
Farmaci, il tetto sbagliato? Le farmacie risparmiano mentre gli acquisti diretti sfondano di quasi un miliardo
Nei primi due mesi del 2026 il SSN ha speso 4,53 miliardi di euro per i farmaci. Ma il problema non è più soprattutto la ricetta ritirata sotto casa: la spesa delle farmacie territoriali resta sotto il tetto, mentre gli acquisti diretti di ospedali e Regioni lo superano di 951 milioni. Forse è arrivato il momento di chiederci se stiamo ancora misurando la spesa farmaceutica con strumenti adatti alla medicina di oggi
Mondo sanità – 26 settembre 2026 di Claudio Zanon
Quando si parla di spesa farmaceutica, molti immaginano ancora le confezioni ritirate in farmacia con la ricetta del medico.
Ma il vero aumento della pressione economica sul Servizio sanitario si trova sempre più altrove.
Secondo il monitoraggio definitivo pubblicato da AIFA, nei primi due mesi del 2026 la spesa farmaceutica pubblica complessiva italiana ha raggiunto 4 miliardi e 529,7 milioni di euro, pari al 19,31% del Fondo sanitario nazionale.
Fin qui il dato generale.
Ma appena dividiamo quella spesa nei suoi diversi canali emerge una fotografia molto più interessante.
La spesa netta per i farmaci distribuiti attraverso le farmacie territoriali è stata di 1,486 miliardi. Considerando la voce utilizzata per verificare il rispetto del tetto, si arriva a 1,518 miliardi, pari al 6,47% del Fondo sanitario nazionale.
Il tetto è fissato al 6,85%.
Risultato: 88,7 milioni di euro non spesi rispetto alle risorse disponibili.
Dall’altra parte ci sono invece gli acquisti diretti.
Sono i medicinali comprati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche: ospedali, aziende sanitarie e Regioni. Qui troviamo molti farmaci oncologici, biologici, terapie per le malattie rare, medicinali ad alto costo e parte rilevante dell’innovazione farmacologica moderna.
Nei primi due mesi del 2026, considerando anche i gas medicinali, questa spesa ha raggiunto 3 miliardi e 11 milioni di euro.
Rispetto alle risorse assegnate, lo sforamento è stato di 950,6 milioni.
Quasi un miliardo in appena due mesi.
Attenzione, però: non significa che improvvisamente nel 2026 la spesa sia esplosa.
Gli acquisti diretti dei farmaci di classe A e H sono aumentati soltanto dello 0,6% rispetto al 2025, molto meno del +7,6% registrato fra 2024 e 2025. Il problema è quindi almeno in parte strutturale: il livello di spesa continua a essere molto superiore al tetto finanziario assegnato.
E allora la domanda diventa inevitabile:
è la spesa fuori controllo o è il tetto che non descrive più la realtà?
La farmaceutica è cambiata.
Vent’anni fa una parte enorme del costo riguardava farmaci utilizzati quotidianamente da milioni di persone: antipertensivi, statine, gastroprotettori, antibiotici.
Oggi una quota crescente dell’innovazione arriva invece attraverso terapie molto costose destinate a popolazioni più piccole: anticorpi monoclonali, farmaci oncologici mirati, terapie cellulari, CAR-T, farmaci per malattie rare e, sempre più, terapie geniche.
È logico quindi che la pressione economica si sposti progressivamente dal bancone della farmacia all’ospedale.
AIFA segnala anche un dato apparentemente controintuitivo: nei primi due mesi del 2026 la spesa per i medicinali che accedono al Fondo per i farmaci innovativi è stata di 88,3 milioni, il 27,4% in meno dei 121,4 milioni stimati nello stesso periodo del 2025.
Non significa però che l’innovazione costi meno.
Una parte importante dei farmaci costosi non passa necessariamente attraverso quel fondo e la composizione della spesa cambia rapidamente con nuove indicazioni, nuovi prodotti e nuove negoziazioni.
Il dato più interessante è quindi un altro: il sistema italiano continua a utilizzare tetti separati per contenere una spesa che ormai si muove in modo molto diverso rispetto al passato.
La convenzionata produce avanzo.
Gli acquisti diretti producono sistematicamente disavanzo.
E ogni anno si riapre il problema del payback, cioè della quota dello sfondamento che deve essere ripianata dall’industria farmaceutica. AIFA ricorda infatti che, quando i tetti vengono superati, vengono attivate procedure di ripiano a carico della filiera.
