I big del farma curano gli emergenti

 

I mercati in via di sviluppo sono la nuova frontiera, ancora poco esplorata. Possono rappresentare una nuova strada per combattere la concorrenza dei generici. Il ritorno dell’appetito per il rischio degli investitori ha penalizzato il settore farmaceutico. Il comparto è in salute, ma potrebbe stare ancora meglio.

Di Marco Caprotti

Il ritorno dell’appetito per il rischio degli investitori ha penalizzato il settore farmaceutico. Il comparto è in salute, ma potrebbe stare ancora meglio. L’indice Msci World/Health Care nel mese di agosto ha perso lo 0,20% (dati in euro, al 27 agosto), ma da inizio anno la sua performance è stata positiva (+16,79%).

Le grandi aziende del settore sono state capaci di resistere e superare agevolmente i rischi legati alla scadenza di alcuni brevetti importanti che avrebbero potuto regalare quote importanti di mercato alle aziende specializzate nei farmaci generici. Soltanto negli Usa, entro il 2018, giungeranno a scadenza i brevetti di farmaci con una quota di mercato di oltre 100 miliardi di dollari. Il pericolo è stato evitato grazie all’inserimento nel campionario di nuovi preparati, ma anche a seguito dell’atteggiamento dei pazienti. “C’è ancora la percezione che i farmaci senza un marchio forte siano di qualità peggiore”, spiega Damien Conover, analista di Morningstar. “Un’idea rafforzata dal fatto che ogni tanto balzano agli onori delle cronache scandali legati a prodotti acquistati su Internet di dubbia provenienza”. L’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco), ponendosi allo stesso livello degli altri enti regolatori europei, a fronte di questo, ha deciso di rendere disponibile sul suo sito due documenti scientifici di approfondimento sui farmaci generici, sufficienti a smentire le inesattezze circolanti.

Le opportunità emergenti
I colossi del pharma, tuttavia, non potranno contare per sempre sulle convinzioni dei clienti. Una nuova strada per crescere sarà (e in parte lo è già) quella di puntare sui mercati emergenti. Secondo i calcoli di Conover, i paesi in via di sviluppo nel 2015 contribuiranno al 25% del fatturato dei colossi

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