Proposta Pd: “Su aggiornamento professioni sanitarie va istituita Commissione nazionale”. Redazione: Professione sanitaria anche per gli ISF?

Roma, 18 maggio – Prevedere al ministero della Salute una commissione nazionale per l’aggiornamento periodico delle professioni sanitarie. È la proposta avanzata da un emendamento del Pd al ddl Sanità (che contiene anche norme sulla sperimentazione dei farmaci), firmato da Donata Lenzi (nella foto), capogruppo in Commissione Affari sociali alla Camera.

La commissione, riferisce un lancio dell’agenzia Public policy, dovrà essere nominata e presieduta dal ministro della Salute e sarà composta dal direttore della Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale, dal direttore della Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico e da dieci esperti qualificati, di cui quattro designati dal ministro della Salute, uno dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e cinque dalla Conferenza delle Regioni.

La proposta di Lenzi prevede che, su richiesta del presidente, alle riunioni della commissione possano partecipare anche rappresentanti del Consiglio superiore di sanità, delle società scientifiche, delle organizzazioni di rappresentanza delle professioni sanitarie maggiormente rappresentative a livello nazionale ed esperti esterni competenti nelle specifiche materie trattate.

RIFday maggio 18, 2017

Notizie Correlate: ddl N. 3868 per il riordino delle professioni sanitarie

Intervento in Commissione:  Donata LENZI (PD) rileva che la legge n. 42 del 1999 presenta alcune lacune ed osserva che, in analogia a quanto previsto per l’aggiornamento dei LEA, sarebbe opportuno prevedere un organismo che possa, con cadenza almeno biennale, riconoscere le nuove professioni sanitarie senza la necessità di un intervento legislativo ad hoc. Segnala che tale organismo potrebbe essere utile anche per sancire il superamento di alcune figure professionali, anche al fine di evitare che alcuni studenti si trovino a seguire percorsi di studio senza reali sbocchi nel mondo del lavoro. [pag. 109]

Emendamento:

Art. 3-bis.
(Istituzione dell’area delle professioni socio-sanitarie).

  1. Per una complessiva tutela della salute intesa come stato di benessere fisico psichico e sociale in applicazione dell’articolo 6 dell’Intesa n. 82/CSR del 10 luglio 2014 concernente il nuovo Patto per la Salute, è istituita l’area delle professioni socio-sanitarie, secondo quanto previsto dall’articolo 3-octies del decreto legislativo n. 502 del 1992.
2. In attuazione del comma 1, il Governo è delegato ad individuare i profili professionali necessari mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. L’individuazione dei nuovi profili professionali sociosanitari il cui esercizio deve essere riconosciuto su tutto il territorio nazionale, avviene, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Patto per la Salute tra Stato e regioni e nei Piani sanitari e sociosanitari regionali, che non trovano rispondenza in professioni già riconosciute.
3. Gli accordi di cui al comma 1 individuano l’ambito di attività dei profili professionali sociosanitari, definendo le funzioni caratterizzanti evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse.
4. Con successivo accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell’esercizio dei profili professionali di cui ai commi precedenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, sentite le competenti Commissioni parlamentari e acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità è definito l’ordinamento didattico della formazione dei profili professionali sociosanitari.
5. Sono ricompresi nell’area professionale del presente articolo i preesistenti profili professionali di operatore sociosanitario, delle professioni di assistente sociale, di sociologo e di educatore professionale, modificandone la precedente collocazione normativa.


PROFESSIONE SANITARIA ANCHE PER GLI ISF?

Di fronte ad episodi sempre più frequenti ed incresciosi di malasanità è facile ormai per l’immaginario collettivo individuare nella figura dell’informatore scientifico del farmaco il demone del male e del lucro!

Facile dunque ignorare l’enorme numero di professionisti onesti e corretti, facile per gli utenti far di tutte le erbe un fascio!

Difficile invece per noi informatori, lontani anni luce dai dorati mondi dei sedicenti colleghi, ancora una volta chinar la testa di fronte a tanta corruzione, avendo come unica arma quella “dell’onestà e della coscienza” di cui ormai in pochi si fidano!

Il mondo è cambiato! Il SSN non può certo permettersi di tollerare episodi di corruzione che alterano una “sana” concorrenza nel settore farmaceutico (che deve basarsi su qualità e prezzo) aumentando lo sperpero e quindi, in ultima analisi. danneggiano tutti noi, come cittadini e potenziali fruitori del servizio sanitario.

