Letter to the editorial staff of Dr. Bianchi. “NETWORK movement and ignorance on doping” – Ed

L’interpellanza fatta dalla rete che mi riguarda contiene molti aspetti diffamatori che mi hanno costretto a fare una querela per diffamazione al movimento RETE.  Non conosco cosa sia queste Movimento, ne le finalità, se siano politiche, culturali o sociali. Comunque la interpellanza promossa esprime la profonda superficialità e ignoranza sul modo di trattare gli argomenti. Prima di tutto la RETE dovrebbe sapere che sia in Italia, ma penso anche a San Marino, una persona deve ritenersi colpevole di un reato quando il processo si è concluso e non quando non si è ancora iniziato.

Va premesso che secondo la legge, il reato doping si consuma solo nel momento in cui un atleta professionista assume farmaci finalizzati ad alterare una prestazione agonistica. Niente gare, niente doping!  Le prescrizione farmaceutiche in persone anche sportive ma che non svolgono attività sportiva e sono affetta da una patologia non rappresentano alcun reato. Ci mancherebbe solo questo in Italia e saremmo a posto… Detto questo il discorso sarebbe chiuso, ma in realtà è diventato complesso per i fatti che mi hanno coinvolto.

Alla apertura delle indagini promossa dalla procura sul tema doping è stato dato ampio risalto, ma i fatti attribuitemi sono tutti da dimostrare. E’ stata organizzata una conferenza stampa dalla procura quando ancora l’indagine era aperta per dare informazione su un sospetto di reato. E’ stata depositata una ordinanza (disponibile in tribunale) dove sono riassunte le telefonate principali e incriminate. Dalla lettura del testo si evince chiaramente quale sia la sostanze dei reati attribuitemi, il tipo di visite e di prescrizioni mediche fatte. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, non emerge la presenza di un solo reato a mio carico. Mai un atleta professionista, né tanto meno una squadra di qualsiasi sport di qualsiasi livello professionistico, ne dilettante è mai stato seguito da me.  Come è possibile parlare di doping senza atleti? Il dott. Bianchi non smercia doping ma fa il medico e le prescrizioni sono state fatte su regolari ricette mediche che i NAS hanno controllato per tutta Italia e le 17 provincie derivano dal fatto che ho pazienti in tutta Italia.

Nella condanna di primo grado, della quale c’è il ricorso in appello, dovrebbero, i signori consiglieri vedere i nomi e l’età dei soggetti condannati. Nessun atleta, qualche a motore di età 60-70 anni con ben documentate patologie. Gli arresti domiciliari rappresentano un evento grave che dovrebbe essere motivato da gravi elementi di reato. Il tribunale del riesami li revocò dopo 10 giorni alle altre persone coinvolte.

Il sottoscritto dal CONI non doveva neppure essere interpellato perché non ne faceva parte e la inibizione a vita non solo non mi riguarda, ma non ha senso (contro questa sentenza c’è un ricorso in Cassazione per illegittimità). Come si fa ad inibire uno dal partecipare ad un movimento se non ne fa parte? Il CONI ha un atteggiamento persecutorio nei confronti dei suoi atleti (vedi sentenza Kostner) quando invece li dovrebbe assistere, informare e tutelarne la salute; campa proprio in funzione di essi e delle loro prestazioni vincenti. Ve lo immaginate un CONI senza atleti, senza medaglie…..Per non parlare della  Commissione Antidoping è costituita da avvocati che non conoscono il problema “salute dell’atleta”, e per loro la sola idea che uno sportivo di qualunque livello si rivolga ad un medico per curare un suo problema di salute (peso, astenia, deperimento organico o fisico) è un reato. Nella Commissione Antidoping non c’è un medico, né un farmacologo, né endocrinologo e le valutazioni sulla salute e sulle necessità di cura le fanno gli avvocati. Per la Commissione Antidoping esiste una sola prerogativa: sanzionare tutti.

Cosa centra San Marino con tutto questo?

In questa vicenda San Marino non c’entra nulla. Il sottoscritto esercita la professione medica in Italia in vari ambulatori (Pesaro e Rovigo) e non ha certo bisogno di un ambulatorio a San Marino, che ormai non sembra più uno stato indipendente, bensì una provincia arretrata dell’Italia. San Marino negli anni si è giocato il ruolo di vera Repubblica della libertà (come scritto in dogana), ha rinunciato alla sua Sovranità, si è aggregata nel peggio all’Italia. Non ha una vera farmacia internazionale, nè privata, ma ha il prontuario farmaceutico italiano, più limitato. Inoltre le farmacia sammarinesi sono farmacie di Stato e ben regimentate e per quanto riguarda i farmaci ormonali a San Marino non sono disponibili. Quale spaccio pensano i consiglieri sia possibile fare a San Marino?

