Giornata della legalità. Anelli (FNONCeO): La salute è il luogo più delicato nel quale si misura il rapporto tra mercato, diritti e democrazia

La Giornata nazionale della legalità, celebrata ogni anno il 23 maggio, è una ricorrenza civile di grande valore simbolico e morale in Italia, dedicata alla memoria delle vittime della mafia e alla promozione dei principi di giustizia, rispetto delle regole e lotta alla criminalità

La Giornata nazionale della legalità è stata istituita ufficialmente nel 2002 dal Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Ogni anno, il 23 maggio, in tutta Italia si svolgono cerimonie, incontri istituzionali, manifestazioni pubbliche e iniziative nelle scuole. Uno dei momenti più significativi si tiene a Palermo, nei pressi dell’autostrada dove avvenne l’attentato al giudice Falcone, alla moglie e alla scorta. La scelta della data del 23 maggio infatti non è casuale: essa coincide con l’anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992, uno degli eventi più drammatici della storia italiana recente.

In questa occasione, il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha scritto in un comunicato dell’Ordine:

“La salute – afferma Anelli è forse il luogo più delicato nel quale si misura il rapporto tra mercato, diritti e democrazia. Quando la competizione economica diventa l’unico criterio organizzativo, il rischio è che la persona venga ridotta a prestazione, il paziente a costo, la cura a mercato. Ed è proprio qui che la soglia della legalità incontra la soglia dell’etica. Perché non tutto ciò che è economicamente conveniente è socialmente giusto”. 

 “La legalità – spiega – non può essere intesa soltanto come adempimento formale di una norma. Nella nostra democrazia costituzionale, la legge trova il suo significato più alto quando rende effettivi i principi della Costituzione: la dignità della persona, l’eguaglianza sostanziale, la tutela della salute. Per questo rispettare le regole significa anche custodirne la finalità: proteggere le persone, garantire diritti, impedire che il più fragili resti solo davanti al potere economico, amministrativo o criminale”.

“La legalità – conclude Anellinon coincide soltanto con il rispetto formale delle norme. È la capacità delle istituzioni di rendere effettivi i diritti fondamentali. E tra questi diritti, la salute occupa un posto essenziale.

Non possiamo che condividere totalmente le affermazioni del Presidente Anelli ed è proprio per questo che serve un Albo e un Ordine degli Informatori Scientifici con un suo Codice Deontologico proprio a tutela dei cittadini.

Mentre l’industria cresceva divenne sempre più chiaro il potenziale conflitto etico di guadagnare vendendo prodotti legati alla salute. George Merck si espresse sul tema nel 1950: “Non dovremmo mai dimenticarci che la medicina è per le persone. Non è per i profitti. I profitti vengono di conseguenza, e se ci ricordiamo di questa lezione, non smetteranno di esserci. Meglio la ricordiamo, maggiori saranno i profitti”. Quest’industria che coinvolgeva il “pubblico” richiedeva supervisione, e i regolamenti sui medicinali richiesti dai governi sulle due sponde dell’Atlantico aumentarono.

Oggi la professione dell’informatore scientifico è fra le più regolamentate che esistono ma se non c’è nessun controllo è come se i regolamenti non esistessero.

Proprio per questo nacque l’esigenza di istituire un Albo e un Ordine degli Informatori scientifici.

II 9 aprile 1965 l‘On.le De Maria (DC) presenta in Parlamento il primo disegno di legge (proposta n.2256), che prevede l’istituzione di un albo dei “collaboratori scientifici”. Il disegno di legge che istituisce un Albo degli informatori scientifici sarà presente in tutte le legislature successive, compresa l’attuale.

Gli Informatori Scientifici costituiscono per il medico una fonte costante e insostituibile di aggiornamento professionale. Ognuno di essi, nel proprio ambito di competenza, è un esperto in grado di fornire conoscenze approfondite sulle specialità trattate, favorendone un impiego corretto e responsabile.

È pertanto fondamentale che questa funzione sia riconosciuta, rispettata e valorizzata.

L’informazione scientifica è un’attività con valore pubblico e rilevanza sociale.

Le aziende devono perseguire attraverso i propri informatori una “sana” concorrenza nel settore farmaceutico (che deve basarsi su qualità e prezzo) senza con questo aumentare lo sperpero e quindi, in ultima analisi senza danneggiare tutti noi, come cittadini e potenziali fruitori del servizio.

Ad una figura di ISF così delineata necessita un rigoroso controllo che può essere esercitato solo da uno specifico ordine professionale  posto “sotto l’alta vigilanza del Ministero della Salute” che da un lato tuteli gli Iscritti e dall’altro, proprio attraverso la difesa della professionalità, tuteli la collettività.

E anche le aziende guadagnerebbero in credibilità, autorevolezza e prestigio.

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