Il concetto di mortalità curabile e prevenibile si basa sull’idea che alcuni decessi potrebbero essere “evitati” tra le persone di età inferiore ai 75 anni. Queste morti evitabili non si sarebbero verificate in questa fase se ci fossero stati interventi di salute pubblica e/o medici più efficaci.
La causa più comune di morte per malattie e condizioni curabili è stata la cardiopatia ischemica con 77.704 decessi (17,9 per 100 000 abitanti), seguita dal cancro del colon-retto con 57 476 (13,2 per 100 000 abitanti) e dal cancro al seno nelle donne con 40 970 (9,5 per 100 000 abitanti) decessi.
Per le malattie prevenibili, le cause di morte più comuni erano il cancro ai polmoni con 136 199 (31,2 per 100 000 abitanti), la cardiopatia ischemica con 77 704 decessi (17,9 per 100 000 abitanti) e il COVID-19 con 71 919 decessi (16,6 per 100 000 abitanti).
I tassi più bassi di decessi evitabili sono stati registrati in Svezia con 169,3 per 100 000 (59,2 curabile e 110,2 prevenibile), in Italia con 176,7 (63,5 curabili e 113,3 prevenibili) e in Lussemburgo con 180,2 (60,4 curabili e 119,8 prevenibili).
For more information
- Statistics Explained article on preventable and treatable mortality
- Thematic section on health
- Database on health
Commento dei sindacati
In Europa l’austerità uccide
I dati Eurostat: nel 2022 un milione di morti per malattie che si sarebbero potute prevenire. Manca personale e si taglia sulla sanità. I sindacati: “Basta sacrificare vite sull’altare del pareggio di bilancio”
CURE MANCATE
Il dato più allarmante riguarda, in effetti, le condizioni trattabili: centinaia di migliaia di persone sono sostanzialmente morte per mancanza di cure tempestive e di accesso a servizi. Ancora più gravi sono le morti legate a patologie prevenibili, che avrebbero potuto essere evitate se le politiche pubbliche avessero puntato su campagne di prevenzione, vaccinazioni, educazione sanitaria e tutela dell’ambiente. Ma così non è stato.
CARENZA DI PERSONALE
La pubblicazione arriva in un momento in cui il sistema sanitario europeo è messo a dura prova da una carenza generalizzata di personale. Secondo l’Ocse, infatti, nei paesi membri dell’Unione mancano almeno 1,2 milioni tra medici, infermieri e ostetriche. A rendere ancora più critico il quadro, ci sono le regole fiscali europee, che costringono molti Stati membri a comprimere la spesa pubblica, tagliando proprio su sanità, istruzione e welfare. A tutto questo s’aggiunge l’attuale pressione politica per aumentare i fondi destinati alla difesa, spostando ulteriori risorse dai servizi essenziali.
L’AUSTERITÀ UCCIDE
Di fronte a questa terribile emergenza, la Confederazione Europea dei Sindacati (Ces) ha
Anche la Federazione sindacale europea dei Servizi Pubblici (Epsu) ha espresso forte preoccupazione. Il segretario generale Jan Willem Goudriaan ha sottolineato come lo slogan “l’austerità uccide” sia ormai una realtà quotidiana per pazienti e operatori. Le testimonianze raccolte dagli ospedali parlano di reparti sovraffollati, pazienti curati nei corridoi, tempi d’attesa infiniti e un personale stremato, colpito da burnout e costretto a lavorare in condizioni insostenibili. Goudriaan ha anche messo in discussione “la fiducia cieca nella privatizzazione”, sostenendo che “la logica del profitto non ha risolto, e non può risolvere, i problemi del sistema sanitario”. La soluzione, per Epsu, passa da “maggiori fondi pubblici e da una sospensione del Patto di Stabilità e Crescita per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali”.
TASSARE LE RICCHEZZE
Un’ultima proposta emerge con forza: tassare l’estrema ricchezza. Secondo Goudriaan, un’imposta anche modesta, pari all’1% sui grandi patrimoni, basterebbe a coprire le carenze di personale sanitario in tutta Europa: “In un’epoca segnata da profitti aziendali record e distribuzioni straordinarie di dividendi, la richiesta appare più che legittima”.
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