COUNTDOWN TO THE ORDER OF NURSES

FIRENZE – Forse non basta la certezza di avere prestissimo un nuovo ordine professionale per dare sicurezze ai 350 mila infermieri italiani. Malgrado la promessa del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, e malgrado a livello ospedaliero giorno dopo giorno la categoria conquisti fette di responsabilità, il problema più insidioso sembra stare in una contraddizione interna al mondo infermieristico. Laddove per i medici è piombata in questi anni l’emergenza precariato, sul fronte infernieristico il servizio sanitario pubblico ha bisogno di professionisti. Invece, com’è emerso al congresso nazionale della Federazione dei collegi Ipasvi a Firenze, mancano all’appello nel Ssn almeno 60 mila unità. Difficilmente vedremo assunzioni di massa; per contro, potremo vedere situazioni di sotto-pagament|); sono 30 mila gli infermieri stranieri, in genere extracomunitari, nella sanità. Non tutto il mondo infermieristico è cosciente delle proprie peculiarità. Così il presidente dei collegi Annalisa Silvestro richiama i colleghi: «Dobbiamo avere più consapevolezza delle nostre competenze e capacità». In effetti, è stato più facile per la sanità italiana dividersi in venti con il federalismo fiscale che varare una riforma delle professioni pronta dal 2003. Dunque Silvestro imposta la sua relazione su due binari paralleli: il codice deontologico rinnovato in 51 articoli che annueia l’esistenza di un secondo pilastro della sanità, di un atto infermieristico peculiare, di una seconda metà assistenziale che governa la sanità accanto alla metà clinica; il secondo binario è la governance: la metà assistenziale della sanità deve far capire che in un’unità operativa di ospedale medico e infermiere possono avere carichi di lavoro profondamente diversi,«vi può essere un’Uo a media intensità clinica e ad alta intensità assistenziale», e in questi casi va ridisegnato il fabbisogno degli infermieri. Infine la "provocazione" al mondo medico: «i tempi di attesa nei pronti soccorso sono ancora lunghi anche perché per la visita e l’eventuale prestazione occorre attendere la disponibilità di un medico, invece moltissime cose potrebbero essere svolte da un infermiere con elevata professionalità, qualità, e in piena sicurezza per la persona-assistito». Dall’alto del sondaggio Swg che rimarca l’ottimo gradimento (70 per cento) della categoria (va male invece il rapporto italiani-strutture e italiani-tempi d’attesa, bene il medico di famiglia) Silvestro specifica: «Non vogliamo diventare medici; siamo e vogliamo essere il secondo pilastro assistenziale del servizio». Un servizio che è una grande opera pubblica, e impiega il 6 per cento della popolazione per produrre 1′ 11 per cento del prodotto interno lordo. Tra i temi del congresso – duante il quale sono stati raccolti cento progetti di "buona assistenza" sviluppati da infermieri in tutta Italia anche la medicina del territorio; come per l’ospedale, l’infermiere cerca collaborazione alla pari con il generalista nelle équipe, ma i ruoli vanno disegnati meglio: e aver rinunciato alle case della salute non deve portare alla perdita di contatto tra i due professionisti, (m.m.) 

Corriere Medico del 18/03/2009  N.6 – 12 MARZO 2009  p. 2

AF

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