Invented diseases.

È la denuncia apparsa sull’ultimo numero di PLoS Medicine (Public Library of Science), uno speciale interamente dedicato all’invenzione e alla vendita di nuove malattie. E i due autori dell’articolo principale, il giornalista Ray Moynihan e il professore di farmacologia clinica David Henry, descrivono nei dettagli l’intero percors dapprima la nuova patologia viene descritta da un panel di specialisti, spesso finanziati dall’industria, poi le sue caratteristiche vengono letteralmente pubblicizzate attraverso la diffusione di materiale informativo prodotto dall’azienda e per mezzo di campagne di sensibilizzazione che in genere “sono disegnate per vendere farmaci piuttosto che per informare o educare il pubblico su come prevenire la malattia o mantenersi in buona salute”. E l’operazione può riguardare tanto la medicalizzazione di aspetti della vita ordinaria, come per esempio la menopausa, quanto la trasformazione di lievi disturbi in malattie serie, come avviene per esempio con la sindrome dell’intestino irritabile, o ancora la presentazione di semplici fattori di rischio sotto le spoglie di vere e proprie malattie da trattare assolutamente (ne sono chiari esempi il colesterolo elevato o l’osteoporosi).
Ma le multinazionali del farmaco non sono gli unici attori di questo dramma: gli autori del lavoro sottolineano infatti il ruolo giocato dalle alleanze informali con le società di relazioni pubbliche, i gruppi di medici e specialisti, e le associazioni di pazienti, tutti comprimari pronti a promuovere queste idee tra il pubblico generale e i decisori politici. E non lasciano fuori neanche i giornalisti, grazie ai quali è possibile rendere popolari condizioni altrimenti poco conosciute sciorinando dati su ipotetiche stime di prevalenza (ne sarebbero un esempio “malattie” come la sindrome delle gambe senza riposo o alcune disfunzioni sessuali femminili).
È chiaro, precisano gli autori dalle pagine di PLoS, che un certo numero di persone, alle prese con forme severe di questi disturbi, beneficeranno della pubblicità e dell’attenzione del mercato nei confronti della loro malattia e del farmaco che può curarla. Ma quella che dal punto di vista di un’azienda farmaceutica può apparire “una legittima campagna di informazione pubblica su una malattia ancora sottodiagnosticata, agli occhi di attivisti e gruppi di pazienti sganciati dagli sponsor delle multinazionali può assumere i connotati di un tentativo di costruire un mercato per farmaci potenzialmente pericolosi”.
La denuncia riguarda anche “malattie” come il disordine bipolare, la disfunzione erettile e il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, a cui sono dedicati gli altri lavori di questo speciale (http://medicine.plosjournals.org) che, con i suoi 11 articoli, affronta la questione da più punti di vista.
Da “il Bisturi.it”
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