“TRANQUILLA, C’E’ GUARINIELLO NON CHIUDE MAI UN’INCHIESTA”


Farmacopoli: due indagate sbeffeggiano il pm. Interrogata la funzionaria Aifa che al telefono ostentava sicurezza

«HAI visto cosa hanno scritto quelli della Thyssen ai loro capi in Germania… No, non lo sai? Hanno scritto che l’inchiesta è di Guariniello, ma siccome lui ne apre tante e non chiude neanche una, non bisogna preoccuparsi». Ridevano al telefono, la mattina del 21 gennaio 2007, le due donne ignare di essere intercettate proprio per ordine del procuratore aggiunto di cui si facevano beffe tra una chiacchiera e l’altra, una raccomandazione, un consiglio, indicazioni su criteri di sicurezza e relativi aggiustamenti, appoggi. «Noi… tutti contenti – registrano le microspie – quando abbiamo sentito che ora si stava occupando di questa cosa. Perché vuol dire che è un po’ distratto». Giliola Sironi, ex assessore regionale dc in Lombardia e presidente della costituente lombarda del Pd, consulente di Rosy Bindi, è diventata l’indagata numero 26 dell’inchiesta che sta facendo tremare produttori di medicinali e pubblici controllori.
Avrebbe corrotto, in qualità di operatrice di Molteni Farma e Named, promettendo «una adeguata sistemazione lavorativa», la persona con cui si lascia andare con le battute: Caterina Gualano, responsabile dell’Ufficio autorizzazioni per l’immissione in commercio dell’Agenzia italiana del farmaco. La potente dirigente, ieri, è stata sentita a lungo a Palagiustizia, cuore pulsante delle investigazioni coordinate proprio dal magistrato "un po’ distratto".
Eppure i segnali che faceva sul serio, le avvisaglie della tempesta in arrivo, anche le due donne li avrebbero potuti cogliere prima.
In almeno due casi Guariniello è intervenuto in corso d’opera, senza scoprire le carte, per far porre rimedio ai guai seri che la gestione scriteriata delle pratiche non ortodosse avrebbe potuto provocare. Un disastro colposo, si ipotizza adesso.
Il Minirin spray nasale, della Ferring spa, finisce sotto accusa in Francia. Un bambino, dopo la somministrazione, muore. L’agenzia francese del farmaco,è il 20 marzo 2006, ordina di eliminare la prescrivibilità del medicinale per l’eneuresi notturna primaria. In Italia gli stampati sono incompleti, ma nessuno si muove. Di più. La rappresentante della casa farmaceutica e il referente all’Aifa – «si danno confidenzialmente del tu» – discutono del fatto che ci sono da smaltire le etichette con le lacune. Ristamparle costerebbe.
All’8 febbraio 2007 il Minirin esce ancora dai depositi con foglio autorizzativi e schede tecniche non aggiornati. «Solo a seguito dell’intervento doveroso di questo pm – racconta l’inchiesta – l’Aifa si è preoccupata di operare immediatamente, pur in presenza di un evidente problema di tutela della salute dei pazienti, per giunta bambini». Le procedure non sono andate come dovevano nemmeno per la Carboplyna, anestetico locale usato in chirurgia orale, prodotto dalla Dentsplay. Le due fiale della confezione non sono distinguibili. Una contiene adrenalina e una no. L’inversione potrebbe causare l’irreparabile. In pazienti cardiopatici, dalla semplice tachicardia all’arresto cardiaco, con morte. Due farmacisti, nel dicembre 2006 segnalano l’errore. «Ma 40 mila cose – sbuffa una operatrice della casa madre, riferendosi alle vecchie e pericolose etichette – mica si possono buttare». La fibrillazione, da gennaio 2007, però «nasce non tanto dalla considerazione dei risvolti in danno salute pubblica, ma dall’interessamento da parte della procura di Torino». La Repubblica del 29/05/2008 , articolo di LORENZA PLEUTERI  ed. Torino  p. 06   
 

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