L’informazione sul farmaco deve necessariamente avere come obiettivo quello di una crescita culturale negli operatori sanitari e nel paziente, ma una tale necessità ha bisogno di un impegno continuo per l’aggiornamento. La (in)formazione necessita anche di professionalità specifiche e che abbiano la missione di fornire continuamente dati ed aggiornamenti utili alla pratica clinica. L’efficienza di queste figure, che non possono essere che gli Informatori Scientifici del Farmaco, non può ovviamente essere misurata sulla base del numero di farmaci che vengono venduti ma dovrebbe misurarsi sul grado di competenza, aggiornamento e informazioni utili trasmessi al prescrittore e/o operatore sanitario.

Potrebbe essere utile sviluppare dei modelli che aiutino a definire i requisiti minimi necessari per ottenere una (in)formazione con contenuti autorevoli, facilmente aggiornabili e che permettano un legame stretto con la pratica clinica.

Nonostante i limiti dell’informazione fornita dalle aziende, bisogna riconoscere che l’industria farmaceutica ha contribuito in questi anni in modo pressoché assoluto all’aggiornamento medico, vicariando una macroscopica carenza di iniziative da parte delle regioni, delle aziende sanitarie e ospedaliere, che non hanno fondi adeguati e non sanno gestire proficuamente quelli disponibili.

Le industrie non hanno finanziato, secondo la legge, soltanto l’organizzazione e la partecipazione a congressi propri, ma anche a congressi delle società scientifiche nazionali e internazionali, e non hanno fornito ai medici soltanto materiale propagandistico di propria produzione, ma anche materiale scientifico (testi, trattati, rassegne, articoli, CD-Rom) di origine non sospetta. Però lo squilibrio tra la povertà delle iniziative pubbliche e la ricca e variegata offerta di allettanti proposte delle industrie farmaceutiche potrebbe esporre i medici a una formazione parziale, interessata e talvolta non utile al Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In effetti il doppio mandato di rispettare le aspettative degli azionisti (mercato) con gli impegni di operare per il bene comune (salute pubblica) è un presupposto su cui è difficile trovare un corretto equilibrio.

L’equilibrio però si può raggiungere con l’informazione molteplice di più aziende farmaceutiche. Così come in economia la concorrenza abbassa i prezzi e aumenta la qualità, la molteplicità di informazioni porta ad una maggiore obiettività complessiva. Bisogna pertanto ripartire da un nuovo livello, assicurando all’industria il diritto ad un’informazione corretta dei propri prodotti, ciò non toglie che possa essere garantito al personale del SSN un aggiornamento e una formazione indipendente che risponda alle esigenze delle aziende sanitarie e ospedaliere. Il fulcro intorno al quale dovrà ruotare la nuova normativa è pertanto quello di separare l’informazione scientifica dalla propaganda, in modo che quest’ultima sia facilmente distinguibile e riguardi prodotti di libera vendita in modo da distinguere le iniziative culturali da quelle commerciali.

Nessuno può mettere in discussione il fatto che il personale sanitario merita e ha bisogno di un aggiornamento autonomo e indipendente. Le diverse iniziative del Ministero però non risolvono di per sé il problema di un’informazione sui farmaci. Negli ultimi anni si è cercato di trovare una migliore definizione dei percorsi che abbiano come finalità un’informazione sui farmaci indipendente. Molte delle problematiche sopraesposte avranno una maggiore probabilità di risoluzione quando si avrà chiaro che l’etica di un’informazione sul farmaco è vincolata alla crescita di professionalità specifiche, gli ISF.

In questo senso occorre uno sforzo nel pubblico e nel privato che coinvolga tutti gli operatori del settore, tenendo conto che questo tipo di servizio va inteso come parte di un investimento più complessivo e che risponde al diritto di cura del paziente. E l’interesse del paziente può coincidere con l’interesse commerciale dell’azienda farmaceutica.

In questi anni abbiamo assistito ad abusi di ogni genere ed abbiamo constatato che né il Codice Deontologico di Farmindustria né l’AIFA hanno controllato o sanzionato alcunché.

Ad una figura di ISF così delineata necessita un rigoroso controllo che può essere esercitato solo da uno specifico ordine professionale  posto “sotto l’alta vigilanza del Ministero della Salute” che da un lato tuteli gli Iscritti e dall’altro, proprio attraverso la difesa della professionalità, tuteli la collettività.

Redazione Fedaiisf – 18 maggio 2017

 

Exit mobile version