La vita non è malata

La salute sembra ormai un incidente di percorso, un’improbabile casualità. Il mondo medico sostiene di aver trovato circa 40.000 diverse malattie, sindromi e disturbi nell’essere umano. E per ognuna c’è la pasticca, la puntura, le gocce, il trattamento. Il concetto di fondo è che il sano è un soggetto che non sa di essere malato. Un po’ di nervosismo? Timidezza, preoccupazione, qualche segno del tempo che passa, la maternità, la calvizie o la cellulite? L’esercito dei "curatori" è all’opera per trasformare normali processi vitali, cambiamenti, disagi personali e sociali in malattie. L’imperativo è vendere.

La ricetta è collaudata: mezze verità, dati gonfiati o sottaciuti, sondaggi e ricerche di esperti compiacenti, tanta comunicazione e si arriva ad "epidemie" commercializzate ad arte. In gergo si chiama "disease mongering", fare business con le malattie. In Italia, dopo Grecia e Austria, abbiamo il maggior numero di medici ogni centomila abitanti, 410 contro i 3% della Germania e i 332 della Francia e la nostra spesa sanitaria è cresciuta del 50 per cento dal 2001 ad oggi, salendo dal 6,3 al 7,6 della ricchezza prodotta, il Pil.

Un mercato immenso. Nel 2011, riporta l’Agenzia del Farmaco, abbiamo speso 14 miliardi e 394 milioni di euro per i farmaci, in media 237 euro a testa, bebè compresi.

PROPAGANDA COME UN VIRUS

Non a caso i produttori di farmaci dirottano gli investimenti dalla ricerca al marketing: 31 miliardi di dollari per la ricerca e 67 miliardi di dollari per marketing e amministrazione, secondo la rivista di business "Fortune 500" del 2003. Ogni giorno, stando al libro inchiesta "Gli inventori di malattie" di Jiirg Blech, vengono prodotte circa 5.500 nuove specialità mediche.

La linea guida è "inventare farmaci per gente sana", per dirla con Henry Gadsen, ex direttore di un’industria farmaceutica. Si fa pubblicità alle malattie, più che ai medicinali. «Alcune decine di anni orsono – ricorda ad Acqua & Sapone il Prof Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di ricerca "Mario Negri" – la politica dell’industria farmaceutica era sotto la responsabilità dei medici, oggi invece è il marketing che decide, la medicina è diventare ta un business. Così i farmaci anziché essere "strumenti di salute&quot

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