7 aprile 2026, Giornata mondiale della salute
Ministero della Salute – 7 aprile 2026
Il 7 aprile di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Salute, istituita dall’l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1948 per promuovere la salute globale e sensibilizzare su temi cruciali di sanità pubblica.
In occasione della Giornata l’OMS lancia la campagna “Insieme per la salute. Al fianco della scienza”,
“La scienza è il faro che guida la nostra azione anche nell’attuazione dell’approccio One Health, che non è semplicemente uno slogan ma uno strumento operativo a garanzia della sostenibilità sanitaria, economica e sociale” – dichiara il Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha partecipato al vertice internazionale One Health a Lione, ospitato dal 7 al 9 aprile dal governo francese sotto la presidenza G7, per delineare le strategie per proteggere la salute del pianeta.
In un’epoca di sfide globali interconnesse, il tema di quest’anno sottolinea come la cooperazione tra nazioni e istituzioni sia l’unica via per trasformare le scoperte di laboratorio in azioni concrete.
L’obiettivo è chiaro: ricostruire la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica e nelle evidenze scientifiche.
La campagna 2026 si concentra su tre pilastri fondamentali:
- Proteggere la salute attraverso linee guida basate esclusivamente su fatti e prove scientifiche.
- Ricostruire la fiducia tra comunità scientifica e opinione pubblica.
- Sostenere soluzioni innovative per garantire un futuro più sano e sicuro a livello globale.
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Giornata della salute sempre più privata
La spesa pubblica per la sanità diminuisce, mentre aumenta quella delle famiglie e il ricorso a fondi e assicurazioni. E aumenta il privato pagato dal pubblico
Collettiva – 7 aprile 2026 di Roberta Lisi
La giornata internazionale della salute, voluta dall’Onu nel 1948 e iniziata a celebrarsi dal 7 aprile del 1950 per festeggiare la nascita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quest’anno in Italia cada a pochi giorni dalla pubblicazione del Focus dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio “Pubblico e privato in sanità: il finanziamento, la produzione e le imprese”. A leggerlo c’è davvero da rimanere amareggiati e preoccupati.
Amareggiati perché ancora una volta non si può far altro che registrare quanto il precetto costituzionale dell’articolo 32 sia disatteso, così come disatteso è il principio di universalismo previsto dalla Legge che istituì il Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Preoccupati perché la privatizzazione della sanità procede imperterrita e silenziosa.
UN SISTEMA IBRIDO
Quello italiano, come quello di altri paesi europei, è un sistema sanitario ibrido: pubblico e privato. La questione è che la quota di privato aumenta, sia quella acquistata dal pubblico che quale pagata direttamente dalle famiglie, mentre il finanziamento pubblico diminuisce. Secondo l’Upb “quasi un terzo della spesa pubblica è destinato a servizi erogati da fornitori privati”. Tradotto significa che il Ssn acquista” servizi da soggetti privati. Ospedali, Rsa, laboratori e cooperative che erogano servizi ai cittadini e alle cittadine pagate dal pubblico.
IL FINANZIAMENTO PUBBLICO
I numeri son lì a dimostrare che quanto raccontato da Meloni “siamo il governo che ha maggiormente finanziato la sanità” è semplicemente una menzogna, sì una menzogna perché dal 2012 a oggi la quota di pil destinato al Fondo sanitario si è gradualmente rimpicciolita fino ad arrivare al 6,3%. In pochi ricordano che secondo l’Oms sotto il 6,5% è a rischio la salute pubblica. Non è peregrino ricordalo oggi visto che la ricorrenza che si celebra proprio dall’Oms è stata istituita per tutelare la salute dei cittadini e delle cittadine del mondo.
IL CONFRONTO CON L’EUROPA
Il confronto con l’Europa è quel che dovrebbe far vergognare chi ci governa a cominciare dal ministro della salute Orazio Schillaci che in quanto medico ha pure pronunciato il giuramento di Ippocrate. In Italia il Ssn copre meno di tre quarti della spesa sanitaria complessiva mentre la media europea di attesta un po’ sopra l’80%. Di contro la spesa diretta degli italiani e delle italiane è di ben 9 punti superiore a quella della media europea visto che pagano di tasca propri ben il 23,6%.
E non solo, si legge nel Focus che a queste fonti di finanziamento: “Si affianca il recente e significativo incremento della spesa intermediata da assicurazioni, mutue e fondi sanitari che, pur rimanendo ancora contenuta, ha contribuito a rafforzare ulteriormente il ruolo del mercato nella sanità”.
IL PERSONALE A BASSO SALARIO
Medici, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari, tecnici di laboratorio e potremmo elencarne ancora molte di figure di professionisti della sanità, son le braccia e le gambe che fanno funzionare la sanità, che garantiscono il diritto alla salute. Ebbene cosa si scopre leggendo il Focus dell’Upb? Che il valore aggiunto prodotto dalla sanità privata è maggiore di quello prodotto da quella pubblicaperché “la contrazione della componente pubblica del valore aggiunto è riconducibile prevalentemente all’andamento dei redditi da lavoro dipendente”.
Il periodo di riferimento è la seconda decade del 2000, i salari si sono ridotti e si è contratto il numero dei dipendenti. Contemporaneamente però è aumenta la spesa per i consumi intermedi, ciò quelli dove si fa rientrare il ricorso a cooperative o gettonisti.
LE RICHIESTE DI CGIL E FP
Il questo racconto è scritta la ragione che fa chiedere alla confederazione di Corso di Italia e alla Fp Cgil di far saltare il tetto alla spesa del personale e un piano straordinario di assunzioni. Ed è qui scritta anche la ragione della non sottoscrizione del rinnovo del contratto lo scorso gennaio. “Non abbiamo sottoscritto a novembre l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 dei Dirigenti medici, veterinari e sanitari e non firmiamo oggi il definitivo perché non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative. Rimane un contratto definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all’inflazione del triennio, che non introduce nulla di normativo e che peggiora le sperequazioni a danno dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”. Lo ha affermato Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil, illustrando le ragioni del no alla sottoscrizione del contratto 2022/2024 anche per i dirigenti del Ssn.
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