Le prestazioni di visite mediche che, complessivamente in Italia, durante il primo quadrimestre 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono state pari a 1.225.915. Per quanto per gli esami diagnostici, quali ecografie, risonanze e tac quelli effettuati fuori tempo massimo sono stati 688.543. Per un totale di 1.914.458.
A fornire l’elaborazione sulla base dei dati contenuti nella nuova piattaforma sulle liste d’attesa è l’Agenas. Il calcolo è relativo a tutte le classi di priorità (Urgente, Breve, Differita e Programmata) prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate. (Fonte Fimmg)
L’iniziativa rappresenta un importante passo avanti nel percorso di monitoraggio, trasparenza e governo dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, attraverso uno strumento digitale nazionale a supporto delle Regioni e dei cittadini.
Per un’analisi approfondita dei dati si rimanda alla Piattaforma disponibile al seguente link: https://www.portaletrasparenzaservizisanitari.it/pnla/
Press release
Scheda PNLA
Elenco prestazioni monitorate
Slide
La Piattaforma Nazionale delle Liste d’attesa segna uno spartiacque strutturale per il Servizio Sanitario Nazionale: oggi abbiamo dati che prima non avevamo. La PNLA consente per la prima volta di leggere e analizzare le liste d’attesa in modo sistematico, trasformando i dati in uno strumento di monitoraggio che guida le azioni di miglioramento e ne misura gli impatti.
Ogni 3 mesi Agenas pubblicherà un bollettino ufficiale per aggiornare l’opinione pubblica, i media e le istituzioni sull’andamento delle liste d’attesa e sull’efficacia degli interventi messi in atto dalle Regioni. (Fonte AGENAS)
La pratica delle “agende chiuse” (o sospensione delle prenotazioni) è vietata per legge (Legge 266/2005, art. 1, comma 282). Se il CUP nega un appuntamento dichiarando l’agenda chiusa, ci sono diritti specifici e si può esigere la prestazione.
Se ci si trovqa in questa situazione, seguire questi passi per tutelarsi:
- Richiedere prova scritta: Pretendere dal CUP o dalla struttura sanitaria un documento scritto o un’attestazione di impossibilità a prenotare nei tempi previsti dalla classe di priorità.
- Contattare l’Azienda Sanitaria: Inviare un reclamo formale (preferibilmente via PEC) al Responsabile Unico Aziendale per le Liste di Attesa della ASL/AUSL di riferimento, allegando l’attestazione del CUP.
- Esigere l’alternativa: L’ente è tenuto a garantire la prestazione nei tempi prescritti (es. 72 ore per urgenze, 10 giorni per visite brevi, 30/60 giorni per differibili). Possono offrirti l’esame in un’altra struttura pubblica o convenzionata.
- Richiedere l’Intramoenia: Se non possono offrire alternative, la struttura deve autorizzare a effettuare la visita o l’esame in regime di libera professione intramuraria (privata) all’interno dell’ospedale, pagando solo il costo del ticket (se non esente).
Nel caso in cui le liste, non solo sforino i tempi previsti per legge, ma siano effettivamente chiuse, la normativa prevede sanzioni amministrative da 1.000 a 6.000 euro per i responsabili delle violazioni relative alla sospensione delle prenotazioni.
Sempre secondo Cittadinanzattiva nel monitoraggio Agenas «non ci sono dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili».
