FARMACIE AL CONTRATTACCO

 

Parte dalla Lombardia la riscossa di Federfarma contro la liberalizzazione dei punti vendita, varata 18 mesi fa con il decreto Bersani. E si basa sulla maggiore flessibilità: nei turni e nelle aperture.

«Io non ho paura». A un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge Bersani, che dal luglio 2006 permette la vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie ( vedere Economy numero 6 ) e nella grande distribuzione, Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, è ottimista. E anche molto agguerrita, perché i farmacisti lombardi stanno lavorando a una serie di contromisure per reggere la nuova concorrenza ampliando la gamma di servizi offerti. A sentire Federfarma, comunque, la strategia funziona: «La percentuale di perdita per le farmacie è minima» racconta Racca a Economy . I punti di forza della farmacia, sostiene la farmacista, sono la capillarità, la varietà dei prodotti offerti e i prezzi, di fatto allineati a quelli delle parafarmacie. Tra gli obiettivi più ambiziosi per il 2008 c’è quello di rendere possibile la prenotazione delle visite specialistiche direttamente in farmacia, senza inutili code. Il progetto, in collaborazione con la Regione e con quattro ospedali lombardi, è ancora in via sperimentale. Ma è già possibile prenotare dieci tipi diversi di esami specialistici in un centinaio di farmacie tra Milano, Lecco, Como e Varese: «Non è stato un lavoro facile, perché è stato necessario un coordinamento telematico tra asl, ospedali e farmacie» racconta Annarosa Racca, che insieme alla Regione nel 2007 ha fatto una priorità del collegamento via internet tra le farmacie. La fase sperimentale dovrebbe concludersi in ottobre: «Speriamo di coinvolgere u n n u m e ro m o l t o maggiore di ospedali». I camici bianchi si battono inoltre per ottenere una maggiore flessibilità nei turni di apertura: «L’obiettivo» sostiene Racca «è offrire ai farmacisti più libertà, mantenendo però i turni che garantiscono maggiore flessibilità anche ai cittadini». Un esperimento si è svolto a Milano, dove il 7 dicembre 2007 l’Azienda sanitaria locale ha permesso l’apertura straordinaria per le farmacie (un centinaio, oltre alle 30 di turno) che ne facevano richiesta: «Ma è stata una misura pensata anche in vista del ponte di Sant’Ambrogio, quando alcuni esercizi sono rimasti chiusi. Ci auguriamo sia un primo passo per una maggiore flessibilità». Ora Federfarma è tutta proiettata nel post-Bersani e ha pronta una serie di richieste per il prossimo governo. A differenza dei tassisti, alleati nella lotta antiBersani, i farmacisti mirano ad alzare i numeri: «Servono più farmacie» dice Racca. «Per questo abbiamo chiesto al governo di ridurre il numero di abitanti necessario per l’apertura di una farmacia».
RISCHIO AMERICANO. Oggi la legge prevede l’apertura di una farmacia ogni 5 mila abitanti nei comuni con meno di 12.500 abitanti, e di una farmacia ogni 4 mila abitanti nei centri con più di 12 mila. I farmacisti si augurano che il nuovo esecutivo li ascolti: «Sennò rischiamo di finire come l’America» dice Racca «dove in molti Stati esistono solo le farmacie enormi, a distanza di 30-40 chilometri l’una dall’altra». Tra le richieste sul tavolo del nuovo governo, il «delisting»: l’aumento dei prezzi dei farmaci per cui non è richiesta prescrizione. Ma così non si rischia di favorire la concorrenza delle parafarmacie, che si reggono sulla vendita dei farmaci da banco? «Macché» dice Racca. «Non la consideriamo concorrenza». L’OBIETTIVO È OFFRIRE PIÙ LIBERTÀ A NOI E ANCHE PI&

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