FARMATRUFFA VERSO LA PRESCRIZIONE


Per i cento imputati sarà impossibile arrivare a sentenza prima del 2010 – Le nove aziende produttrici accusate invece risarciranno circa sei milioni di euro allo Stato

Il pubblico ministero Ciro Angelillis ha invocato il rinvio a giudizio, ma l´ipotesi che il caso della farmatruffa possa essere discusso in un processo è sempre meno concreta. Perché il rischio della prescrizione è molto più di una semplice possibilità. I reati, contestati dalla procura a 126, tra informatori scientifici, medici e farmacisti, a partire dal 2010 non saranno più perseguibili. È passato troppo tempo e l´udienza preliminare non è ancora conclusa. Ieri, davanti al gup Antonio Lovecchio, il pm Angelillis ha invocato il processo per i professionisti, coinvolti nell´inchiesta, sfociata tra il 2003 e il 2005, nell´arresto di dottori, farmacisti, rappresentanti delle più importanti multinazionali.
L´accusa è di aver provocato una truffa al sistema sanitario nazionale di 20 milioni di euro; i medici, su richiesta degli informatori scientifici che in cambio assicuravano regali e viaggi premio, prescrivevano le ricette di farmaci costosi. I farmacisti ritiravano le fustelle e per ogni medicinale che veniva puntualmente gettato nei bidoni dell´immondizia ricevano il rimborso dal sistema sanitario. «La fase dello smaltimento delle confezioni di farmaci – aveva spiegato il gip Chiara Civitano in uno dei provvedimenti cautelari – è quella che desta maggiore allarme sociale».
Una truffa a sei zero per la quale, almeno per la giustizia penale, potrebbe non esserci alcun colpevole. Il pubblico ministero che ha coordinato l´inchiesta ha ribadito la necessità di giungere ad un processo, ma la richiesta di rinvio a giudizio era stata depositata nel dicembre del 2005. Cinque mesi più tardi, nel maggio del 2006, è cominciata l´udienza preliminare (rinviata per il passaggio del primo gup all´ufficio del gip) proseguirà almeno sino al giugno del 2008. Gli imputati devo scegliere tra il rito abbreviato e quello ordinario, una decisione che comunicheranno al giudice nelle prossime otto udienze, fissante appunto sino a giugno. I tempi, quindi, sono ancora lunghi. Difficile quasi impossibile immaginare una sentenza definitiva sul caso della farmatruffa.
La prescrizione sugli episodi contestati nell´inchiesta (molti risalgono al 2000) scatta tra due anni. Troppo poco per istruire e concludere anche un processo di primo grado. Nell´udienza preliminare sono costituiti come parte civile l´ordine dei farmacisti, alcune Asl e associazioni dei consumatori. Contro i presunti responsabile del giro di ricette false, nel caso in cui venga riconosciuta la prescrizione dei reati, potranno rivalersi soltanto in sede civile.
L´inchiesta è basata su intercettazioni, riscontri documentali. I carabinieri del Nas e gli agenti della polizia municipale hanno registrato le conversazioni, gli accordi che medici e informatori scientifici stringevano. E hanno documentato la truffa. I farmaci, molto spesso costosi antitumorali, venivano prescritti a pazienti, risultati del tutto ignari o già deceduti. I medici e i farmacisti, dai rappresentanti delle più note multinazionali, in cambio venivano premiati con denaro, con soggiorni in località esotiche.
E se per i reati, contestati a 126, tra medici, farmacisti ed informatori scientifici, scatterà la prescrizione, va avanti invece il procedimento che vede sul banco degli imputati nove case farmaceutiche: Bracco Glaxo, Biofutura, Bristol, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Pfizer. Il pm aveva chiesto la sospensione dell´attività commerciale delle filiali italiane, ma otto multina

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