FIMMG dichiara lo stato di agitazione della categoria

Rapporto OCSE 2025: sono i cittadini i primi difensori del medico di famiglia, non il contrario

FIMMG dichiara lo stato di agitazione della categoria

 Rapporto OCSE 2025: sono i cittadini i primi difensori del medico di famiglia, non il contrario

 Fimmg press release

I dati del rapporto OCSE “State of Health in the EU – Profilo della Sanità 2025” presentati ieri al CNEL ribaltano la narrazione del decreto Schillaci: l’assistenza primaria italiana ottiene risultati eccellenti per i cittadini. Smontarla senza confronto con chi la pratica è un atto contro i pazienti, non a loro tutela.

Alcuni media costruiscono una narrazione diffamatoria contro la medicina di famiglia, narrazione non supportata da fatti e dati, ma solo da pregiudizio: il rapporto OCSE dimostra che gli italiani sono i cittadini curati meglio in Europa e il modello italiano di “assistenza primaria” produce risultati tra i migliori dell’Unione europea. I cittadini italiani beneficiano infatti di tassi di mortalità evitabile significativamente inferiori alla media UE e di tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche tra i più bassi dell’Unione. L’OCSE non lascia spazio a interpretazioni: “Un solido sistema di assistenza primaria consente all’Italia di mantenere tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche”.

Questi risultati non nascono per caso, o per poche ore di lavoro o indisponibilità. Sono il prodotto di un modello fondato sulla continuità del rapporto fiduciario tra medico e paziente, sulla prossimità territoriale, sull’autonomia professionale del medico di medicina generale. Un modello che funziona, e che funziona bene, anche nelle aree interne, nei piccoli comuni, nelle periferie urbane, dove nessun altro presidio sanitario esiste o può esistere.

Chi afferma di voler riformare la medicina generale “per difendere i cittadini” dovrebbe rispondere a una domanda semplice: da quale evidenza scientifica risulta che il modello alternativo proposto garantisca risultati uguali o superiori a quelli che i cittadini italiani già ottengono?

I dati OCSE 2025 in sintesi:

Non esiste un’emergenza di salute pubblica che giustifichi questo decreto. Esiste una crisi di attrattività che si è creata e non si vuole risolvere, basterebbe guardare alla mancata pubblicazione da febbraio dei bandi di concorso per i corsi post-laurea abilitanti all’esercizio della medicina di famiglia. Da un lato si piange una carenza e dall’altro là si induce?

Il rapporto OCSE certifica contestualmente un paradosso che FIMMG denuncia da anni: mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta, la densità dei MMG è crollata del 13% in un decennio. L’Italia ha più medici che mai, ma sempre meno medici di famiglia. Non perché il modello sia sbagliato: perché nessuno lo ha reso attrattivo.

Le responsabilità sono precise e documentabili:

 FIMMG lo afferma con chiarezza: la crisi di attrattività della medicina generale non è un problema che si risolve con un decreto calato dall’alto. Si risolve con il confronto, con gli investimenti e con la certezza del quadro contrattuale. Tutto ciò che non si fa.

Questo decreto amplificherà le disuguaglianze: un rischio per le aree interne e per i cittadini meno abbienti.

Il modello che il decreto intende smantellare è l’unico presidio sanitario reale per milioni di cittadini che vivono nelle aree interne del Paese, nei piccoli comuni appenninici e insulari, nelle periferie dimenticate delle grandi città. Lì non esistono Case della Comunità. Lì non arriva la medicina di iniziativa. Lì c’è solo la medicina di famiglia.

Trasformare i MMG in dipendenti di strutture centralizzate significa, in concreto:

Chi propone questo decreto non lo fa per tutelare i cittadini più vulnerabili. Lo fa senza averli ascoltati e senza aver valutato l’impatto reale sui territori. FIMMG è la voce di chi lavora ogni giorno in quei territori. E quella voce oggi dice: basta.

FIMMG dichiara lo stato di agitazione: le ragioni di una scelta necessaria.

La Segreteria Nazionale FIMMG ha deliberato, infatti, lo stato di agitazione della categoria dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, nei confronti del Governo e della Conferenza delle Regioni e Province autonome, in relazione alla prospettata adozione di un decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale.

FIMMG denuncia formalmente:

Trascorsi i termini previsti dalla legge per le procedure di raffreddamento e conciliazione, FIMMG si riserva di mettere in atto ogni legittima forma di protesta, fino alla proclamazione di scioperi nelle date e con le modalità che saranno comunicate.

Chi, senza confronto con chi ci lavora ogni giorno, vuole riformare l’attuale modello di assistenza primaria – la cui validità è certificata dai dati OCSE – non sta difendendo i pazienti sta mettendo a rischio i loro diritti. FIMMG non accetta che la tutela dei cittadini diventi il pretesto per smantellare un sistema che funziona e che nessun modello alternativo ha dimostrato di poter sostituire con pari efficacia. Per questo FIMMG dichiara lo stato di agitazione: non per difendere una corporazione, ma per difendere il diritto di ogni cittadino italiano, nelle città come nelle aree interne, al Nord come al Sud, ad avere un medico di fiducia che lo conosca, lo segua e lo curi.

the press release

OCSE. ITALIA: profilo sanità 2025

Health at a Glance 2025

Rapporto OCSE Health at a glance relativo all’Italia

OCSE Farmaci:

OCSE. Il sistema farmaceutico italiano è dominato dagli acquisti ospedalieri che rappresentano circa i tre quarti della spesa totale, quasi il doppio della media UE del 41%. Questo modello centralizzato, sebbene consenta negoziazioni efficaci sui prezzi e una forte diffusione dei biosimilari, genera costanti sforamenti di bilancio che nel 2024 hanno superato i 4 miliardi di euro. Il settore al dettaglio presenta una bassa penetrazione dei farmaci generici e una forte dipendenza dalla spesa a carico dei cittadini, che nel 2023 rappresentava il 6,5% della spesa sanitaria totale a fronte del 3,9% nell’UE. Nonostante ciò, l’Italia garantisce un rapido accesso ai farmaci innovativi e dimostra capacità di innovazione nel settore farmaceutico,

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