Recanati. Prosciolto ex primario e rappresentanti azienda farmaceutica. Era accusato di aver chiesto soldi per prescrivere farmaci

Il medico, Edoardo Bartotta, era sotto accusa al tribunale di Macerata. Oggi è stato assolto perché il reato contestato, la corruzione per induzione, non era in vigore all’epoca dei fatti. Così riferisce il quotidiano Cronache maceratesi“.

Secondo l’accusa l’ex primario di pediatria, Bartolotta, ora in pensione, avrebbe indotto tre dipendenti dell’azienda farmaceutica “Ipsen S.p.A.” (si parla di un direttore vendite, di un area manager e di un informatore scientifico del farmaco) a dare o promettere indebitamente delle somme di denaro che Bartolotta avrebbe utilizzato per fare dei viaggi. I fatti si riferiscono al 2007 e al 2008.

i testimoni della Ipsen al processo avevano esclusa l’ipotesi accusatoria poiché nessuna somma di denaro sarebbe stata data al Dr. Bartolotta se non per organizzare convegni e iniziative scientifiche.

Il Tribunale ha assolto l’ex primario e i rappresentanti dell’azienda farmaceutica in quanto solo nel 2010 è stato introdotto il reato di corruzione per induzione per cui non è possibile applicarlo retroattivamente.


Nota

Il legislatore ha riformato il reato di concussione, sdoppiandolo in due fattispecie distinte: l’art. 317 c.p. novellato e il nuovo art. 319-quater c.p.
Se il precedente reato di concussione (art. 317 c.p.) puniva “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente a lui o a un terzo denaro o altra utilità”, l’attuale norma, invece, punisce “il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo denaro o altra utilità”, tra l’altro, con un carico sanzionatorio più leggero (oggi da sei a dodici anni di reclusione, ieri da quattro a dodici). Il neointrodotto articolo 319-quater, primo comma, c. p.  rubricato “induzione indebita a dare o promettere utilità” punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo denaro o altra utilità.

 

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