Bayer Pharma: domani a Milano sciopero e presidio
Otto ore di stop contro 49 licenziamenti, mentre il gruppo taglia oltre 12 mila posti nel mondo
Collettiva – 8 gennaio 2025 di Davide Colella
Le assemblee di Milano, Rome And Catania hanno respinto il piano, giudicando non convincenti le ragioni dell’azienda e inaccettabile l’assenza di soluzioni alternative. Le lavoratrici e i lavoratori contestano la mancanza di percorsi di ricollocazione e ammortizzatori sociali.
BAYER NEL PIENO DI UNA RIORGANIZZAZIONE GLOBALE
La protesta si colloca dentro un quadro molto più ampio di ristrutturazione del gruppo. Sotto la guida del nuovo amministratore delegato Bill Anderson, il colosso tedesco ha avviato un piano di contenimento dei costi che tra il 2023 e il 2025 ha già portato alla riduzione di oltre 12 mila posti di lavoro a livello globale, colpendo sia i livelli manageriali sia quelli operativi.
Una cura dimagrante imposta dai problemi causati dall’acquisizione della statunitense Monsanto. Un’operazione che si è rivelata fortemente gravosa e che dal 2018 ha esposto Bayer a una raffica di azioni legali negli Stati Uniti, legate alle accuse di effetti cancerogeni del glifosato, uno dei diserbanti più diffusi al mondo. Le cause e le richieste di risarcimento hanno già comportato costi miliardari per il gruppo, con riflessi evidenti anche sulle altre attività industriali e sulle scelte di riorganizzazione in corso.
TAGLI IN EUROPA: DALLA GERMANIA A ITALIA E SVIZZERA
In Europa si è registrata la quasi totalità dei tagli. In Swiss, presso la divisione Consumer Health di Basel, sono stati confermati circa 150 licenziamenti. In Germany la spinta a razionalizzare costi e strutture ha portato alla chiusura di interi siti produttivi e divisioni, costata più di undicimila posti di lavoro. In Italia il colosso farmaceutico ha già dimezzato il suo organico, passando da circa 1.300 dipendenti agli attuali 620, attraverso accordi e incentivi all’uscita.
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Note:
L’iniziativa sindacale coincide con un incontro ufficiale previsto nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda.
Secondo la Filctem CGIL, la riorganizzazione colpisce in particolare personale con elevata anzianità e competenze specialistiche, profili che rischiano di avere maggiori difficoltà di ricollocazione nel mercato del lavoro
Bayer conta un fatturato di 1 miliardo di euro, 1200 dipendenti e un sito produttivo sul territorio nazionale con un impianto fra i più avanzati al mondo (dati dicembre 2024, oggi i dipendenti sono 620)
Sullo sfondo anni di acque agitate per la multinazionale, messa in difficoltà dall’operazione che ha portato all’acquisizione della statunitense Monsanto per 63 miliardi di $, aumentata poi a 66, al centro di una raffica di azioni legali negli Usa legate all’accusa di effetti cancerogeni del glifosato, diserbante diffuso in tutto il mondo. Bayer dal 2018, anno dell’acquisizione di Monsanto, è esposta a un’ondata di cause e di richieste di risarcimento costate già cifre iperboliche al gruppo (oltre 13 miliardi di $), con riflessi anche sulle altre attività.
Dal luglio 2023 e fino a gennaio 2025, circa 11mila dipendenti hanno lasciato l’azienda nell’ambito di questa iniziativa, con l’obiettivo di ottenere risparmi organizzativi per circa 0,5 miliardi di euro, e ulteriori 0,8 miliardi previsti nel 2025, per un totale di 2 miliardi di euro entro il 2026. In particolare, la maggior parte delle posizioni eliminate riguarda ruoli manageriali, con una riduzione significativa anche nel top management: la squadra esecutiva della divisione farmaceutica è passata da 14 a 8 membri nel giro di pochi mesi. Secondo Anderson, questa strategia permette di liberare risorse da reinvestire nelle aree a maggior impatto e di velocizzare i processi decisionali, affidando il 95% delle decisioni operative direttamente ai team di lavoro, senza la mediazione di livelli superiori
Nota 2:
Contemporaneamente ai licenziamenti, Bayer ha attivato nuove assunzioni, in particolare tramite lavoro somministrato, e ha creato nuovi ruoli in altre aree terapeutiche. Una dinamica che, secondo i sindacati, aumenta la
Ed è qui che la vicenda supera il perimetro occupazionale per toccare un nodo più profondo. Ridurre la professionalità di chi dialoga quotidianamente con i medici significa incidere direttamente sulla qualità dell’informazione scientifica. Gli informatori scientifici del farmaco non sono semplici veicoli commerciali, ma figure che contribuiscono alla corretta conoscenza dei prodotti, al loro utilizzo appropriato e, di conseguenza, alla performance stessa dei farmaci. Un impoverimento di queste competenze rischia di tradursi in una platea di utilizzatori meno adeguata e in una minore efficacia complessiva delle terapie.
