La Cina riscrive la mappa mondiale della Big Pharma
Mentre l’attenzione degli investitori rimane concentrata sulla leadership tecnologica cinese in settori come i veicoli elettrici e le energie rinnovabili, un’altra industria sta compiendo una scalata silenziosa ma inarrestabile. Secondo un’analisi di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, il settore farmaceutico è il nuovo fronte strategico su cui Pechino punta a conquistare il podio mondiale.
Il sorpasso nelle sperimentazioni cliniche
Uno schema già visto
Il modello seguito dalla Cina non è nuovo. “Entrare dalla fascia bassa, fornire enormi sussidi governativi, scalare senza sosta, costruire capacità produttiva, dare priorità allo sviluppo del capitale umano e sfruttare la tecnologia e l’innovazione occidentali”, riassume Tognoli. Lo stesso schema che ha trasformato Pechino in una potenza manifatturiera globale ha portato oggi alla “sorprendente transizione della Cina dalle biciclette alle biotecnologie e la conseguente nascita di una superpotenza farmaceutica”.
Numeri da record
L’ascesa è supportata da cifre impressionanti. Circa un farmaco generico su quattro assunto dagli americani dipende da ingredienti provenienti dalla Cina, che fornisce un terzo dei principi attivi farmaceutici mondiali. Secondo Bloomberg Intelligence, dei circa 160 nuovi farmaci contro l’obesità in fase di sviluppo nel mondo, un terzo proviene dalla Cina.
I partner stranieri hanno firmato un numero record di 157 accordi con aziende cinesi nel 2025, per un valore complessivo di 136 miliardi di dollari. Cinque volte i cinque accordi di un decennio fa. Inoltre, secondo Goldman Sachs, i leader farmaceutici cinesi sono ora responsabili di circa il 70% dei coniugati anticorpo-farmaco a livello mondiale.
Vantaggi strutturali e talenti
La Cina può contare su fattori strutturali formidabili. Il Paese laurea ogni anno cinque volte il numero di
A ciò si aggiunge un fenomeno migratorio inverso. “Date le politiche migratorie statunitensi più restrittive, alcuni dei migliori e più brillanti talenti medici cinesi negli Stati Uniti stanno tornando a casa, ovvero in Cina”, sottolinea Tognoli.
Legami profondi con gli Stati Uniti
Nonostante le tensioni geopolitiche, i legami farmaceutici tra i due paesi sono solidi. Secondo un sondaggio della Biotechnology Innovation Organization, circa l’80% delle 124 aziende biofarmaceutiche statunitensi intervistate ha partner di sviluppo e produzione con sede in Cina. “Storicamente, questi legami riflettevano il ruolo della Cina come principale fornitore mondiale di generici a basso costo – spiega Tognoli –. Ma oggi la situazione è completamente diversa. Sospinta da vari fattori interni e da legami occidentali in espansione, la Cina sta risalendo la catena del valore del settore farmaceutico”.
Le domande aperte
Tuttavia, molte incognite rimangono. I farmaci cinesi a basso costo eroderanno i margini dei leader farmaceutici statunitensi? I crescenti legami biotecnologici cadranno vittima delle tensioni geopolitiche in aumento? La Cina riuscirà a ridurre ulteriormente il divario di innovazione con gli Stati Uniti?
“Non abbiamo ovviamente le risposte a queste domande che solo il tempo darà – conclude Tognoli –. Siamo comunque convinti però che si stia delineando un nuovo ordine farmaceutico globale che vedrà sicuramente la Cina tra i protagonisti”.
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