Fine obbligo mascherine negli ospedali e nelle strutture sanitarie italiane?

Il 30 aprile scade l’obbligo di indossare la mascherina negli ospedali, nelle RSA, negli ambulatori e nelle strutture sanitarie italiane ma finora non sono state comunicate dagli organismi preposti quali sono di preciso le nuove disposizioni che ci aspettano.

In attesa di queste importanti indicazioni sulla fine di uno degli ultimi provvedimenti anti-Covid rimasti in vigore, si affacciano all’orizzonte alcune notizie: la prima è quella di uno studio che viene presentato al 33o Congresso ECCMID che si tiene a Copenaghen dal 15 al 18 aprile.

Lo studio arriva dal St George’s Hospital di Londra dove un gruppo di ricercatori ha concluso che le mascherine “non hanno fatto nessuna differenza significativa” sui tassi di trasmissione di Covid-19 negli ospedali, quando nel Regno Unito è stato sospeso l’obbligo di indossarle durante l’ondata Omicron. E’ stato valutato che i tassi di infezione non sono aumentati, tuttavia i ricercatori precisano che le loro conclusioni non vanno intese nel senso che le mascherine siano «prive di valore», ma che servirebbero sull’argomento politiche «razionali e proporzionate» negli ospedali durante le future riacutizzazioni di Covid perché i benefici sono «nella migliore delle ipotesi, modesti».

I ricercatori del St George’s H. hanno condotto l’osservazione sul controllo delle infezioni nel periodo di 40 settimane compreso tra il 4 dicembre 2021 e il 10 settembre 2022, vale a dire tra la prima settimana in cui Omicron è divenuta la variante dominante e la settimana in cui gli screening “universali” sono stati eliminati per i pazienti ammessi in ospedale.

Durante la prima fase dello studio, dal 4 dicembre 2021 al 1 giugno 2022, tutto il personale sanitario e i visitatori dovevano indossare mascherine sia nelle aree cliniche che in quelle non cliniche. Nella seconda fase, l’obbligo è stato rimosso e le decisioni sulla politica delle mascherine sono state affidate ai singoli ospedali. I reparti ad alto rischio, compresi quelli che curano i malati di cancro e le unità di terapia intensiva, hanno mantenuto l’obbligo della mascherina.

Ebbene, dall’analisi dei contagi i ricercatori hanno scoperto che la rimozione dell’obbligo di indossare la mascherina in ospedale nella fase due non ha prodotto un «cambiamento statisticamente significativo» nel tasso di infezione da Covid acquisita in ospedale e non è stato neanche osservato «un effetto ritardato». Nonostante tutto questo sia avvenuto in un momento in cui la trasmissione del virus ha avuto un picco all’interno della comunità. Nei reparti ad alto rischio, che hanno continuato a indossare le mascherine, «non hanno riscontrato cambiamenti immediati o ritardati nel tasso di infezione».

Indubbiamente la ricerca presenta una serie di limiti, tra cui l’impossibilità di determinare i tassi di infezione del personale sanitario e di valutare l’aderenza all’obbligo di indossare la mascherina. «Il nostro studio non ha trovato prove che l’obbligo della mascherina al personale sanitario influisca sul tasso di infezione da Sars-CoV-2 ospedaliero con la variante Omicron», dice Ben Patterson, autore principale dello studio. «Questo non significa che le mascherine non abbiano valore contro Omicron, ma che il loro vantaggio nel mondo reale se isolate sembra essere, nella migliore delle ipotesi, modesto in un contesto sanitario».

Sulla efficacia delle mascherine sono stati diffusi messaggi contrastanti fin dalle prime fasi della pandemia e non si è riusciti ad ottenere evidenze molto forti. Anche una meta-analisi del Cochrane Institute, pubblicata a febbraio di quest’anno, ha mostrato che le mascherine facevano “poca o nessuna differenza” sulle infezioni da Covid e sui tassi di mortalità.

Al Ministero della Salute nei prossimi giorni si decidera’ se rinnovare l’obbligo, se farlo decadere completamente o se ammorbidirlo – sarebbe questo l’orientamento piu’ forte – in certe aree, lasciando l’uso del dispositivi di protezione personale dove ci sono i pazienti piu’ fragili come gli immunodepressi o gli anziani nelle Rsa e se questo riguarderà allo stesso modo personale sanitario, pazienti, visitatori e fornitori.

Fra le ipotesi sul tavolo c’e’ anche quella di lasciare la scelta ai direttori generali ma al momento non c’e’ una decisione definitiva e nei prossimi giorni si valutera’ quanto accade anche dal punto di vista epidemiologico.

Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato invita a non affrontare il problema in modo “ideologico” e anche gli esperti sembrano orientati a non confermare l’obbligo e lasciare la protezione nelle aree dove ci sono i pazienti più fragili e immunodepressi.

Matteo Bassetti, Direttore delle Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova invita a non prolungare l’obbligo e a trattare il Sars-Cov2 come gli altri virus respiratori, “anche se, in situazioni dove è consigliata e opportuna, continuera’ a utilizzarla e chiedere agli altri di farlo”

La pensa diversamente Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. «La mascherina in ospedale dovrebbe essere sempre obbligatoria, indipendentemente dalla situazione Covid», dice. «Le infezioni nosocomiali non riguardano soltanto il Covid. Gli ospedali tendono a selezionare anche batteri resistenti agli antibiotici».


Sanita’ Informazione – Scienziati divisi, nuovo studio inglese: «Benefici modesti» – 12 aprile 2023

Ansa. Mascherine in corsia, a fine mese scade l’obbligo – 17 aprile 2023


Note:

Istituto Superiore di Sanità – EPICENTRO

La normativa di riferimento riguardo la scelta e l’uso dei dispositivi di protezione individuale:

– Art.75 – Obbligo di uso
I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

Secondo l’articolo 77 è responsabilità del datore di lavoro individuare il dispositivo di protezione individuale più adatto in base all’entità del rischio, alla frequenza di esposizione e alle caratteristiche del posto di lavoro e fornire i DPI conformi ai requisiti e alle specifiche esigenze. Da parte loro i lavoratori (articolo 78), sono tenuti a sottoporsi ai programmi di formazione e addestramento, curare e utilizzare correttamente i DPI.

-gli operatori sanitari, utilizzano i DPI appartenenti a questa categoria in quanto devono essere usati indipendentemente dalla conferma dello stato di infezione del paziente che va considerato potenzialmente infetto e quindi in grado di trasmettere un’infezione con conseguenti lesioni gravi.

ISS – Dispositivi di protezione individuale

 

 

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