diagnostici e nei laboratori; dagli studi dentistici alle cooperative, dagli appalti ai software, fino alle mense, alle pulizie, alle manutenzioni, alle assicurazioni, ai fondi sanitari, alle prestazioni pagate di tasca propria e persino alla soglia d\u2019ingresso del sistema: i <strong>medici di famiglia<\/strong> hey <strong>pediatri di libera scelta<\/strong>. Il grande equivoco italiano \u00e8 continuare a descrivere il <strong>National Health Service<\/strong> come un monolite pubblico, puro, statale, autosufficiente. Non lo \u00e8 pi\u00f9 da tempo. Forse non lo \u00e8 mai stato davvero. Il <strong>SSN<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 un <strong>sistema ibrido<\/strong>. Lo ammettiamo sottovoce, perch\u00e9 riconoscerlo costringerebbe la politica a compiere l\u2019atto pi\u00f9 impegnativo: <strong>governarlo<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88718 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-1.png\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"125\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-1.png 570w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-1-300x87.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-1-18x5.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/>The first <strong>\u201cprivato\u201d<\/strong> \u00e8 quello pi\u00f9 invisibile. Il <strong>medico di medicina generale<\/strong> non \u00e8 un dipendente del SSN: \u00e8 un <strong>professionista convenzionato<\/strong>. Lo stesso vale per il <strong>pediatra di libera scelta<\/strong>. Sono retribuiti con risorse pubbliche, svolgono una funzione pubblica e rappresentano la porta primaria di accesso, ma non sono incardinati a pieno titolo nella catena organizzativa delle aziende sanitarie. Non sorprenda, allora, se le <strong>Case della Comunit\u00e0<\/strong> fanno fatica a decollare, se la <strong>presa in carico dei cronici<\/strong> spesso rimane un proposito, se il <strong>digital<\/strong> procede a macchia di leopardo, se la <strong>continuit\u00e0 assistenziale<\/strong> somiglia pi\u00f9 a un <strong>mosaico<\/strong> che a una <strong>rete<\/strong>. Abbiamo costruito il <strong>territorio<\/strong> su professionisti autonomi e poi pretendiamo che operi come una <strong>piattaforma integrata<\/strong>.<\/p>\n<p>Il secondo <strong>\u201cprivato\u201d<\/strong> \u00e8 quello <strong>accreditato<\/strong>: cliniche, ospedali, centri diagnostici, ambulatori specialistici, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88719 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-2.png\" alt=\"\" width=\"441\" height=\"90\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-2.png 554w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-2-300x61.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-2-18x4.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 441px) 100vw, 441px\" \/>riabilitazione, lungodegenza, salute mentale, attivit\u00e0 chirurgiche. Il cittadino entra spesso in una struttura privata, ma paga il SSN. Oppure pensa di essere \u201cnel pubblico\u201d perch\u00e9 ha l\u2019impegnativa, mentre la prestazione \u00e8 erogata da un soggetto privato. Non \u00e8 questo lo scandalo. In molte aree, senza l\u2019<strong>accreditato<\/strong> il sistema collasserebbe domani mattina. Lo scandalo \u00e8 un altro: non sappiamo sempre con chiarezza che cosa acquistiamo, a quale prezzo, con quali esiti, con quale appropriatezza e con quale integrazione nei percorsi pubblici. Il privato accreditato pu\u00f2 essere un alleato. Ma pu\u00f2 anche trasformarsi in un <strong>\u201cbancomat al contrario\u201d<\/strong>: il pubblico paga, il privato decide, il cittadino attende.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88720 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-3.png\" alt=\"\" width=\"465\" height=\"92\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-3.png 561w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-3-300x59.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-3-18x4.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 465px) 100vw, 465px\" \/>Il terzo <strong>\u201cprivato\u201d<\/strong> is that of <strong>RSA<\/strong>. Qui l\u2019ipocrisia sfiora la crudelt\u00e0. L\u2019<strong>anziano non autosufficiente<\/strong>\u00e8 l\u2019emblema del nostro welfare incompiuto: un po\u2019 sanit\u00e0, un po\u2019 sociale, un po\u2019 famiglia, un po\u2019 retta, un po\u2019 Regione, un po\u2019 Comune, e moltissimo portafoglio. Quando l\u2019assistenza domiciliare non basta, quando il caregiver familiare cede, quando la demenza diventa ingestibile, quando l\u2019ospedale dimette ma il territorio non prende in carico, paga la famiglia. Paga la RSA, la badante, l\u2019infermiere, il fisioterapista, il trasporto, la visita, l\u2019ausilio. \u00c8 <strong>sanit\u00e0 privata mascherata<\/strong> da destino familiare.