Omicidio Lucia Manca, Dekleva, ex ISF, condannato in Cassazione a quasi vent’anni

La Cassazione ha accolto in toto la sentenza della Corte d’Appello. Diciannove anni e otto mesi per omicidio e occultamento di cadavere.

Sentenza confermata in toto. Renzo Dekleva, l’ex promotore farmaceutico di Marcon accusato di aver ucciso la moglie Lucia Manca nel luglio del 2011, è stato condannato dalla Corte di cassazione a vent’anni di reclusione. Una pena che è il risultato del cumulo dei diversi reati contestati al 55enne, che si è sempre professato innocente. Non solo l’omicidio volontario, infatti: Dekleva deve rispondere anche di occultamento di cadavere e di falso ideologico (per quest’ultimo reato c’è un procedimento a parte), per via della millantata laurea in farmacia. I giudici romani hanno quindi accolto quanto già sentenziato un anno fa dalla Corte d’Appello di Venezia, che aveva puntato il dito su nove indizi che hanno indotto a condannare Dekleva. Falso ideologico a parte, dunque, la pena per  omicidio e occultamento di cadavere rimane di 19 anni e 8 mesi.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe ucciso la moglie Lucia nell’appartamento di Marcon il 6 luglio del 2011 per poi trasportarne il corpo in auto ed abbandonarlo sotto un cavalcavia in un’area coperta da sterpaglia a Cogollo del Cengio, nel Vicentino. Quindi il giorno successivo aveva denunciato la scomparsa della donna ed erano partite le indagini coordinate dalla pubblico ministero Francesca Crupi. Un’inchiesta che ha avuto una svolta nell’ottobre successivo quando, per caso, i resti della donna erano emersi nel corso di una pulizia della zona a verde.

A carico di Dekleva c’erano delle contraddizioni sui suoi spostamenti accertati dai carabinieri. Attraverso le celle telefoniche e le immagini autostradali, avevano ricostruito i movimenti dell’uomo: dopo aver ucciso la moglie in casa, sarebbe andato dalla presunta amante facendosi vedere in giro per poi prendere il corpo della vittima e metterlo in auto (trovati resti di saliva nel bagagliaio) e scaricarlo sotto il viadotto. Le sue impronte digitali sono state trovate su un biglietto autostradale rilasciato al casello di Piovene Rocchette, a poca distanza dal ritrovamento dei resti della donna. I legali di Dekleva avevano presentato ricorso in Cassazione spiegando che manca la prova schiacciante del delitto: il cadavere era stato trovato in forma scheletrica, non dando la possibilità di esami approfonditi. Secondo i giudici della Corte d’Appello Lucia Manca rimase vittima di un delitto d’impeto, con sullo sfondo la scoperta della relazione extraconiugale del marito, arrestato il 31 gennaio 2012. “

Redazione Venezia TODAY – 16/09/2015

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