Pensioni. L’emendamento e il sub-emendamento all’emendamento alla legge di bilancio rivisto

Dal 1° luglio 2026 scatta l’introduzione di un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare, con facoltà di rinuncia entro sessanta giorni, per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, secondo quanto prevede la nuova versione del maxi-emendamento del governo. La disposizione determina effetti finanziari connessi al prevedibile aumento delle adesioni alla previdenza complementare, che stima la relazione tecnica, “si manifesterà in maniera graduale e stratificata nel tempo riguardando i lavoratori di prima assunzione”. Il provvedimento TFR era stato accantonato in un primo momento, ma poi un ulteriore emendamento lo ha reintrodotto.

Rimane quindi il meccanismo del silenzio-assenso, che scatterà dal prossimo primo luglio, per facilitare il conferimento ai fondi di previdenza integrativa del Tfr dei neoassunti verso la forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi, anche territoriali o aziendali.

Arrivano poi alcune modifiche sulla dimensione delle aziende obbligate a traferire il Tfr non dirottato alla previdenza integrativa al Fondo presso l’Inps (anziché tenerlo in azienda).

L’emendamento cancella però la possibilità, in vigore dal 2025, di computare (cumulare), su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.

L’abrogazione del comma 7-bis dell’articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, introdotto solo di recente con la legge di bilancio 2025, avrebbe consentito ai fini del raggiungimento degli importi soglia necessari per l’accesso alla pensione contributiva, di sommare all’assegno pubblico anche il valore teorico della rendita derivante dalla previdenza complementare. Una possibilità pensata soprattutto per i lavoratori più giovani, interamente nel sistema contributivo, e per chi ha carriere discontinue e redditi medio-bassi.

L’emendamento del governo alla manovra prevede anche un taglio di 40 milioni annui dal 2033 al Fondo per il pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. L’emendamento, di fatto, riduce la dotazione del fondo da 233 a 194 milioni annui.

Come prevede l’emendamento del governo, per interventi normativi in materia di mobilità è autorizzata la spesa di 200 milioni di euro per l’anno 2026 e di 150 milioni di euro per l’anno 2027.

La commissione bilancio del Senato ha approvato il sub-emendamento di FdI-Lega che estende anche ai contratti rinnovati nel 2024 i benefici della tassazione agevolata al 5% sugli incrementi retribuitivi corrisposti dal 1° gennaio 2026. La modifica amplia anche la platea dei beneficiari, alzando il tetto di reddito da 28mila euro a 33mila euro.

il testo approderà in Aula lunedì 22 per la discussione generale, per poi essere votato martedì 23.

Per ora sono spariti sia l’allungamento progressivo delle finestre mobili per l’accesso alla pensione anticipata, sia la norma che avrebbe abbassato il valore del riscatto della laurea. È stata ritirata anche la riformulazione dell’emendamento che rintroduceva il condono dal 2003. La progressione dell’età pensionabile prevista dalla Fornero rimane. Il testo della manovra 2026 modificato dal Senato non contiene le proroghe di Quota 103 e Opzione donna, due misure che permettevano di anticipare l’erogazione del primo assegno previdenziale. La legge di bilancio prevede poi la proroga fino alla fine del 2026 dell’Ape sociale e del cosiddetto “bonus Giorgetti” (NdR: The Bonus Giorgetti è un incentivo introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 che premia i lavoratori, pubblici e privati, che raggiungono i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di continuare a lavorare, ricevendo direttamente in busta paga la propria quota di contributi previdenziali (circa 9,19%) come somma esentasse, aumentando subito il netto in busta paga senza tassazione IRPEF, ma riducendo il montante contributivo futuro). 


Per la Cgil: “L’esecutivo ha fatto solo una retromarcia tattica, e non ha modificato, in alcun modo, l’impianto di una legge di bilancio che peggiora la legge Fornero”.