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il grande rimosso: il <strong>dentista<\/strong>. L\u2019<strong>odontoiatria<\/strong> italiana \u00e8 pressoch\u00e9 interamente privata. Lo sanno tutti, ma pochi lo dicono con il dovuto sdegno. Il cavo orale \u00e8 stato \u201cespulso\u201d dal corpo per ragioni di bilancio: i denti paiono appartenere non al <strong>Right to health<\/strong>, ma al conto corrente. Se qualcuno rinuncia a una visita cardiologica, ci indigniamo. Se rinuncia al dentista, pazienza. Eppure la salute orale tocca alimentazione, dolore, infezioni, diabete, lavoro, autostima, relazioni sociali, dignit\u00e0. Una bocca malata non \u00e8 un tema estetico: \u00e8 una <strong>frattura sociale<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88721 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-4.png\" alt=\"\" width=\"427\" height=\"90\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-4.png 536w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-4-300x63.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-4-18x4.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px\" \/>Il quarto <strong>\u201cprivato\u201d<\/strong> \u00e8 quello pagato direttamente. Lo chiamiamo <strong>out of pocket<\/strong> per dargli un\u2019aura tecnica; in realt\u00e0 significa: \u201csoldi tirati fuori dalla tasca\u201d. Visite specialistiche, esami, risonanze, TAC, fisioterapia, psicoterapia, farmaci, odontoiatria, occhiali, assistenza domiciliare, logopedia, neuropsichiatria infantile, prevenzione, riabilitazione. Una quota \u00e8 scelta. Un\u2019altra \u00e8 comodit\u00e0. Ma una parte crescente \u00e8 <strong>fuga<\/strong>. Fuga dalle liste d\u2019attesa. Fuga dai CUP che non rispondono. Fuga dalle agende chiuse. Fuga dal \u201cnon c\u2019\u00e8 posto\u201d. Fuga da un pubblico che esiste sulla carta ma non sul calendario. Quando un cittadino paga una risonanza perch\u00e9 nel pubblico arriverebbe tra otto mesi, non sta scegliendo il mercato: sta comprando <strong>tempo<\/strong>. E nella sanit\u00e0 il tempo non \u00e8 un dettaglio: \u00e8 diagnosi, prognosi, dolore, sopravvivenza.<\/p>\n<p>Il quinto <strong>\u201cprivato\u201d<\/strong> abita dentro gli <strong>public hospitals<\/strong>. Un ospedale pubblico oggi non funziona solo con <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88722 alignright\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-5.png\" alt=\"\" width=\"463\" height=\"97\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-5.png 554w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-5-300x63.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-5-18x4.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 463px) 100vw, 463px\" \/>personale pubblico: si regge su <strong>appalti<\/strong>, cooperative, fornitori, global service, manutenzioni, mense, pulizie, lavanderie, tecnologie, software, cloud, piattaforme digitali, logistica, ingegneria clinica, energia, project financing, partenariati pubblico-privati. Anche qui, in s\u00e9 non c\u2019\u00e8 nulla di male. Il problema non \u00e8 esternalizzare: \u00e8 farlo senza intelligenza, senza controllo, senza competenza tecnica, senza misurare qualit\u00e0, costi, dipendenze, rischi, risultati. Perch\u00e9 quando il pubblico perde competenza, non acquista pi\u00f9 servizi: compra <strong>dipendenza<\/strong>.<\/p>\n<p>La domanda vera, dunque, non \u00e8: \u201cQuanto privato vogliamo nella sanit\u00e0 italiana?\u201d. \u00c8 un interrogativo <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88725 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-rischio.png\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"70\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-rischio.png 629w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-rischio-300x38.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/privato-rischio-18x2.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/>vecchio, ideologico, sterile. La domanda vera \u00e8: <strong>quanto privato c\u2019\u00e8 gi\u00e0<\/strong>, chi lo paga, chi lo governa, chi ne trae beneficio e chi rimane escluso? Il rischio oggi non \u00e8 una privatizzazione dichiarata, rumorosa, brutale. \u00c8 peggiore: una <strong>privatizzazione per consunzione<\/strong>. Il SSN resta in piedi come insegna, ma dentro si svuota. Le prestazioni migrano fuori. I professionisti migliori se ne vanno. Le famiglie pagano. Le liste d\u2019attesa diventano il casello della disuguaglianza: chi pu\u00f2 paga e passa, chi non pu\u00f2 resta fermo. \u00c8 cos\u00ec che muore l\u2019<strong>universalismo<\/strong>. Non con un funerale di Stato, ma con una prenotazione impossibile.