CALABRIA: BRICKBACKS AND FEAR


Partiti, cosche e burocrazia, tutti all´assalto del banchetto della sanità. Un pozzo senza fondo da tre miliardi di euro all´anno. Alla scoperta di un male italiano: tra cliniche lager e ospedali inutili, viaggio nelle Asl della vergogna dove si uccide per una nomina e si può morire per una appendicite – In una sola struttura, quella di Vibo, i Nas hanno accertato 803 infrazioni

Cominciamo dalla sventura di Flavio questo resoconto sulle oscenità ospedaliere calabresi, una delle tante, una di quelle che fa sopravvivere tutti gli altri che dalla Sanità succhiano il 65 per cento del bilancio della Regione. Flavio Scutellà, dodici anni, muore il 25 ottobre del 2007 in mezzo a sette ospedali nella Piana di Gioia di Tauro che non lo potevano curare, sette ospedali inutili voluti dai signorotti locali o dai «sottopanza» di qualche ministro di turno. Flavio batte la testa sul selciato e per un piccolo ematoma – che ora dopo ora si allarga sempre di più – non trova in quei sette ospedali un pronto soccorso o un´ambulanza o una sala operatoria. Palmi. Polistena. Rosarno. Taurianova. Oppido Mamertina. Gioia Tauro. Cittanova. Ospedali finti. Flavio se n´è andato dopo quattro giorni di agonia e magari in quel momento, da qualche parte in Calabria, qualcuno stava già fantasticando sui quattro nuovi ospedali che saranno costruiti con decreto emergenziale della Protezione civile. Ce ne sono già 42. E 38 sono le cliniche private. Nelle sudicie periferie calabresi gli ospedali aprono come gli ipermercati e i capannoni industriali.
Appalti. Spartizioni. Passaggi di valigette strapiene di banconote. Minacce. In ogni Asl c´è un colpo in canna. Nel vecchio ospedale di Vibo si muore per un´appendicite, un ascesso tonsillare, una broncopolmonite. Dodici i casi negli ultimi diciotto mesi. Una mezza dozzina le inchieste che si incrociano. E 803 le «infrazioni» già accertate dai carabinieri dei Nas. Il nuovo ospedale non ci sarà per molti anni ancora per colpa delle mazzette.
«L´azienda di Vibo è l´azienda di Tassone, hai capito?», diceva al telefono a un imprenditore Santo Garofalo, direttore generale dell´Asl 8. A Vibo Valentia avevano già posato la prima pietra del nuovo ospedale, l´aveva portata un costruttore della ‘ndrangheta.
E il direttore generale dell´Asl 8 spiegava con stupefacente normalità quali erano le «regole» in quella provincia: «Non ti dimenticare, Vibo è di Tassone e non di Ranieli né di quegli altri né di Stillitani. Le tre aziende: una di Galati, una di Tassone e l´altra è di Trematerra». Telefonate di appena due anni fa. Mario Tassone è un parlamentare dell´Udc. Come Pino Galati. Come Gino Trematerra. Michele Ranieli è un ex eletto alla Camera. Francesco Stillitani all´epoca era assessore regionale. Anche loro dell´Udc.
E´ l´Udc che era padrona ed è ancora forse oggi padrona dell´Asl di Vibo Valentia La mappa del potere sanitario della Calabria è alla vista di tutti, praticamente ufficiale, scontata nella sua sfrontatezza.
Non ci sono capi dei capi della sanità come in Sicilia, un Totò Cuffaro a occidente e un Raffaele Lombardo a oriente. E´ polverizzato il dominio, barattato, molto trasversale. A Cosenza comandano i Gentile, Nino che è deputato e Pino che è consigliere regionale, tutti e due di Forza Italia, una famiglia dedicata alla Sanità. Ma non sono soli. Ha una certa influenza anche Nicola Adamo, capogruppo regionale del Pd ed ex vicepresidente della giunta Loiero. A Cosenza c´è pure Ennio Morrone, parlamentare dell´Udeur con interessi anche n

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