AIFA. Monitoraggio della Spesa Farmaceutica Nazionale e Regionale Gennaio-Giugno 2022. Il payback mette a rischio la sopravvivenza delle imprese

Confindustria Dispositivi Medici. Il payback mette a rischio le forniture agli ospedali. Aziende in rivolta

AIFA. Monitoraggio della Spesa Farmaceutica Nazionale e Regionale Gennaio-Giugno 2022


La spesa farmaceutica netta del Servizio sanitario nazionale relativa al primo semestre 2022 ha fatto registrare un aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Importante il contributo delle farmacie al contenimento della spesa

Farmacie Notizie & Formazione – 17 novembre 2022

Il primo semestre 2022 ha mostrato una crescita del 2,1% relativa alla spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale se confrontata con il medesimo periodo del 2021. Questo risultato è il frutto di una combinazione di fattori: un aumento del 3,2% del numero delle ricette Ssn, un calo del valore medio delle ricette (netto Ssn -1,1%; lordo -1%), una diminuzione del numero medio di confezioni prescritte su ogni singola ricetta (-0,5% rispetto al primo semestre 2021).

Nei primi sei mesi dell’anno in corso le ricette emesse sono state pari ad oltre 287 milioni, corrispondenti a una media di 4,85 ricette per cittadino. Le confezioni di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale sono state oltre 537 milioni, con un aumento del 2,7% rispetto al primo semestre 2021.

A livello pro-capite, ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia mediamente 9 confezioni di medicinali a carico del Sistema sanitario nazionale, con un prezzo medio pari a 9,35 euro.

Il contributo delle farmacie

Un ruolo fondamentale per il contenimento della spesa è stato giocato dalle farmacie, che hanno garantito un risparmio complessivo pari a circa 273 milioni di euro sotto forma di sconti per fasce di prezzo, payback volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali, trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%; le quote di partecipazione a carico dei cittadini hanno avuto un’incidenza media del 15,1% sulla spesa lorda.

A livello generale, i connazionali hanno sostenuto un costo pari a oltre 753 milioni di euro di quote di partecipazione sui farmaci, di cui il 72% dovuto alla differenza di prezzo rispetto al valore di rimborso.

A livello regionale, infine, la spesa è andata calando solo in Umbria e in Campania, mentre il numero delle ricette è aumentato in tutte le altre Regioni.


AIFA. Monitoraggio spesa farmaceutica

Il monitoraggio della spesa farmaceutica che l’AIFA pubblica periodicamente è un presupposto essenziale delle attività di programmazione dell’assistenza farmaceutica in Italia.

L’AIFA effettua il monitoraggio mensile dei dati di spesa farmaceutica e comunica le relative risultanze al Ministero della salute e al Ministero dell’economia e delle finanze con la medesima cadenza. Al 31 maggio, al 30 ottobre e al 31 dicembre di ogni anno l’Agenzia verifica l’eventuale superamento a livello nazionale dei tetti di spesa, sia della spesa farmaceutica convenzionata (7,96% del fabbisogno sanitario nazionale) sia per acquisti diretti (6,69% + 0,2% del fabbisogno sanitario nazionale).

Il monitoraggio della spesa farmaceutica è condotto sulla base dei dati di spesa convenzionata e delle Distinte Contabili Riepilogative (DCR) acquisite dalle Regioni, nonché dei dati acquisiti dal Nuovo Sistema Informativo Nazionale (SIS) del Ministero della Salute, relativi alla tracciabilità del farmaco (DM 15 luglio 2004).

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Dispositivi medici: Boggetti, il Governo cancelli il payback da 2 miliardi, a rischio imprese e tenuta del Ssn

Confindustria Dispositivi medici

Fra gli indicatori analizzati dal Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, un particolare approfondimento è dedicato alla spesa sanitaria. Nel 2021 è risultata essere pari a 127,8 miliardi, in aumento del 4,2% rispetto al 2020. Secondo quanto indicato all’interno del Documento di Economia e Finanza, la previsione è che alla fine del 2022 la spesa sanitaria sarà pari a 131,7 miliardi, con un aumento del 3%. La spesa in dispositivi medici ha rappresentato il 5,7% della spesa sanitaria arrivando a 7,2 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto al 2020 e del 13% rispetto al 2019. I dispositivi medico-diagnostici sono la componente che ha avuto l’incremento maggiore, contrariamente agli impiantabili attivi, come ad esempio pacemaker o impianti cocleari, che hanno visto una contrazione della spesa. A livello regionale il Veneto ha registrato la contrazione maggiore, -9,5%, mentre la provincia autonomia di Bolzano l’incremento maggiore.

La spesa pro-capite in dispositivi medici nel 2021 si è attestata a 122,6 euro, in crescita del 4,5% rispetto al 2020. Nella provincia autonoma di Bolzano si è speso maggiormente per persona (203,6 euro) mentre la Lombardia è la regione in cui si è speso meno (92,5 euro).

Confindustria Dispositivi Medici. Il payback mette a rischio le forniture agli ospedali

Sono già 100 i ricorsi presentati ai Tar dalle aziende dei dispositivi medici sull’attuazione del cosiddetto payback, il sistema di tassazione che obbliga le imprese a un esborso di oltre 2 miliardi per ripianare lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle Regioni. E proprio in questi giorni – fanno sapere molte aziende – stanno arrivando a pioggia le lettere delle Regioni con richiesta di pagamento del payback per il periodo 2015-2018 da evadere entro 30 giorni. Si tratta di un’istanza che non solo mette le imprese, già in difficoltà dalla crisi energetica e delle materie prime, davanti al rischio chiusura, ma comporta un grosso pericolo per la salute pubblica: queste imprese potrebbero non riuscire a garantire le forniture di prodotti, anche salvavita, agli ospedali e i servizi a essi correlati.

«Se il Governo non cancella il payback – ha dichiarato il presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti – deve avere il coraggio di dire chiaramente ai cittadini che non è in grado di erogare salute pubblica. Se non viene fatta una seria programmazione sanitaria e si continuano a bandire gare la cui somma dei valori aggiudicati supera il fondo sanitario regionale a disposizione, le Regioni proseguiranno a sforare i tetti di spesa tutti gli anni. Il payback con i tetti di spesa imposti non è altro che un modo per spostare sulle aziende fornitrici una parte dei costi sanitari che il Servizio sanitario dovrebbe erogare per curare i cittadini, ma che lo Stato non vuole pagare. Le imprese dei dispositivi medici non possono risanare i debiti delle Regioni e gli sforamenti di spesa, anche dovuti al Covid. È inaccettabile che il Governo non capisca l’impatto di un tale sistema sull’industria della salute e non comprenda le dinamiche e le conseguenze di questo provvedimento.

(Articolo integrale su Sanità 24 Il Sole 24ORE – 17 novembre 2022)

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Umbria. Spesa per i farmaci: tetti o appropriatezza, sostenibilità e consenso

 

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