<\/p>\n<p>Non si tratta di cacciare il privato: sarebbe ridicolo, impraticabile e spesso dannoso. Si tratta di smettere di subirlo. Serve un <strong>patto limpido<\/strong>. Il privato che lavora per il SSN deve rispettare <strong>regole pubbliche effettive<\/strong>: stessi standard, stessi dati, stessi controlli, pari obblighi di <strong>trasparenza sugli esiti<\/strong>, identica responsabilit\u00e0 nei percorsi. Non pu\u00f2 prendersi solo la parte facile, remunerativa, programmabile, lasciando al pubblico urgenze, complessit\u00e0, cronicit\u00e0, fragilit\u00e0 e fallimenti. Il pubblico non deve comprare prestazioni \u201ca chilo\u201d. Deve <strong>acquistare salute prodotta<\/strong>. Non basta dire: abbiamo effettuato mille visite. Bisogna chiedere: hanno risolto qualcosa? Hanno ridotto i ricoveri? Hanno evitato complicanze? Hanno accorciato i tempi di diagnosi? Hanno migliorato sopravvivenza, autonomia, qualit\u00e0 di vita?<\/p>\n<p>La sanit\u00e0 del futuro non si governa contando pezzi, ma misurando <strong>percorsi<\/strong>. Qui il <strong>digital<\/strong> \u00e8 decisivo. Non come gadget da convegno, ma come <strong>strumento di potere pubblico<\/strong>. <strong>Agenda unica<\/strong>, <strong>fascicolo sanitario<\/strong>, <strong>interoperabilit\u00e0<\/strong>, <strong>telemedicine<\/strong>, <strong>ospedale virtuale<\/strong>, <strong>centrali operative<\/strong>, <strong>cruscotti regionali<\/strong>, <strong>artificial intelligence<\/strong>, sistemi predittivi: tutto deve servire a sapere dove va il paziente, quanto attende, chi lo cura, quanto costa, quale esito ottiene. Senza dati, il pubblico contratta al buio. E chi contratta al buio perde sempre.<\/p>\n<p>La sanit\u00e0 italiana non ha bisogno di una guerra santa contro il privato. Ha bisogno di una <strong>rivoluzione della <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-88726 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/sfida-al-privato.png\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"66\" srcset=\"https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/sfida-al-privato.png 668w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/sfida-al-privato-300x34.png 300w, https:\/\/www.fedaiisf.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/sfida-al-privato-18x2.png 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/>governance<\/strong>. Occorre distinguere il <strong>privato utile<\/strong> da quello <strong>parassitario<\/strong>; chi integra da chi spolpa; chi prende in carico da chi seleziona; chi condivide dati da chi li trattiene; chi lavora per il sistema da chi lavora sul sistema. La verit\u00e0 \u00e8 che il SSN \u00e8 gi\u00e0 <strong>ibrido<\/strong>. La tragedia \u00e8 che non lo governiamo come tale. Continuiamo a difendere a parole una sanit\u00e0 pubblica che nei fatti obbliga milioni di cittadini a pagare. Continuiamo a denunciare la privatizzazione mentre la utilizziamo ogni giorno per tappare i buchi. Continuiamo a proclamare l\u2019<strong>universalismo<\/strong> mentre accettiamo che l\u2019accesso dipenda sempre pi\u00f9 da reddito, regione, relazioni, assicurazioni, capacit\u00e0 di orientamento.<\/p>\n<p>The <strong>National Health Service<\/strong> non sar\u00e0 distrutto dal privato in quanto tale. Sar\u00e0 distrutto dall\u2019<strong>ipocrisia<\/strong>. Dalla retorica pubblica e dalla pratica privata. Dai diritti scritti e dalle agende chiuse. Dalle Case della Comunit\u00e0 senza comunit\u00e0 professionale. Dai pronto soccorso pieni e dai centri privati affollati. Dalle liste d\u2019attesa infinite e dalle carte di credito immediate. Il privato nella sanit\u00e0 italiana incide gi\u00e0 moltissimo. La scelta non \u00e8 se farlo entrare: \u00e8 gi\u00e0 entrato, si \u00e8 seduto, lavora, fattura, cura, sostituisce, integra, talvolta salva e talvolta approfitta. Ora bisogna decidere <strong>chi comanda<\/strong>. Perch\u00e9 se il <strong>pubblico governa<\/strong>, il privato pu\u00f2 essere una leva. Se il <strong>pubblico arretra<\/strong>, The <strong>privato diventa il sistema<\/strong>. E a quel punto non avremo pi\u00f9 un Servizio sanitario nazionale con una componente privata. Avremo una <strong>sanit\u00e0 privata<\/strong> con un residuo pubblico per chi non pu\u00f2 permettersi altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, 9 luglio 2026 \u2013 CENSIS Sacrifici e difficolt\u00e0 per tutti, di pi\u00f9 per le donne. Per il 67,7% dei medici la carriera gli ha imposto tante rinunce e tanti sacrifici nella vita privata. 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