Multa a J&J e Novartis

La negoziazione del prezzi dei farmaci in 9 Paesi industrializzati è al centro di uno studio pubblicato sullla rivista ‘Health Affairs’ da esperti della University of British Columbia, che la definiscono come un ‘gioco’ simile a quello che si attua quando si acquista una macchina: c’è un listino prezzi ‘suggeriti’ dalle aziende produttrici, e poi ci sono gli accordi presi in segreto per negoziarli. Una prassi che consente l’accesso alle cure a più cittadini possibili. E una sfida che, secondo gli autori, il Canada sta perdendo.

Intervistando i policymaker di 9 nazioni fra le più sviluppate al mondo, gli studiosi guidati da Steve Morgan hanno messo in evidenza che ormai quasi tutti i Paesi negoziano ribassi con le industrie farmaceutiche come condizione per la copertura dei loro medicinali all’interno dei sistemi sanitari nazionali. E le imprese accettano questo compromesso anche perchè la clausola di confidenzialità impedisce che eventuali ‘sconti’ fatti in uno Stato costituiscano un precedente in altri Paesi.

Le Nazioni con sistemi che prevedono più di un soggetto pagatore, inclusi Stati Uniti e Canada, hanno un minore potere contrattuale in queste negoziazioni, evidenziano gli autori, mentre la Nuova Zelanda, nonostante la sua popolazione non sia numerosa, può far leva sul suo sistema universalistico di copertura delle cure.

Eppure, dopo la riforma sanitaria Obama negli Usa, il Canada rimane ora il Paese meno in grado di ottenere una negoziazione efficace: è l’unico nel mondo con una copertura universale per quanto riguarda cure mediche e ricoveri ospedalieri, ma non per i farmaci. Le singole province e le compagnie assicurative possono stringere accordi singoli sui prezzi dei medicinali e alcune agiscono insieme per ottenere sconti.

Ma non basta: secondo Morgan "il sistema canadese è sbagliato. Ironia della sorte, le province più piccole e i canadesi non assicurati finiranno col pagare i farmaci di tasca loro".

10 aprile 2013 – PharmaKronos

 

 

 

 

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