Nonostante lo stralcio dell’ultimo minuto dell’emendamento sulla previdenza, il quadro è segnato da un peggioramento strutturale. Secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato i requisiti per la pensione sono destinati a salire costantemente. Secondo la Cgil, già dal 2028 la soglia per l’anticipata toccherà i 43 anni e un mese di contributi, per arrivare nel 2035 alla cifra record di 43 anni e 8 mesi, con la vecchiaia fissata a quasi 68 anni. È il fallimento della narrazione sui «41 anni per tutti», che lascia giovani e carriere discontinue in un limbo.

La prospettiva, a medio termine, è arrivare a 70 anni per andare in pensione. Per chi non ha buchi contributivi e precariato di lungo periodo. In tali casi, invece, non ci sarà fine alla pena

Per Daniela Fumarola della CISL bisogna dare certezza e stabilità al sistema previdenziale, e questo non si fa con interventi unilaterali, che creano incertezza nei percorsi lavorativi e di vita di milioni di persone.

Ecco perché sollecitiamo il Governo ad aprire un tavolo serio e complessivo sulla riforma del sistema pensionistico, puntando su un confronto costruttivo per dare stabilità al sistema pensionistico con elementi di equità e flessibilità in uscita che a nostro avviso continuano a mancare, in particolare rispetto alla previdenza delle donne e dei giovani, rafforzando la previdenza complementare ed accompagnando realmente l’invecchiamento attivo” – conclude la numero uno Cisl.


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Note:

Per i neoassunti viene introdotto per il TFR il meccanismo del “Life cycle” che prevede che inizialmente i soldi siano investiti in attività a maggior rendimento e a maggior rischio. Questo metodo si invertirà man mano che il lavoratore si avvicina alla fine dell’età lavorativa con investimenti meno rischiosi e a rendimento più bassi.

La pensione contributiva è il trattamento economico calcolato in base all’ammontare totale dei contributi versati durante l’intera vita lavorativa, non sulle ultime retribuzioni, e il suo calcolo dipende dal montante contributivo rivalutato e dai coefficienti di trasformazione legati all’età di pensionamento. Riguarda principalmente chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e si differenzia dal retributivo (basato sulle ultime retribuzioni) e misto (combinazione dei due), con requisiti di accesso che includono età anagrafica (spesso 67 anni per la vecchiaia) e contributiva (minimo 20 anni).
(INPS – Il calcolo della pensione)


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Mentre i cittadini fanno i conti con i tagli alla sanità e al sociale, i senatori Garavaglia (Lega) e il veneto De Carlo (FdI) trovano il tempo di fare l’ennesimo regalo agli amici delle lobby venatorie.

Dopo quasi 50 anni, con un emendamento-blitz approvato in commissione bilancio, vogliono riportare in Italia le RISERVE DI CACCIA A PAGAMENTO. Avete capito bene: la fauna selvatica, che è patrimonio di TUTTI noi, sta per essere trasformata in merce da svendere al miglior offerente. Si apprende che l’emendamento sia stato approvato ieri sera in Commissione bilancio del Senato. L’emendamento non c’entra niente con la legge di bilancio, ma sono riusciti ad inserirlo lo stesso. (NdR: Emendamento Garavaglia)

Inoltre c’è il Disegno di Legge ispirato dal Ministro Lollobrigida e che riprenderà l’esame in gennaio nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato con l’aumento delle specie cacciabili, i richiami vivi, la caccia in primavera ecc..


Aggiornamento: Il Senato ha approvato la legge di Bilancio 2026, dando il via libera dell’Aula di Palazzo Madama alla manovra: il provvedimento ha ottenuto 110 voti favorevoli, 66 contrari e due astenuti,

Il testo è atteso all’esame della Camera dei deputati, dove i tempi saranno contingentati. La discussione generale inizierà il 28 dicembre, il giorno dopo il governo porrà la questione di fiducia sul testo

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