News

Negli USA forte calo dei prezzi dei farmaci da prescrizione

Farmaci, negli Usa prezzi giù come non accadeva dal 1963. In Italia la spesa vola a 39 miliardi

Negli Stati Uniti i prezzi dei farmaci con prescrizione registrano il calo più forte degli ultimi 63 anni. In Italia, invece, cresce la spesa farmaceutica e aumenta soprattutto quella sostenuta direttamente dai cittadini. Due fotografie molto diverse, che però non possono essere confrontate alla lettera

Mondo sanità – 18 agosto 2029 di Claudio Zanon

Negli Stati Uniti succede qualcosa che non si vedeva da oltre mezzo secolo. A luglio 2026 i prezzi dei farmaci con prescrizione sono diminuiti del 3,1% rispetto a un anno prima, secondo il Bureau of Labor Statistics. È il calo più forte dal marzo 1963. Nel solo mese di luglio la flessione è stata dello 0,8%.

Un risultato che arriva mentre la spesa sanitaria americana continua a essere uno dei temi più sensibili per milioni di famiglie.

Cosa sta facendo scendere i prezzi negli Usa

Una parte della spiegazione riguarda Medicare. Dal 1° gennaio 2026 sono entrati in vigore i primi prezzi negoziati direttamente dal programma federale per dieci farmaci ad alta spesa.

Secondo i Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), se quei prezzi fossero stati applicati ai consumi del 2023 avrebbero prodotto circa 6 miliardi di dollari di risparmi, pari al 22% della spesa netta per quei medicinali.

A incidere sono però anche altri fattori: ingresso dei generici, perdita dei brevetti, maggiore concorrenza e nuove politiche sui prezzi avviate dall’amministrazione Trump. Per questo attribuire il calo a una singola misura sarebbe eccessivo.

Italia, il dato che preoccupa è un altro

Nel nostro Paese il quadro è diverso.

L’ultimo Rapporto OsMed di AIFA mostra che nel 2025 la spesa farmaceutica complessiva ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente.

La spesa pubblica è arrivata a 28,4 miliardi, +5,8%. Ma il dato più sensibile riguarda i cittadini: la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie ha toccato 10,7 miliardi di euro, +7,5%.

A trainarla sono soprattutto i farmaci di classe A acquistati privatamente, cresciuti del 16,2%, quelli di fascia C con ricetta (+7,4%) e i medicinali di automedicazione (+6,5%).

Tra i farmaci di classe A acquistati privatamente, nel 2025 al primo posto compare tirzepatide, con 225 milioni di euro di spesa.

Attenzione: spesa non significa prezzi più alti

Il confronto con gli Stati Uniti va però letto correttamente.

Il -3,1% americano misura la variazione di un indice dei prezzi. Il +6% italiano indica invece l’aumento della spesa complessiva, che dipende non solo dai prezzi ma anche dai consumi, dall’invecchiamento della popolazione, dalle nuove terapie e dall’utilizzo crescente di farmaci innovativi e più costosi.

Non a caso, a luglio 2026 ISTAT rileva per l’intera voce “Sanità” un aumento dei prezzi del 1,2% su base annua, inferiore all’inflazione generale del 2,8%.

La fotografia resta comunque significativa: negli Usa il prezzo dei farmaci prescritti sta vivendo una frenata storica, mentre in Italia continua a crescere il conto complessivo dei medicinali, soprattutto quello che arriva direttamente nelle tasche dei cittadini.

 

Redazione Fedaiisf

Promuovere la coesione e l’unione di tutti gli associati per consentire una visione univoca ed omogenea dei problemi professionali inerenti l’attività di informatori scientifici del farmaco.

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio
Fedaiisf Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco