Farmindustria in audizione al Senato. Proposte per migliorare accesso alle cure e sostenere la competitività del settore
Fedaisf editorial staff
Riforma farmaceutica: le proposte di Farmindustria per migliorare accesso alle cure e sostenere la competitività del settore
Le imprese prevedono di investire 2mila miliardi di euro in ricerca e sviluppo entro il 2030, ma richiedono la semplificazione delle procedure autorizzative e incentivi specifici per gli studi clinici. L’intervento di Carlo Riccini in Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul Testo unico della legislazione farmaceutica.
L’industria farmaceutica rappresenta un asset strategico per la salute, la crescita economica e la sicurezza nazionale. Nel 2025, il settore ha generato esportazioni pari a 69 miliardi, contribuendo in modo significativo alla crescita complessiva del Paese. Il numero degli addetti ha raggiunto le 72mila unità, con un incremento del 10% rispetto al 2019. Questi alcuni numeri condivisi ieri da Farm industrynel corso dell’audizione in Commissione Affari Sociali Lavoro del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul Testo unico della legislazione farmaceutica.
Disegno di legge attualmente all’esame del Senato, che punta a riformare la governance del settore per migliorare l’accesso ai farmaci e potenziare la rete assistenziale territoriale.
Farm industry considera questo provvedimento un’opportunità per definire regole che facilitino l’innovazione e l’accesso alle terapie innovative: «è una riforma urgente» ha detto Carlo Riccini.
Sfide e competitività nel contesto internazionale
The direttore generale di Farmindustria, Carlo Riccini, nel suo intervento ha ricordato come il patrimonio industriale italiano si trovi ad affrontare rischi derivanti dalle dinamiche globali. Le politiche degli Stati Uniti sul finanziamento dell’innovazione e la crescita della ricerca in Cina hanno ridotto la quota europea di ricerca e sviluppo, che negli ultimi venti anni è calata di un quarto. Attualmente, il 74% dei principi attivi utilizzati nell’Unione Europea dipende dalle forniture di Cina e India. A queste criticità si aggiungono gli effetti dei conflitti internazionali, che hanno causato un aumento dei costi di produzione e logistica superiore al 20%. Oneri che gravano sulle imprese farmaceutiche, senza trasferirli sui prezzi dei prodotti che rimangono amministrati dallo Stato.
Il superamento del sistema di payback
Uno dei punti centrali della riforma, «di cui Farmindustria auspica la tempestiva approvazione», riguarda il meccanismo del payback, ovvero il rimborso richiesto alle aziende in caso di superamento dei tetti di spesa. Nel 2025 questo onere ammonta a 2,3 miliardi di euro, con una proiezione di 3 miliardi annui per il periodo 2027-2028. Secondo Farmindustria, questo sistema riduce l’attrattività dell’Italia per gli investimenti internazionali e viene percepito all’estero come una riduzione forzata dei prezzi. Pertanto propone di sostituire il payback con una governance basata sul valore reale delle terapie e sulla misurazione degli esiti clinici attraverso l’uso dei dati. Il nuovo quadro normativo deve essere uno strumento per una «nuova governance farmaceutica, più adeguata alla tutela della salute, all’innovazione e alla competizione globale».
Ricerca e innovazione tecnologica
Le previsioni di investimento dell’industria farmaceutica per il periodo 2025-2030 ammontano a 2mila miliardi di euro in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di lanciare 75 nuovi farmaci ogni anno. Per sostenere questa attività, Farmindustria richiede l’inserimento di incentivi per gli studi clinici e la semplificazione delle procedure autorizzative. La proposta include l’estensione delle tutele produttive a vaccini e terapie digitali (DTx), per contrastare l’aumento dei costi dei fattori produttivi che mette a rischio la sostenibilità della filiera.
L’industria esprime preoccupazione per le possibili riduzioni dei prezzi e per l’introduzione di clausole di salvaguardia, che potrebbero determinare carenze di medicinali e compromettere la continuità delle cure. «In questo senso – ha detto Riccini – esprimiamo forte contrarietà alle richieste di riduzione dei prezzi, che le aziende stanno ricevendo da AIFA come modalità di revisione del prontuario, perché a fronte dei forti aumenti dei costi, renderebbero insostenibili produzioni e approvvigionamenti, in particolare per i farmaci a basso prezzo, con il rischio di perdere pezzi di struttura industriale, aumentare la dipendenza strategica extra UE, determinare carenze, compromettere la continuità delle cure, aumentare i costi per i pazienti».
Digitalizzazione e servizi sul territorio
Per migliorare l’accesso alle cure, determinante l’uso dei dati, la prossimità e i servizi territoriali. La riforma secondo Farmindustria deve puntare a valorizzare l’uso secondario dei dati sanitari per la programmazione della spesa e la valutazione dei risultati. L’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’analisi delle evidenze dal mondo reale è considerata uno strumento per rendere l’accesso alle cure più rapido e personalizzato. Altro pilastro, la farmacia dei servizi, con un rafforzamento del ruolo delle farmacie territoriali nella presa in carico attiva del paziente: Riccini ha parlato per esempio di programmi di vaccinazione, televisita e telemonitoraggio dei pazienti.
Farmindustria sollecita inoltre l’eliminazione del bollino fisico, per la tracciatura dei medicinali, per uniformarsi al sistema di tracciatura digitale previsto dai regolamenti europei e ridurre gli aggravi di costo per le imprese italiane.
Queste proposte sono, secondo Farmindustria, utili per aumentare la qualità del SSN, avere accesso più rapido all’innovazione di farmaci e vaccini, rispondere alla domanda di salute e di sicurezza, mantenere una forte base industriale. «In un contesto in cui la competizione globale per attrarre investimenti farmaceutici si fa sempre più agguerrita – ha concluso Riccini – riformare la governance è una necessità non rinviabile. E superare il paybacks e sostenere la competitività non sono solo richieste di parte, ma le condizioni necessarie affinché l’Italia resti una nazione in cui le imprese investano, ricercano, producano e i cittadini accedano tempestivamente e facilmente alle cure».
KEYPOINTS
L’industria farmaceutica italiana rappresenta un asset strategico per la sicurezza nazionale e l’economia, con un mercato di 29 miliardi di euro e oltre 72mila addetti registrati nel 2025.
Il disegno di legge in esame al Senato mira a creare una nuova gestione del settore per garantire un accesso più rapido ai farmaci innovativi e potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio.
Farmindustria chiede il superamento del sistema di payback, che nel 2025 impone alle imprese un onere di 2,3 miliardi di euro, limitando la competitività e l’attrattività dell’Italia per gli investimenti esteri.
Le imprese prevedono di investire 2.000 miliardi di euro in ricerca e sviluppo entro il 2030, ma richiedono la semplificazione delle procedure autorizzative e incentivi specifici per gli studi clinici.
La riforma punta sulla digitalizzazione e sulla farmacia dei servizi, promuovendo l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati sanitari e rafforzando il ruolo delle farmacie in ambiti come vaccinazioni e telemedicina.