Ma continuare a correggere a posteriori lo sforamento non equivale necessariamente a governare la spesa.
Forse dovremmo passare da una discussione centrata sui tetti a una discussione centrata sul valore prodotto dai farmaci.
Una CAR-T può costare centinaia di migliaia di euro in una volta sola, ma potrebbe evitare anni di altre terapie.
Un nuovo oncologico può aumentare la spesa farmaceutica ma ridurre ricoveri e progressioni.
Un farmaco molto costoso può essere economicamente insostenibile oppure altamente costo-efficace: dipende da ciò che produce.
Il punto non è quindi aprire indiscriminatamente il portafoglio.
È smettere di pensare che tutta la spesa farmaceutica sia uguale.
Il dato AIFA dei primi due mesi del 2026 ci dice con grande chiarezza dove si è spostata la medicina moderna.
La farmacia sotto casa resta sotto il tetto. L’innovazione entra soprattutto dall’ospedale.
Se questo fenomeno si ripete ogni anno, forse la domanda non è più soltanto come ridurre lo sfondamento.
È se abbiamo costruito il tetto nel posto giusto.
Notizie correlate: Spesa farmaceutica gennaio-febbraio 2026: monitoraggio AIFA definitivo
Consuntivo gennaio/dicembre 2025
Nota:
La spesa farmaceutica per acquisti diretti, inclusi i gas medicinali, ammonta a 16.258,7 milioni di euro, con un’incidenza complessiva sul tetto pari al 12,01%, determinando un superamento delle risorse di 4.767,1 milioni di euro.
Il Consiglio di amministrazione AIFA ha accertato che lo sfondamento del tetto per l’anno 2025 corrisponde a 4.767.097.229 euro rispetto al tetto programmato di spesa dell’8,30% e che tale disavanzo è interamente determinato dalla spesa per acquisti diretti, al netto dei gas medicinali e del fondo per i farmaci innovativi. Conseguentemente, con la medesima delibera, il Consiglio di Amministrazione ha approvato le quote di mercato calcolate per ciascuna azienda farmaceutica titolare di AIC (codice SIS), in maniera specifica per il mercato degli acquisti diretti e il conseguente valore complessivo di ripiano (payback) dello sfondamento del tetto del 8,30% della spesa per acquisti diretti riferito all’anno 2025 pari a 2.385.437.778 euro, distinto per azienda farmaceutica (codice SIS).
N.d.R.:
Viene il sospetto (eufemismo) che il tetto per la spesa farmaceutica diretta sia sottostimato intenzionalmente.
Gli acquisti diretti di farmaci da parte delle strutture pubbliche e ospedaliere avvengono tramite gare d’appalto e procedure centralizzate che prevedono sconti obbligatori, per legge dal 33% al 50% (o superiori), sul prezzo di vendita al pubblico, oltre a ribassi stabiliti da negoziazioni regionali o nazionali con le aziende farmaceutiche. Nelle gare lo sconto è anche notevolmente superiore al 50%.
È evidente che è conveniente per le strutture pubbliche spostare i farmaci più costosi dalla convenzionata alla diretta. Ed è conveniente anche se si sfonda il tetto, anzi è ancora più conveniente. Infatti in caso di sfondamento, la cifra del disavanzo sarà obbligatoriamente rimborsata per il 50% dalle aziende farmaceutiche.
Il payback, dice il Prof. Del Frate, per dottrina antitetico a sviluppo e concorrenza, colpevolizza le aziende farmaceutiche laddove invece domanda e offerta sono controllate pervasivamente dal regolatore, non è che uno sconto in maschera di un paio di miliardi l’anno che il SSN si fa, circa il 10%, a carico di un pugno di Companies
Le aziende farmaceutiche, senza avere alcun controllo sullo sfondamento, dal momento che sono obbligate a fornire i farmaci, devono accantonare risorse in previsione di un imprecisato rimborso che dovranno rendere. La teoria economica evidenzia una chiara relazione negativa tra incertezza, sia essa di natura regolatoria o di altro tipo, e investimenti. A maggiore incertezza sono correlati minori investimenti.
Il payback chiede conto “ex post” dei consumi che eccedono il pianificato addossando all’offerta la “colpa” d’inflazionarne la domanda, non tenendo conto che la terapia segue pedissequamente la necessità di cura (es. in oncologia). Invece l’industria ne è considerata responsabile e perciò sanzionabile (payback).
Notizie correlate: AIFA. Consuntivo della spesa farmaceutica 2025. Incidenza sul FSN pari al 18,44%




