Oleandrina: Quali rischi per il Cane e il Gatto?

Quando portiamo il nostro cane nel parco o lasciamo a liberi i nostri gatti purtroppo non di rado questi possono andare in contatto con un pericolo che molti di noi conoscono ma ignorano sto parlando della pianta di oleandro!

L’oleandro (Nerium oleander) è una pianta ornamentale ampiamente distribuita in tutta l’area mediterranea. Questa pianta contiene più di 30 diversi glicosidi cardiaci tossici, tra cui oleandrina, oleandrigenina, digitossigenina, neriina, folinerina e rosagenina, in ciascuna delle sue parti (semi, radici, foglie, fiori, frutti, rami e fusto). Inoltre, è stato riportato che queste tossine rimangono efficaci nelle parti fresche, essiccate, bruciate o bollite delle piante.

I glicosidi cardiaci tossici sono inibitori della Na + /K + -ATPasi che causano un aumento della concentrazione intracellulare di Na + . Ciò influisce sui canali di scambio Na +/Ca2 + , portando a un aumento dei livelli intracellulari di Ca2 +. Di conseguenza, si verifica un aumento del potenziale di membrana a riposo, con maggiore eccitabilità e automatismo cellulare. Inoltre, un aumento dei livelli extracellulari di K + induce iperkaliemia, che contribuisce all’insorgenza di aritmie e ipotensione.

L’intossicazione accidentale da oleandro è stata segnalata in diverse specie, tra cui animali domestici (gatto e cane), topi, ratti, animali da allevamento (cavalli, bovini, pecore, capre, polli, oche e conigli)

L’intossicazione può derivare da ingestione, inalazione o contatto con le mucose, sebbene l’ingestione sia la via principale. Dopo l’ingestione della pianta, tossine come l’oleandrina vengono adsorbite e distribuite a vari organi, in particolare fegato e reni, dove vengono escrete attraverso la bile, la via principale, e l’urina.

Paolo Pelini
Professione Erbochimico / Naturopata per Animali

Consulenza e Ricerca Controllo Qualità e Valutazione Farmacognostica e Citotossicologica degli Estratti Vegetali di Piante Officinali, Microalghe e Gemmoderivati e Ricerche Microbiota Piante Officinali

Roma – Italia
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Note.:

L’ingestione di oleandrina provoca nell’umano nausea, vomito, dolore addominale, diarrea, disritmie e iperkaliemia. Nell’avvelenamento da oleandro, la midriasi accompagna tipicamente vertigini, convulsioni, coma e bradicardia. L’ingestione accidentale può causare aritmie cardiache e persino la morte. Sono stati segnalati diversi casi di avvelenamento, sia fatali che non fatali.

L’oleandrina (e oleandro) agisce principalmente come un <</glicoside. cardiotonico, alterando la membrana plasmatica e inibendo direttamente la pompa sodio-potassio (Na*/K+ ATPasi), portando a un aumento del sodio intracellulare e del calcio libero (Ca2+), che potenzia la contrazione cardiaca e causa aritmie; influisce indirettamente sui canali ionici, in particolare aumentano il Ca2+ e attivando vie di segnalazione come NF-kB e AP-1, oltre a indurre apoptosi, influenzando cosi la funzione elettrica cellulare e muscolare.

La leggenda narra che dei soldati di Napoleone morirono durante la Campagna di Spagna (o d’Italia) dopo aver usato i rami di oleandro per arrostire la carne, assorbendone la tossicità

La linfa dell’oleandro può causare irritazioni cutanee, infiammazioni oculari gravi e reazioni allergiche caratterizzate da dermatite.

Applicazioni

Il composto è utilizzato come rodenticida (topicida).
Diverse ricerche indicano come l’oleandro sia capace di assorbire quantità significative di anidride carbonica e altre sostanze inquinanti presenti nell’aria, contribuendo così a purificare l’ambiente soprattutto autostradale dove è abbondantemente usato come spartitraffico.

Talvolta i medici impiegano come antidoto il Fab anti-digossina (ovino), un farmaco utilizzato per trattare il sovradosaggio di digossina. Sono frammenti anticorpali Fab di immunoglobuline antidigitale di origine ovina. Forma farmaceutica: Fiale 40 mg. Digifab. Gli anticorpi Fab (Fragment Antigen-Binding) sono i bracci dell’anticorpo che riconoscono e legano specificamente l’antigene, formati da una catena leggera e parte di una catena pesante, utilizzati in terapia e ricerca per la loro capacità di legare bersagli specifici.

 

La parola oleandro deriva dal latino medievale lorandrum come alteraz. volg. di rhododendron 

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