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Formare in fretta, formare male: la trappola della competenza istantanea. Stessa medaglia, quattro facce

Riceviamo e pubblichiamo


La stessa medaglia, quattro facce

C’è un identikit che si ripete in almeno quattro settori apparentemente distanti, marketing motivazionale, psicoterapia online, formazione aziendale lampo, manualistica self-help.

Chi lo incarna parla con sicurezza assoluta, non cita mai un limite del proprio metodo. Promette risultati in tempi record (24 ore, 21 giorni, un mese) e costruisce autorità con uno storytelling personale. La crisi, l’illuminazione, il metodo che ha cambiato tutto, anziché con anni di studio verificabili. È il volto che il mercato premia, preferendolo al professionista lento, costoso, pieno di “dipende”.

Il bersaglio di queste righe non è la categoria professionale, ma l’architettura economica che premia chi si adatta al formato veloce e penalizza chi, per garantire competenza reale, ha bisogno di tempi lunghi, un’architettura alimentata anche da chi acquista formazione guardando al prezzo più che alla sostanza.
Una logica, purtroppo, che attraversa i quattro ambiti.

Nel caso della psicologia online, strutturata come un abbonamento, dove si cura il sintomo senza toccare il ciclo produttivo che genera il malessere. Se funziona è merito del metodo, se non funziona è colpa del paziente. Un algoritmo di autoassoluzione perfetto.

Nei corsi aziendali lampo per migliorare le performance del lavoratore, dove per magia si riesce a comprimere in 24-48 ore competenze che richiederebbero mesi e verifiche periodiche. Il format seleziona chi sa intrattenere la sala, non chi sa leggere davvero chi si ha di fronte, età, storia personale, contesto lavorativo specifico. Poi, a fine giornata, si somministra il questionario di gradimento che diventa l’unica metrica di successo, con la stessa serietà con cui si vota il gelato preferito in una gara di paese.
Manualistica self-help, promette in poche centinaia di pagine competenze che in ambito clinico e lavorativo richiedono anni di pratica supervisionata. Il lettore chiude il libro convinto di essersi “formato”, ma ha acquisito solo un vocabolario.

Nel marketing motivazionale, il coach costruisce autorità ripetendo la propria narrazione di rinascita, vendendo produttività e disciplina con lo stesso linguaggio urgente del malessere che promette di curare.
Il tratto comune ai quattro profili non è la malafede, spesso c’è l’autentica convinzione di essere utili, solo che si sottovaluta l’importanza del tempo. È l’assenza strutturale di un tempo di formazione proporzionato alla complessità della materia, un’assenza mascherata da sicurezza espositiva e da un linguaggio che imita, senza possederla, l’autorevolezza della competenza reale.

Un’architettura di incentivi che premia la velocità sulla profondità, selezionando più improvvisatori che esperti. Tuttavia, sarebbe ingiusto generalizzare perché esistono psicologi online rigorosi che usano la piattaforma solo come canale d’accesso, formatori che dichiarano apertamente i limiti delle 24 ore invece di venderle come sufficienti, autori che scrivono divulgazioni oneste distinguendo ciò che un libro può offrire da ciò che non può sostituire, un percorso con i tempi che i casi complessi richiedono.
Il caso limite. Quando la banalizzazione formativa entra in sanità

Il secondo dei quattro dispositivi, la formazione aziendale lampo, trova il suo caso più paradossale quando entra in sanità, nella figura dell’Informatore Scientifico del Farmaco (ISF). Non è una figura di vendita generica, la sua formazione richiede una laurea in discipline come Farmacia, Chimica, Biotecnologie o Medicina, competenze rigorose di farmacologia e tossicologia, e norme che vietano tassativamente qualsiasi enfasi commerciale sulle cure.

Eppure, anche l’ISF, già ampiamente formato e vincolato a un rigore giuridico severo, subisce spesso corsi aziendali che ricalcano lo stesso copione della “competenza istantanea”.
Slide motivazionali, slogan sulla performance, tecniche di vendita che stridono con la deontologia del ruolo. Qui l’improvvisazione non colpisce solo il singolo, ma rischia di compromettere la qualità dell’informazione che arriva al medico, con effetti sulla sicurezza del paziente.

La solitudine che nessuno dei quattro sistemi cura.
Nessuno dei quattro dispositivi è incentivato ad affrontare la causa più profonda del malessere giovanile, la solitudine generata da un tessuto sociale eroso, da relazioni intermittenti, da comunità sostituite da follower. Una solitudine che non si cura alla radice in modo scalabile. Se ne gestiscono i sintomi, uno alla volta, con un abbonamento rinnovabile, un corso da ripetere ogni anno, un nuovo titolo in libreria che promette la versione aggiornata di una soluzione mai davvero arrivata.

Un appello, da chi quel mestiere lo ha vissuto
Chiudo rivolgendomi a chi, come me, ha indossato per anni la divisa dell’informatore scientifico, qui parlo da collega, non da osservatore esterno.
Prendete con cautela ciò che le aziende vi somministrano nella speranza di “migliorare le vostre performance”. Non ogni corso, non ogni slogan sulla produttività merita fiducia automatica solo perché usa il linguaggio del progresso.

Non siete imbonitori. Siete professionisti laureati, con un ruolo riconosciuto per legge nel Servizio Sanitario Nazionale, vincolati a un rigore che nessun algoritmo o format aziendale potrà mai sostituire. Non lasciatevi convincere che la scorciatoia valga più della competenza costruita in anni di studio e pratica sul campo.

Questo vale per ogni figura attraversata da questo articolo, non solo per gli ISF. Il bersaglio non è mai stata la categoria professionale, ma l’architettura economica che premia il formato veloce e penalizza chi, per garantire competenza reale, ha bisogno di tempi più lunghi. È quell’architettura a dover essere messa in discussione, non chi, dentro di essa, sceglie la strada più lunga e più vera.

Ad maiora…

Antonio Scano

Redazione Fedaiisf

Promuovere la coesione e l’unione di tutti gli associati per consentire una visione univoca ed omogenea dei problemi professionali inerenti l’attività di informatori scientifici del farmaco.

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