Aifa: I vaccini per il covid hanno seguito le stesse fasi di sperimentazione degli altri. Svelato il perché il vaccino AstraZeneca poteva dare in rarissimi casi trombosi

“I vaccini Covid hanno seguito le stesse identiche fasi della sperimentazione clinica seguite da tutti i vaccini”. Lo ha detto Laura Sottosanti, dirigente dell’ufficio di Farmacovigilanza dell’AIFA, nel corso dell’audizione nella commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid-19.

“C’è stata la fase di laboratorio, la fase non clinica, la fase clinica, poi successivamente l’autorizzazione e tutte le successive fasi standard di sorveglianza post-marketing applicate per ogni farmaco o vaccino”, ha spiegato Sottosanti, precisando che “alcuni di quelli che erano stati autorizzati oggi non lo sono più, ma per ragioni commerciali, non per ragioni di sicurezza”.

Alcune delle procedure di segnalazione di sospetti effetti avversi “si sono concluse dopo appena 7 giorni: questo fa capire i ritmi di lavoro e l’accelerazione che è stata data alla valutazione”, conclude. (Fonte: Fimmg)


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Vaccino AstraZeneca e trombosi, svelato il meccanismo biologico raro

18 febbraio 2026 – healthy the wam

Durante la fase più acuta della pandemia, il vaccino AstraZeneca è stato un pilastro della campagna di immunizzazione globale, tuttavia la comparsa di rarissimi casi di una particolare forma di trombosi has portato, nel tempo, a preferire altre tecnologie e al ritiro del prodotto dal mercato nel 2024.

Oggi, una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine fa finalmente luce sul “perché” biologico dietro questi eventi, fornendo risposte cruciali non solo per il passato, ma soprattutto per la sicurezza dei vaccini del futuro.

LA SINDROME DEL “BERSAGLIO SBAGLIATO”

La condizione al centro dello studio è nota come VITT (trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino). Si tratta di un evento estremamente raro, che ha colpito circa una persona ogni 200.000 vaccinati, manifestandosi con una combinazione paradossale: la formazione di coaguli di sangue (trombosi) e, contemporaneamente, un pericoloso calo delle piastrine, le cellule responsabili di fermare le emorragie.

Il problema non risiede nella componente del vaccino che istruisce il corpo a combattere il virus, ma nel “vettore”, ovvero il guscio di un adenovirus modificato usato per trasportare le informazioni genetiche. In alcuni individui, il sistema immunitario commette un errore d’identificazione fatale, scambiando una proteina umana per un nemico da abbattere.

UNA REAZIONE A CATENA ELETTROMAGNETICA

Il cuore della scoperta riguarda l’interazione tra le cariche elettriche delle proteine. In pazienti con una specifica predisposizione genetica, l’adenovirus stimola la produzione di anticorpi anomali dotati di una forte carica negativa. Questi anticorpi, anziché legarsi al virus, si dirigono verso una proteina del nostro sangue chiamata Fattore Piastrinico 4 (PF4), che ha invece una carica positiva.

Proprio come due magneti, queste molecole si attraggono e si incastrano tra loro. Questo legame “sbagliato” attiva involontariamente le piastrine, scatenando una reazione a catena:

LA RARITÀ DEL FENOMENO E IL PESO DELLA GENETICA

Nonostante la complessità di questo meccanismo, i numeri confermano che si tratta di una circostanza eccezionale. Sebbene si stimi che una predisposizione genetica simile possa essere presente in una fetta consistente della popolazione (tra il 40% e il 60%), solo una minima parte sviluppa la reazione avversa. Su oltre 3 miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, i casi documentati in Europa sono stati appena 900.

È fondamentale ricordare che, dal punto di vista medico, il rischio di sviluppare gravi trombosi a causa dell’infezione da COVID-19 è sempre stato molto più elevato rispetto a quello corso con la vaccinazione. La decisione di sospendere l’uso di AstraZeneca in molti Paesi, Italia inclusa, è stata dettata dalla disponibilità di alternative ancora più sicure, come i vaccini a mRNA.

PERCHÉ QUESTO STUDIO È FONDAMENTALE OGGI?

Questa scoperta non serve solo a chiudere un capitolo della pandemia, ma rappresenta un passo avanti per la medicina del futuro. La tecnologia a vettore virale (adenovirus) è infatti preziosa: è economica, facile da produrre e non richiede temperature di conservazione estreme. È attualmente utilizzata per sviluppare vaccini contro malattie devastanti come ebola, tubercolosi e meningite.

I risultati ottenuti dai ricercatori della Flinders University confermano ciò che la comunità scientifica sospettava da tempo: il problema non è la tecnologia in sé, ma la struttura specifica di alcune proteine del vettore. Grazie a queste nuove prove, gli scienziati possono ora progettare versioni modificate dell’adenovirus che non inneschino questa risposta immunitaria anomala.

In conclusione, lo studio non smentisce l’efficacia dei vaccini, ma ne raffina la sicurezza, trasformando una lezione appresa durante l’emergenza in uno strumento preventivo per le prossime sfide della salute globale.


Note:

La trombocitopenia e la trombosi immunitarie indotte dal vaccino (VITT) è una rarissima complicanza protrombotica che si verifica dopo la vaccinazione a base di vettori adenovirali contro la malattia da coronavirus 2019; in rari casi, può verificarsi anche dopo l’infezione naturale da adenovirus. Il VITT è mediato da anticorpi che attivano le piastrine contro il fattore piastrinico 4 (PF4) della proteina altamente cationica. Il fattore scatenante dell’antigene stimolante sottostante e l’immunopatogenesi rimangono sconosciuti.

I risultati dello studio indicano che la VITT si verifica quando, nelle persone con immunoglobulina con allele a catena leggera IGLV3-21*02 o *03, si sviluppa una specifica ipermutazione somatica che colpisce gli anticorpi che riconoscono un epitopo specifico sulla proteina centrale adenovirale pVII, il che si traduce in un’indirizzamento errato dell’anticorpo mirato verso PF4 (Fonte: Adenoviral Inciting Antigen and Somatic Hypermutation in VITT)

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