Il GH e la Sandoz.

La prescrizione del GH della Sandoz nasce dal fatto che questo prodotto, di pari qualità rispetto alle altre aziende farmaceutiche, costa la metà. La Sandoz è una azienda molto seria e non fa cose illecite. Come si può pensare che una azienda di portata internazionale si possa compromettere con un medico irrilevante di periferia come il dott. Bianchi? L’accusa può dire quello che vuole, sarà la realtà dei fatti a dire la verità.

L’uso dell’ormone della crescita (GH) che ha importanti funzioni sulla salute dell’adulto, ha il principale impiego nella terapia dei ritardi di crescita. Per l’alto costo della terapia c’è una forte resistenza da parte dell’ospedale a prescrivere il GH ai bambini e pertanto i genitori si rivolgono a specialisti di loro fiducia e se lo pagano.  Il rapporto con la Sandoz, esclusivamente professionale, è ben recepito dalle telefonate. La Sandoz forniva il GH a farmacie dove i pazienti potessero acquistarlo a loro spese. Oltre a questo impiego il GH trova grande impiego terapeutici nella patologie neurodegenerativa, nelle malattie croniche cardiache, nella grave osteoporosi e fratture ossee complicate, nell’obesità. Il GH svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione e cura delle malattie croniche e degenerative dell’invecchiamento.

In conclusion, capisco le buone intenzioni moralizzatrici che hanno spinto la RETE ad una interpellanza nei miei confronti, giustificate in una epoca di confusione generale di valori. Mi permetto di suggerire però di adottare un metodo più serio, scientifico e ben mirato ai veri problemi politico-sociali che oggi attanagliano i singoli governi, che determinano una involuzione progressiva e un aumento della povertà. Incominciamo a mettere una vera professionalità a capo delle istituzioni e aumentiamo il livello culturale e di competenze altrimenti finiremo come un Paese del terzo mondo (Italia e San Marino).

Vittorio Bianchi

Rimini 07 febbraio 2015

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Ed.: Riportiamo la nota del Dr. Bianchi il quale si assume la piena responsabilità di ciò che afferma. Capiamo lo stato d’animo del Dr. Bianchi e proprio per questo ne pubblichiamo l’autodifesa.

A noi però della vicenda personale del Dr. Bianchi, al di là del lato umano, interessa relativamente poco, in quanto è un ramo marginale (di Rimini) della più ampia inchiesta della Procura della Repubblica di Busto Arsizio che ha coinvolto la Sandoz, gli Informatori della stessa Sandoz e diversi medici e centri sparsi sul territorio italiano.

Proprio in questi giorni si è aperto il processo a Busto Arsizio (vedi “Prescriptions in exchange for gifts, 48 doctors and informants on trial”) in cui gli imputati dovranno difendersi dalle accuse di “associazione per delinquere, corruzione, istigazione alla corruzione, distribuzione e somministrazione di farmaci in modo da arrecare pregiudizio alla salute pubblica, concussione, frode ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, falsità in atti, comparaggio”. Ovviamente il processo dovrà stabilire se le accuse sono fondate o meno e, fino ad allora, si presumono tutti innocenti.

In questa vicenda a noi interessa il coinvolgimento degli Informatori Scientifici della Sandoz che sono risultati gli elementi su cui scaricare le responsabilità diventando un facile capro espiatorio (vedi l’articolo: Sandoz unloads the blame on Scientific Informers).

Gli Informatori Scientifici sanno, e i nostri lettori che non sono Informatori dovrebbero sapere, che esistono delle norme anticorruzione sulla responsabilità aziendale, in particolare il legislative decree 231/2001, che all’art. 5, 1° comma dice: “L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a)”.

Al Comma 2 però afferma: “L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”.

Le Aziende, in base a questa legge, consegnano ai propri dipendenti il documento con le norme di legge e li fanno firmare che ne hanno presa visione e che sono consapevoli delle norme esistenti. Istituiscono una “policy” aziendale.

Dopo di ché, se dovesse capitare un illecito, la responsabilità è in qualsiasi modo dell’Informatore, sia perché non deve commettere illecito sia perché non deve obbedire ad eventuali ordini superiori che lo costringono all’illecito, anzi deve denunciare i superiori che glielo ordinano. Ė intuitivo, essendo la parte debole, che nessun Informatore denuncerà i superiori mettendo a rischio il proprio posto di lavoro.

Certamente questo non è il caso della Sandoz. Ma potrebbe capitare che qualcuno se ne approfitti di queste metodiche e sarà bene, se è vero che la corruzione nella sanità vale 6 miliardi l’anno, che le autorità, fra le tante cose che devono fare, valutino e controllino anche questo aspetto.

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